Le Marche

La Macrobiotica Marchigiana da Mario Pianesi a oggi. Occhio a “ un punto macrobiotico”

Dalle Marche la salvezza della terra che passa dalla tavola

Se frequentate spesso le Marche vi sarete certamente imbattuti in un tipo particolare di ristoranti. Innanzitutto sarete stati attratti da singolari insegne in legno con un grande Tao. Per tutti coloro che hanno frainteso il messaggio dietro questa simbologia orientale e hanno girato i tacchi, sento di dover dare una spiegazione corretta. Nella filosofia taoista tradizionale cinese, il Tao rappresenta l’universo che allo stato primordiale, Wu Chi, non presentava differenziazioni (assenza di polarità), ma poi ad un certo punto si formarono due polarità di segno diverso che rappresentano, appunto, i principi fondamentali dell’universo:

  • Yang, il principio positivo, energia attiva, caldo, sole, etc. rappresentato in bianco.
  • Yin, il principio negativo, energia passiva, freddo, luna, etc. rappresentato in nero.

Quindi nulla di così strano. Ora pensiamo a tutti coloro che, invece, si sono lasciati attrarre da questi luoghi insoliti delle Marche. Accanto al simbolo del Tao, tutt’intorno, hanno potuto leggere: “Un Punto Macrobiotico”.

Ora è facile pensare come ad alcuni la dicitura abbia fatto venire in mente una qualche pratica salutistica per persone con restrizioni mediche del loro regime alimentare. Anche qui necessita una spiegazione e a darcela può essere sufficiente Wikipedia.

La macrobiotica “non è una medicina empirica di origine popolare, né una medicina mistica o sedicente scientifica e palliativa, ma l’applicazione, alla vita giornaliera, dei princìpi della filosofia orientale. La salute e quindi la malattia, sono conseguenze della condotta dell’individuo, che rispetta, o vìola, soprattutto nell’alimentazione, l’ordine dell’universo e cioè quell’equilibrio di forze contrapposte secondo i princìpi dello Yin e dello Yang, nel proprio stile di vita”.

Appena entrati in questi esercizi commerciali, ci rendiamo subito conto di essere in presenza di luoghi insoliti. Fuori l’insegna ci indicava la presenza di un ristorante macrobiotico, ma appena dentro, ci troviamo di fronte a un negozio di prodotti alimentari sfusi o confezionati, prodotti di uso comune, libri, e altro, tutti dall’aspetto modesto e poco appariscente. Anzi, il confezionamento è pressoché identico persino in categorie di prodotti differenti. Un’eresia in questi tempi di imperante visual merchandising. Saltiamo le spiegazioni ed esaminiamo altri aspetti sorprendenti ed insoliti di questi ristoranti. Una volta dentro ci si rende subito conto di non possedere una sufficiente connessione telefonica o wi-fi. Ometterei di riportare le comuni imprecazioni che possono essere suscitate in tutta quella categoria di persone, tutte intente nelle loro pause pranzo a messaggiare e postare sui social. Persone che avrebbero amabilmente documentato la loro nuova avventura gastronomica di metà giornata.

Non basta! Camerieri e cuochi di passaggio sembrano comportarsi più come dei bibliotecari che come del personale di un ristorante. L’abbigliamento è modesto, le camicie hanno tutte il colletto abbottonato in pantaloni scuri e gonne lunghe e il tono della voce è basso e calmo, tranne quando rimproverano di aver cercato di utilizzare il proprio cellulare.

Le luci sono basse, le tovaglie a scacchi sono le più tradizionali, il sottopiatto è di carta-paglia, i bagni sono pulitissimi e i saponi straordinari. Si, il sapone liquido del bagno è a base di olio di oliva e lascia una bellissima sensazione sulla pelle con un buon odore naturale di limone.

Sì, ma cosa mangiano queste persone?

Ora che siete seduti al vostro tavolo, siete in procinto di fare un’altra curiosa scoperta. Vi trovate in un ristorante che è gestito come un circolo culturale e quindi vi viene chiesto, se non la possedete già, di sottoscrivere la vostra tessera annuale. Posso immaginare come il pensiero corra subito ai contanti in tasca, perché se non l’avete capito, qui bankomat e carte di credito fanno parte di tutte quelle diavolerie elettroniche che vogliono essere evitate.

Ennesima sorpresa, la tessera costa 5€ annui e dà accesso a tutti i 60 e oltre centri italiani di UPM e il pasto tipico, combinazione di “zuppa”, “piatto misto” accompagnati dal canonico té bancha (té verde giapponese, bevanda “ufficiale” del regime macrobiotico) costa 8€.

Siete ancora seduti? Avete ceduto il vostro documento di identità per sottoscrivere l’adesione con il tesseramento al centro UPM?

Allora, la vostra attenzione non può non cadere su una lavagna identica a quella del vostro percorso scolastico delle elementari. Una lavagna che riporta i piatti del giorno e la composizione del “piatto misto”. La dicotomia appare subito evidente. Da una parte (soprattutto se vi trovate in centri UPMlontani dalla costa) invitanti piatti a base di pesce dell’Adriatico (a prezzi maggiorati ma sempre interessanti) dall’altra, cereali non raffinati, verdure, e legumi nel formato di una zuppa e un piatto unico. Avete deciso per la zuppa e piatto misto? Bene, come potete immaginare il management del centro in cui vi trovate non potrà fare i salti di gioia. Non credo che 8 euro possano lasciare un margine di profitto elevatissimo su pietanze realizzate con alimenti prodotti in un regime più controllato di quello che cade nella definizione di biologico. Produzioni simili a quelle equo e solidali dove all’agricoltore, generalmente marchigiano, viene persino lasciato un profitto “congruo”, a fronte però di un regime controllato e ben evidenziato in speciali etichette come quelle del negozio dell’ingresso.

La zuppa arriva insieme ad una caraffa di tè bancha. Vi verrà sicuramente spiegato che di tè ne potrete avere in abbondanza, che l’acqua per la Macrobiotica ha un’importanza fondamentale.

Il contenuto della ciotolina in vetro, che avrete nel frattempo rimescolato, ha una consistenza leggermente collosa e una colorazione opalescente. Se accanto a voi si sono seduti dei commensali, all’uso di ogni centro UPM, dei perfetti sconosciuti che hanno afferrato come, la vostra, sia la “prima volta”, allora il loro sguardo si sospenderà sul vostro primo assaggio di zuppa. Come perdersi il primo e intenso confronto fra la millenaria cultura gastronomica italiana e un approccio maggiormente salutistico all’alimentazione quotidiana. Quello che tutti non vorranno perdersi è l’espressione del vostro viso dopo il primo cucchiaio di una zuppa che sì prepara al pasto che seguirà, ma che è pur sempre, indiscutibilmente, insipida, o almeno questo è quello che il vostro palato disabituato percepirà.

Se il vostro volto si è abbandonato a una corrugata espressione fra il sorpreso e il disgustato, ecco che riceverete molte manifestazioni empatiche di tipo nostalgico.

Non temete, riuscirete a terminare la zuppa, è come se il vostro organismo la riconoscesse come amica fin dalla seconda gamellata.

Pensate che le altre persone sedute al vostro lungo tavolo siano state indiscrete, che non avrebbero dovuto far caso a voi tutti intenti a mangiare? Beh, col vostro piatto misto vi si prepara un’altra bella sfida. Con la coda dell’occhio tutti faranno caso al punto di inserzione della vostra forchetta. Il dilemma che vi separa davanti è quello di iniziare con i diversi cereali, i legumi oppure le verdure.

La Macrobiotica suggerisce di cominciare con i chicchi per terminare con le verdure per la digestione ottimale. Prima i cereali e poi i legumi e senza fretta, tutto dovrebbe essere masticato a lungo.

Ora che il clima si è fatto più rilassato, il gusto, la consistenza e la piacevolezza delle pietanze più soddisfacenti, vi chiederete come mai non sapevate nulla di un’associazione così diffusa sul territorio marchigiano fin dal 1980, anno in cui la fondò Mario Pianesi. Come mai non avete mai visto pubblicità, programmi televisivi, siti internet… Eppure fotocopie di articoli appesi alle colonne del Punto Macrobiotico da voi scelto, riportano notizie di come la dieta macrobiotica Pianesiana ha trattato con successo il diabete di tipo 2 in pazienti cubani, il cui rischio cardiovascolare globale è diminuito e il consumo di insulina è sceso del 64 per cento nel corso di un periodo di soli tre mesi.

Queste ed altre informazioni nel prossimo articolo sulla Macrobiotica Marchigiana e sulla sua rivoluzione silenziosa portata avanti con ineluttabile costanza.

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Originally published at www.lifemarche.net on January 28, 2014 with 7k views