Alitalia sedotta ed abbandonata nei cieli di Europa.

Tra l’ eredità di Etihad c’è anche aver spinto Alitalia fuori dall’ Europa. Non c’è bisogno del parere di grandi advisor per capire che non è pensabile l’ apertura in tempo utile della regola comunitaria che limita il controllo azionario di soggetti non membri al 49 %.

Ad Aprile 2015 Alitalia prese una decisione importante, passata abbastanza inosservata nel tripudio celebrativo del nuovo corso gestionale e della rinnovata speranza di rilancio. Dopotutto la Compagnia, ormai privata, poteva fare quello che volevano i nuovi controllori arabi e permettersi anche il lusso di uscire dall’Association of European Airlines ”, insieme ad Air Berlin(altra controllata da Etihad).

Il vero “scisma” dalla storica (1952) Associazione, è stata l’ uscita negli stessi giorni di British Airways, Iberia e Air Lingus , cioè della IAG ( Internationl Airlines Group) dove Qatar …ha una partecipazione del 15 %. Insomma si potrebbe dire una “Exit nel nome di Allah”.

L’ AEA ha accusato il colpo ed ha chiuso a fine 2016 , così come l’ ELFAA( European Low Fares Airline Association) creata nel 2004.

La nuova lobby è rappresentata oggi dal Gruppo Airlines for Europe A4E, nato a Gennaio 2016 e fondato dalle solite TRE BIG EUR ( AF-KLM, BA e LH ) e da Ryanair e Easyjet, con un claim che recita the 5 leading airline groups in Europe called for nothing less than a revolution”.

La rivoluzione è semplicemente quella di perseguire obbiettivi concreti per l’ industria aerea europea quali il miglioramento del controllo del traffico aereo. ma anche l’ abolizione di sovratasse aereoportuali, guarda caso come quella creata in Italia per assistere i lavoratori del comparto.

Il nuovo vento che soffia nei cieli di Europa non ha più solo riferimenti geografici, siano quelli nazionali legati all’ anacronistico concetto di bandiera, o continentali. È trasversale in quanto unisce vettori tradizionali e low cost ,ma è anche il risultato delle preoccupazioni soprattutto di Air France e Lufthansa per la forte crescita delle TRE BIG ME ( Emirates, Qatar ed Etihad).

La stessa preoccupazione che aveva fatto nascere ad inizio 2015 anche la coalizione Open and Fair skies creata dai tre grandi vettori USA, poco felici di vedere per esempio Emirates volare da Milano a New York.

Mentre l’ approccio di British Airways ha anticipato la Brexit governativa, ed Iberia va ormai a rimorchio, Alitalia adesso si trova da sola, “sedotta ed abbandonata” dagli emiri. Nelle attuali condizioni è difficile che possa entrare a far parte della nuova associazione, che conta anche vettori tradizionali come TAP o Finnair. Le compagnie leader europee non hanno alcun interesse a spingere verso l’ apertura del tetto comunitario, nè di favorire l’ ingresso di capitale extra comunitario in Alitalia od altro vettore minore.

La revisione del limite del 49 % di proprietà non sembra far parte dell’ agenda prioritaria o più recente della Commissione Trasporti della CEE , che nel suo paper An Aviation Strategy for Europe datato Dicembre 2015 si limitava a stabilire quanto segue:

Several investigations are still on-going. The Commission will continue to pursue the relaxation of ownership and control rules on the basis of effective reciprocity through bilateral air services and trade agreements with the longer term objective to do so at multilateral level.

Insomma tutto dipende ancora dalle negoziazioni EU-level degli accordi con Cina, ASEAN (Association of Southeast Asian Nations), Turchia e molti stati arabi. “Non prima di cinque anni” come sosteneva a Giugno 2016 lo stesso Ministro dei Trasporti Del Rio.

L’ Europa ha problemi molto più urgenti da risolvere e gli effetti della Brexit sono ancora tutti da definire, non solo per l’ aviazione commerciale.

Inoltre qualche giorno fa al CAPA Airline Leader Summit di Dublino , Il Direttore Generale per i Trasporti della Commissione Europea ha detto che l’ apertura delle regole di controllo della proprietà delle compagnie aeree porterebbe ad un periodo di forte consolidazione ed al risultato di avere un numero concentrato di “mega-airlines“.

Non è pensabile neanche un aiuto per Alitalia da parte dell’ alleanza Sky Team, dove la Compagnia ha ancora il suo “posticino”, soggetto al capestro di una multa di 180 milioni di euro se ne dovesse uscire prima del 2019.

Le tre grandi alleanze mondiali stanno segnando il passo (Star Alliance ha festeggiato i 20 anni in questi giorni) ed il loro assetto è destinato a cambiare rapidamente, anche in base anche agli sviluppi di questa “crociata “ verso i vettori mediorientali.

Basti pensare che Air Berlin fa parte dell’ alleanza One World ma anche, al pari di Alitalia ( non si sa ancora per quanto) della mini alleanza Etihad Airways Partners, creata con buona dose di presunzione dagli emiri per sfidare le tre grandi aggregazioni di vettori, e della quale avrebbe dovuto far parte anche Air Malta seguito acquisizione da parte della controllata italiana.

Etihad in realtà sembra avvicinarsi sempre di più a Lufthansa, con la quale ad inizio anno ha firmato un importante protocollo di collaborazione, ed alla quale sta cercando di “sbolognare” Air Berlin.

Emirates continua imperterrita con il suo approccio stand alone, mentre Qatar che detiene 20 % del Gruppo IAG (la holding di British Airways ), ha investito anche nella Latam e perfino in Meridiana, dimostrando che, anche senza controllo maggioritario o di gestione, ci sono opportunità di business nello shopping around dell’ aviazione commerciale.

I cieli di Europa e del mondo sono densi di nubi ed è evidente che sono le grandi compagnie che decidono la partita nello scacchiere mondiale.

Alitalia purtroppo non ha da molto tempo la stessa “dignità “ delle TRE BIG EUR , è rimasta sola e sempre più fragile : ipotizzare per quello che rimane della Compagnia un ruolo non subalterno o di non “vassallaggio“ è un delirio, tanto quanto pensare alla sua nazionalizzazione.

A single golf clap? Or a long standing ovation?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.