Per la nostra generazione non c’è più niente da fare. Noi, i “nativi digitali”, non siamo stati capaci di assimilare questo semplice quanto fondamentale concetto: una notizia va confermata e accertata prima di essere ripubblicata. È facile, è la prassi per un giornalista e la base per la diffusione di una notizia su quotidiani e periodici, ma nell’epoca di internet e dei social network pare che nelle menti degli utenti viga la regola: c’è scritto su un sito, quindi è vero, quindi lo ripubblico infarcendolo di giudizi sul mondo e sulla psiche umana. No.
“L’ho letto su Facebook” è il nuovo “Me l’ha detto mio cugino”
È successo a ridosso del periodo natalizio con la notizia della renna rubata e cucinata dai Rom, apparsa su un sito appartenente al network di hosting Altervista (e quindi creato 10 minuti prima della pubblicazione della news, a stare larghi) il cui nome ha probabilmente dato, nelle menti dei lettori, maggior prestigio alla notizia: Il Giornale del Corriere. Un po’ come se io creassi un sito e lo chiamassi Il Giornale della Repubblica del Corriere Libero e tutti “Ooh, che giornale autorevole” No.
“C’è scritto sul Corriere” è il commento che più mi sono sentito rinfacciare al momento della richiesta della fonte di questa notizia, un dato che, sarà anche per deformazione professionale, chiedo sempre. Il Corriere della Sera, ovviamente, non ha mai pubblicato lo scoop di una renna mangiata dai Rom, il Giornale del Corriere, invece, sì.
Tanto è bastato per scatenare il panico e, soprattutto, le condivisioni. “Che orrore” “Poi non bisogna essere razzisti” “Rimandiamoli tutti a casa loro!” Peccato che la notizia non fosse vera, ma solo un sadico divertimento di qualche burlone che voleva fare uno scherzo di natale ai boccaloni. Sfortunatamente i boccaloni sono molti, troppi.

E dato che non impariamo mai — non che siano mancati altri esempi negli ultimi 30 giorni, basti guardare alla bufala della Storia dell’Arte eliminata dalle scuole — oggi comincia a girare in rete la notizia che La Giovii, ragazzina tristemente nota per essere stata filmata mentre picchia violentemente una coetanea, sarebbe stata avvicinata la scorsa notte da un gruppo di altre 5 ragazze e picchiata altrettanto selvaggiamente, tanto da mandarla in fin di vita all’ospedale. Questo mirabolante scoop appare su una testata di enorme rilievo sociale: Generazione Social Network, hostata su Blogspot. E tanto per rendere ancora più evidente la professionalità dei giornalisti del sito, ogni notizia termina con un invitante messaggio per i lettori: “I giornalisti di Generazione Social Network lavorano in modo totalmente gratuito: se ti è piaciuto l’articolo e vuoi sostenerli, ti basta cliccare sul banner pubblicitario a fine pagina ed attendere per un secondo. Ovviamente è GRATIS.”
Viste le altre notizie pubblicate sul sito “Pratica sesso orale a tutti gli invitati alla festa per i suoi 18 anni: Ragazza finisce in ospedale”, “Torino: L’ordine del giorno passa per due voti, si alla marijuana libera”, “Trasportava una donna nella sua valigia: arrestato”, “Miley Cyrus pronta al suo primo film hard”, non è che, forse, il creatore punta a pubblicare notizie sensazionalistiche per ottenere condivisioni, clic sui banner e, quindi, soldi?
“Naaah, la notizia è vera, condividiamola con il mondo intero!” E giù commenti, papiri e muraglie di parole sulle pene che ognuno metterebbe in atto per punire la giovane pestatrice — che poi, tutti a condannare il gesto, ma la vostra pena è il gesto stesso? La legge del taglione nel 2014?— che un po’ mi fanno ridere, un po’ mi spaventano. C’è solo un problema, La Giovii adesso è a casa, sicuramente sommersa dallo scandalo di cui si è trovata protagonista, ma incolume dal punto di vista fisico. Insomma, nessun pestaggio, nessuna task force di vendicatrici, nessuna notizia vera. Ma la voglia di spiattellare il proprio pensiero su “Oh quanto fa schifo il mondo/i bulli/quel gruppo culturale/etc” è troppo forte e va a braccetto con le notizie inventate. Ci danno un input, una scusa, abbiamo il via libera per dire al mondo come la pensiamo.
Quindi perché verificare le fonti?
Già, perché? Perché la gente è stupida. Siamo diventati stupidi e insensibili alle notizie che ci vengono presentate davanti agli occhi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto e il fatto che episodi del genere si ripetano ogni quindici giorni — non ogni sei mesi, ogni quindici giorni — significa che ormai per la nostra generazione non c’è speranza. Siamo vittime della fretta, del sensazionalismo giornalistico degli ultimi anni e dell’utilizzo distorto delle tecnologie moderne. Abbiamo bisogno di ritrovare, come dice lo scrittore ceco Kundera, “la lentezza della memoria per abbandonare il demone della velocità”. Quindi fatemi un favore, insegnate ai vostri figli l’importanza delle fonti.
Email me when Marco Paretti publishes or recommends stories