La grande magia della condivisione

LuciaBracci
Jul 27, 2017 · 3 min read
Photo by Steinar Engeland on Unsplash

Ho aperto lo zainetto e ho tirato fuori una busta. Lui mi ha guardato e il suo sguardo si è acceso, i suoi occhi si sono illuminati all’improvviso. Ha gli occhi scuri, scuri come il cioccolato fondente al 99% che in bocca lascia un po’ di amaro e devi bere qualcosa per mandarlo giù. Si chiama Daniel, mi ha detto sua madre. Il suo sguardo è quello di Alice nel paese delle meraviglie.

Una vespa guidata da una pecora con gli occhiali rosa. “Non si è mai vista una pecora che guida una moto, figuriamoci con gli occhiali rosa!” Ha brontolato mio figlio. Ci sta giocando Daniel con fare un po’ annoiato. Ho aperto la busta e gliel’ho avvicinata: “Vuoi giocare con le macchinette, sì?” E lui ha risposto donandomi il più bel sorriso di sempre, mettendo in mostra i suoi denti bianchi, drittissimi. Tira fuori tutte le macchinine dalla busta, mostrandole una a una alla mamma seduta li vicino come fossero dei trofei: “Polizia” dice, “Rossa, moto!” Sua madre mi dice che Daniel ha 6 anni e mi chiede se mio figlio è suo coetaneo. Daniele risponde dicendo che ha tre anni e mezzo, lei quasi non ci crede come fanno tutti, di solito perché lui è un gigante. Le macchinine preferite di Daniel sono quella della Polizia e la macchina rossa, “è una Ferrari” gli dico. Una “e” e milioni di parole nella lingua verbale separano mio figlio Daniele da Daniel, ma loro comunicano con il linguaggio universale del gioco.

Un bambino biondo con gli occhi azzurri si siede quasi subito accanto a noi. Nelle sue mani Saetta McQueen e un’altra macchina di cui nemmeno lui sa il nome. “Posso prendere la macchina della Polizia?” “Certo” gli dico. La prende e ci gioca un po’. Mi fa vedere il buco del prelievo del sangue e io gli faccio vedere i miei due buchini del prelievo di martedì scorso, lui però mi dice che i prelievi se li deve fare due volte a settimana, allora per un istante devo aver cambiato espressione, lui se ne accorge e si alza la maglietta per mostrarmi gli altri buchini che ha.

Due lunghe cicatrici, una orizzontale sulla pancia e l’altra in verticale dallo stomaco alla pancia come a formare una croce. A questo punto sono spiazzata e dalla mia bocca non riesce più ad uscire una parola. Cerco di recuperare un sorriso di intesa. La suora chiama il nostro numero, chiedo a Daniel e all’altro bambino se posso rimettere le macchinette nella busta. Fanno di sì con la testa ma Daniel non vuole ridarmi la Punto azzurra, sto lì lì per lasciargliela ma la mamma non vuole e gli dice di rimetterla subito nella busta.

Oggi ho fatto amicizia con due bambini. Uno biondo con gli occhi azzurri e l’altro di carnagione scura e gli occhi neri neri come il cioccolato extra fondente. Noi eravamo in ospedale per una banale visita oculistica, loro per chissà cosa. E’ stato bello spendere la mezz’ora di attesa condividendo le nostre macchinine con loro. Eppure, uscendo dal quel posto, non sono riuscita a trattenere una lacrima e la mia bocca anche adesso che sono passate quasi 12 ore, resta piena di amaro. E questa volta non c’è niente che possa bere per mandarlo via.

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