Mario Pianesi riceve il “Picchio D’Oro” dal Presidente della Regione Marche il 10 Dicembre 2016

La storia di Mario Pianesi e di “un punto macrobiotico”. La rivoluzione silenziosa che dalle Marche salverà il mondo.

L’approccio filosofico per la salvezza della terra, troppo bello e semplice per essere adottato

Tutti ne abbiamo coscienza, i dati allarmanti sullo stato di salute del nostro pianeta si moltiplicano. Nel mondo un abitante su otto soffrirebbe di fame, si stimano più o meno 870 milioni di persone, la maggior parte in Africa.

Gravi e impressionanti i dati sulla degradazione dei suoli, spesso irreversibile (conosciuta come desertificazione), che affliggerebbe già il 24 per cento delle terre emerse, con circa 1,5 miliardi di persone interessate. Problemi gravissimi, di cui tutti noi ci dovremmo interessare, riguardano lo stato di fertilità dei terreni agricoli, la qualità dei semi coltivati, l’inquinamento delle falde, la deforestazione, il consumo di acqua, lo sfruttamento del lavoro, l’aumento dei malattie croniche per regimi alimentari errati.Qualcuno ha ipotizzato che questi sono i mali del “capitalismo imperante”. Vero oppure no, questa modalità di produzione ha causato e continua a moltiplicare problematiche a cui non si sa dare nessuna soluzione. Per la Fao, serve a poco aumentare la quantità prodotta di cibo per combattere la fame nel mondo, è il modo e la qualità della sua produzione che va radicalmente ripensata. Con queste prerogative la domanda è solo una: “Chi ci salverà?”

Non aspettatevi di trovare la risposta sulle pagine di Life Marche, quello che vi possiamo dire però è che c’è un uomo, un marchigiano di buona volontà, che dopo 40 anni di sperimentazioni, sta raccogliendo gli straordinari frutti dell’applicazione delle sue ricerche in differenti settori facenti capo ad un unico approccio produttivo e consumistico che sembrano dire che sì, la soluzione a tutti i problemi del mondo c’è… Life Marche non è un magazine sensazionalistico, e quanto già affermato proveremo a dimostrarvelo con la bellissima storia di Mario Pianesi e del suo movimento “Un Punto Macrobiotico”. Dovevamo semplicemente raccontarvi della Macrobiotica Marchigiana e invece stiamo per narrarvi una storia straordinaria che, evolvendo sempre più in fretta e senza clamori sui media, potrebbe portare presto anche ad un Nobel. Mario Pianesi nasce a Tirana, in Albania nel 1944 da madre montenegrina e padre marchigiano. Negli anni ’70 partendo da una formazione autodidattica organizza già corsi serali e studi sulla nutrizione. Fondamentale è la lettura del testo “Zen Macrobiotica” di George Oshawa. Per Pianesi, che già era occupato nella divulgazione di diete vegetariane e di autoproduzione di semi e recupero di specie vegetali autoctone, il testo è un’illuminazione. Pianesi approfondisce e rielabora gli insegnamenti di Oshawa, avendoli però prima sperimentati su di sé in maniera del tutto autonoma, ancor prima di conoscerli ma riconoscendoli validi proprio per questo. Ci vorranno ancora alcuni anni prima di creare il movimento Un Punto Macrobiotico, anni però che lo vedono, fondatore della prima fattoria biologica in Italia. Vi sembra poco? Continuate a leggere. Lanciato UPM nel 1980, iniziano subito le conferenze che resteranno sempre il cardine della sua attività scientifica e divulgativa a partire dalla storica “1^ Conferenza UPM”, con gli alunni di George Ohsawa. Le iniziative si susseguono e prendono vita le attività solidaristiche internazionali che nel corso degli anni lo vedranno operare come “Benefattore dell’Umanità”.

L’associazione UPM, è ora ben organizzata in una rete di piccoli circoli culturali con ristoranti e negozi, cooperative di agricoltori, forni, piccole imprese agricole, presenti in tutta Italia ma maggiormente diffuse nelle Marche. Inizia a prendere forma, senza visibilità mediatica per una scelta ben ponderata, la storia di un movimento autonomo capace di costruire senza aiuti dallo Stato e pubblicità alcuna, una sorta di economia parallela, perché costituita da un completo ciclo produttivo controllato (veramente) e protetto e da un mercato autoregolato che sebbene in un regime agevolato, paga tutte le imposte dovute ricevendo attestazioni e collaborazioni dal meglio della comunità scientifica internazionale. Siamo all’inizio del nuovo millennio quando si stringono le collaborazioni scientifiche nazionali e internazionali come con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, l’Università La Sapienza, l’UNESCO, l’INEA, la sezione Scienza e Tecnologia dell’Ambasciata della Repubblica popolare Cinese in Italia e molte altre. Il tema è semplice ma ambiziosissimo: “Da antiche teorie cinesi allo sviluppo sostenibile pianesiano“.

E’ fuori da ogni dubbio che il dinamico scienziato marchigiano sia preso sul serio da tutti, se lo stesso tema è riproposto ogni anno dal 2002 ad oggi, e se nel 2005 Pianesi è nominato membro del Comitato Scientifico UNESCO per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile e nel 2006 riceve un premio per la “Migliore opera nella dieta terapeutica” dalla Cina.

Nel 2012 Pianesi riceve un encomio dalla Società di Scienze Naturali

È da sottolineare come Pianesi sia andato a parlare di “Riso:alimento fondamentale per la salute umana” proprio ai cinesi. Mario Pianesi raggiunge l’apice della sua attività potendo parlare per conto della FAO di “Ambiente, Agricoltura, Alimentazione, Salute ed Economia” sotto l’egida di numerose istituzioni internazionali. Ma qual è in sintesi il lavoro di Pianesi che gli procurano numerosissimi riconoscimenti internazionali? Innanzi tutto l’agricoltura proposta da lui e dal suo movimento conosciuta come Policoltura Ma-Pi.

Un’agricoltura che, come vedremo, non solo è rispettosa dell’ambiente e anche, oggi diremmo, equa e solidale, ma anche in grado di prevenire e risolvere problemi fondamentali, quali l’impoverimento dei suoli o peggio la desertificazione, il consumo di acqua, la salute alimentare, la deforestazione e la riduzione di biodiversità in agricoltura. A proposito di biodiversità, l’aspetto meno evidente per importanza, per la FAO “il patrimonio genetico è la base della sicurezza alimentare”. Gli esperti sono preoccupati di questa rapida diminuzione delle riserve genetiche perché solo disponendo di biodiversità originali è possibile creare nuove specie e varietà che si possono adattare alle mutate condizioni di vita sul pianeta.

Sintetizzando all’estremo, possiamo dire che l’agricoltura vista da Pianesi si basa su: l’esclusione assoluta di prodotti chimici di sintesi, la consociazione di colture, ovvero, cereali, verdure, legumi, alberi da frutto sullo stesso terreno, recupero di antiche varietà di semi e loro auto-riproduzione spontanea e infine piantumazione di alberi da frutto ogni 5 metri. Secondo la Fao, in questo modo, essendo la superficie agricola utilizzata nel mondo di circa 45 milioni di chilometri quadrati, ci troveremmo di colpo con 4 miliardi di alberi in più. Che quelle di Pianesi e dell’UPM non siano fiabe , ve lo dimostreremo nella seconda parte dell’articolo.

Nel 2013 a Elsen Tasarkhai è ricomparso un grande lago, quello stesso lago scomparso nel Bulgan in Mongolia diversi anni fa. Almeno quattro volte l’anno, spaventose tempeste di sabbia gialla devastano territori sempre più estesi fino a raggiungere la Cina e la Corea. L’espansione dei deserti è, da quelle parti, un problema molto serio. Nel 2007 il professor Baataryn Chadraa (allora presidente dell’Accademia delle Scienze di Mongolia), decide di testare il metodo della Policoltura MA-PI e la piantumazione di alberi ogni 5 metri si rivela straordinario. Ogni albero attira e trattiene umidità, veicola le diverse correnti acquatiche (sotterranee e aeree), facendo così abbassare, negli anni, la temperatura dell’aria e del terreno attorno a sé.

Nel 2008, seguendo le indicazioni di Mario Pianesi, l’Accademia delle Scienze di Mongolia individua tre differenti aree semi-desertiche vicino a colline e montagne ancora parzialmente alberate: la seconda di queste, nel centro della Mongolia, è nella provincia di Bulgan. In queste tre superfici protette, sono state re-introdotte piante con caratteristiche simili a quelle degli alberi secolari già presenti o che comunque popolavano quelle stessa aree in passato.

L’Ambasciatore delle Mongolia in Italia interviene alla premiazione del “Picchio D’Oro” a Mario Pianesi

Gli scienziati hanno raccolto i semi degli alberi e degli arbusti delle aeree circostanti e in soli cinque anni hanno piantato più di 60.000 esemplari in 65 ettari di terreno. In ogni zona prescelta sono stati poi creati dei filari di alberi, già con un anno di età, disposti da due a cinque metri di distanza l’uno dall’altro. Riforestazione rapida, può sembrare incredibile, ma con queste semplici operazioni, in soli cinque anni, il deserto si è fermato. La scelta di iniziare a seminare in zone aride non lontane da aree montagnose alberate, così come l’utilizzo di semi di piante già presenti nelle aree circostanti, ha permesso un processo di riforestazione efficace e rapido. Nonostante condizioni climatiche particolarmente avverse (+45°C, -30°C), le piante sono cresciute e si sono moltiplicate. Le recinzioni, che hanno impedito il passaggio agli animali da pascolo, e la limitazione allo stretto indispensabile di ogni attività umana, hanno permesso il ritorno di piante e specie animali che erano scomparse da decenni e che ora si stanno sviluppando spontaneamente in simbiosi, restituendo vita a tutta la zona.

Ad Elsen Tasarhai il miglioramento è stato così deciso da permettere il ritorno in superficie dell’acqua che, in primavera, ha interamente ricoperto un campo, formando una palude. Il distretto di Rashaant dove si trova questo lago resuscitato ha conferito a Mario Pianesi, la cittadinanza onoraria, l’Accademia delle Scienze mongola gli ha conferito la laurea ad honorem come scienziato e dottore, e l’Associazione per la ricerca e la sperimentazione nella lotta alla desertificazione (Reacd) lo ha nominato, nel 2011, membro onorario.

l’Accademia delle Scienze mongola gli ha conferito la laurea ad honorem come scienziato e dottore, e l’Associazione per la ricerca e la sperimentazione nella lotta alla desertificazione (Reacd) lo ha nominato, nel 2011, membro onorario.

Straordinaria la Policoltura MA-PI ma non tutti i marchigiani lo sanno.

Nelle Marche, dove Mario Pianesi e l’UPM hanno mosso i primi passi e dove la rete dei punti UPM è più presente, sono anni che più del 10 per cento del territorio è ormai coltivato seguendo questo metodo. I contadini diventano autonomi economicamente grazie alla pratica dell’auto-riproduzione delle sementi e alla vendita diretta dei prodotti nella rete UPM, vedendosi riconoscere un prezzo congruo e una continuità nel rapporto commerciale.

I terreni coltivati con il loro habitat naturale, hanno ritrovato l’equilibrio ripopolandosi anche di animali selvatici, ridottissimo l’uso dell’acqua per irrigazione, eccezionale la qualità organolettica dei prodotti coltivati.

Abbiamo visto come la Policoltura Ma-Pi può contrastare efficacemente la desertificazione, la deforestazione, ridurre il consumo idrico nelle produzioni agricole, contrastare la riduzione di biodiversità in agricoltura, che se venisse applicata nel medesimo sistema marchigiano offrirebbe persino un modello di produzione reticolare sostenibile e contrapporsi in definitiva anche alla fame nel mondo.

Ora dobbiamo affrontare un’altro aspetto della rivoluzione silenziosa operata da Mario Pianesi e dal suo movimento. Sapevate che i prodotti naturali ottenuti con le tecniche agricole della Policoltura Ma-Pi diventano la base di diete curative efficaci? Una di queste diete che prenderemo in esame si chiama dieta macrobiotica Ma-Pi 2 ideata più di 40 anni fa dal professor Mario Pianesi e promossa sin dal 1980 attraverso l’Associazione internazionale UPM (Un Punto Macrobiotico) da lui fondata.

Una dieta con il 15–18 per cento di grassi e il 10–12 per cento di proteine a base di cereali integrali 70–75 per cento (riso, miglio, orzo), verdure 35–40 per cento (cipolla, carota, verza, cavolo cappuccio, broccolo, cavolfiore, cicoria, rapa, prezzemolo, cime di rapa) e legumi 6–8 per cento (ceci, azuki, lenticchie, fagioli borlotti, fagioli neri).

Sono moltissime le sperimentazioni in corso soprattutto in Asia, in Africa e in Sudamerica e stanno iniziando anche in Italia. Recentemente il Centro Internazionale Studi sul Diabete ha condotto a Roma uno studio pilota sperimentando per la prima volta in Italia e in Europa un possibile effetto terapeutico delle diete Ma-Pi nella cura del diabete mellito di tipo 2.

A 24 pazienti malati di diabete, è stata somministrata la dieta Ma-Pi2 per 21 giorni. Il primo e l’ultimo giorno sono stati valutati alcuni parametri metabolici quali glicemia, resistenza insulinica, profilo lipidico e parametri antropometrici.

I risultati sono stati sorprendenti, e stupefacente il fatto che abbiano riguardato tutti i pazienti, senza eccezioni. Si è verificato un netto miglioramento della glicemia, raggiungendo in quasi tutti i casi i valori target a digiuno e dopo il pasto; si sono ridotti molto i valori di insulinemia e l’indice di resistenza insulinica, si sono abbassati i valori dei trigliceridi, sono diminuiti i livelli della pressione arteriosa e migliorata la funzione renale. Nei pazienti diabetici trattati con farmaci si sono dovuti dimezzare i dosaggi degli antidiabetici orali e nei due casi di soggetti trattati con insulina è stato necessario interrompere la terapia per evitare disturbi ipoglicemici.

Un altro studio più recente condotto dall’Unità operativa di Endocrinologia e Diabetologia dell’Università Campus Bio-medico di Roma, ha dimostrato come la dieta macrobiotica Ma-Pi 2 sia efficace nel migliorare i parametri metabolici: glicemia, emoglobina glicata, colesterolo totale, colesteroloLdl, ma anche i valori antropometrici come il peso corporeo.

Se l’altro era uno studio pilota, questo è stato il primo studio clinico controllato sulla dieta Ma-Pi2. 54 diabetici tipo 2, per 21 giorni, divisi in due gruppi, alloggiati in due alberghi con identiche condizioni, ma con una diversa dieta somministrata. Una era la Ma-Pi2, l’altra la dieta raccomandata dalla Società italiana di diabetologia e dell’Associazione medici diabetologi (dieta di controllo). Questo studio è stato più attendibile rispetto al precedente per la presenza di un gruppo di controllo che ha permesso, attraverso il confronto dei risultati conseguiti dalle due diete, di poter attribuire con certezza un determinato effetto alla dieta Ma-Pi2. In questo studio sono state rilevate oltre 5 glicemie giornaliere su ogni soggetto coinvolto ed eseguiti vari esami diagnostici prima, durante e dopo la sperimentazione.

Entrambe le diete hanno prodotto un miglioramento importante in tutte le variabili studiate, ma la dietaMa-Pi2 ha ottenuto riduzioni significativamente maggiori. Il dato più eclatante è che le glicemie a digiuno e postprandiali nel gruppo che ha seguito la dieta MA-Pi2 sono tornate entro i limiti della normalità, attestandosi a valori di pre-diabete nella totalità dei casi, mentre questo risultato è stato osservato solo in parte (circa il 50 per cento) tra i pazienti che hanno seguito la dieta di controllo. La maggior parte dei soggetti nel gruppo Ma-Pi2 ha potuto sospendere i farmaci, mentre questo è avvenuto in un solo caso del gruppo di controllo. Colesterolo totale e Ldl si sono abbassati più significativamente tra i pazienti con dieta Ma-Pi2. Chi ha seguito la dieta Ma-Pi2 ha registrato una riduzione di peso pari al doppio, 5 chilogrammi, rispetto ai 2,5 degli altri. La pressione arteriosa si è ridotta nel gruppo Ma-Pi2 e non nell’altro. L’emoglobina glicata ha fatto registrare un miglioramento superiore nel gruppo Ma-Pi2. Anche in un periodo limitato, i risultati sono rilevanti e depongono a favore dell’efficacia della dieta Ma-Pi2 sui pazienti diabetici di “tipo 2”, un’efficacia superiore rispetto alla dieta tradizionale. Tali dati sono stati infatti presentati al Congresso mondiale dell’International diabetes federation, che si è svolto agli inizi di dicembre a Melbourne.

Per la cura clinica del diabete in Italia si spendono ogni anno più di nove miliardi di euro. Queste diete sono davvero molto economiche e gli ingredienti rappresentano produzioni agricole alimentari di qualità. Se venissero testate ed adottate in modo diffuso anche in Italia, il nostro Stato potrebbe risparmiare una quota consistente di investimenti e stimolare il settore agricolo in termini economici e qualitativi.

Torniamo al titolo dell’articolo, “rivoluzione silenziosa”. Mario Pianesi e UPM non intendono accelerare i tempi, coscienti di rappresentare un “approccio differente” che male si sposano con le mentalità del “profitto ad ogni costo”. Anche qui noi di lifemarche.net Magazine preferiamo portarvi esempi che parlino da soli.

Pensiamo al caso dell’”etichetta trasparente Pianesiana”, l’etichettatura dei prodotti proposta da UPMe già utilizzata sui prodotti della rete.

Le informazioni offerte ai consumatori riguardano dettagli in tutta la catena produttiva. La trasparenza dell’etichetta ci informa sul tipo di seme usato, sulla concimazione, sul controllo delle erbe infestanti, sui trattamenti, sull’irrigazione, sulla raccolta, sulla conservazione, sulla trasformazione e sulla distribuzione. Nel 2009 Pianesi ha proposto al Parlamento Europeo di adottare “l’etichetta trasparente Pianesiana” nella certificazione alimentare; 301 deputati hanno poi presentato un progetto di legge…

I puntini di sospensione sono per loro conto molto eloquenti. Qui si trattava di adottare la più semplice delle proposte pianesiane… eppure.

Per informazioni: Upm Un punto macrobiotico, via San Nicola, 9, Tolentino. Telefono 0733/96.14.32

Originally published in two parts on (1st) www.lifemarche.net on March 6, 2014 with 11,2k views and on (2nd) www.lifemarche.net on March 10, 2014 with 25,4k views