Della parola “piromane” e della creatività linguistica

Piromane. Parola che ritorna, ogni estate, a colorire di pressapochismo le nostre cronache. Perché piromane non è chi appicca il fuoco ai boschi intorno al Vesuvio, o in Sicilia, ma chi è affetto da una patologia psichiatrica che lo spinge ad appiccare il fuoco sempre e dovunque, per provocarsi un godimento che poi si rivela insufficiente, e da qui la coazione a ripetere, ecc. Un malato da curare, questo. Mentre i protagonisti delle gesta estive così presenti (a ragione) nei tg sono criminali al servizio di chi, poi, da quelle terre devastate, vuole trarre profitti, ovviamente illeciti.

Si tratta dello spesso pressapochismo linguistico che ha generato, con grande fortuna, il neologismo “omofobia”, coi suoi derivati e coi suoi simili, come “xenofobia”.

Le fobie sono turbe psichiche da curare, non manifestazioni di odio da punire. Così, tanto per riflettere un attimo sulle parole.