Il regno delle due Krichim

Due luoghi geografici come tanti, due situazioni piuttosto comuni, insomma una premessa che sembra così irrilevante per una storia davvero particolare.

Primo luogo: cittadina da diecimila anime scarse, nel distretto di Plovdiv, la seconda città per importanza in Bulgaria, nella regione anticamente chiamata Tracia. Tranne per una dedica nel nome di un picco di una delle isole Antartiche, niente di particolare avviene nel centro, tagliato in due dal passaggio del fiume Vacha.

Secondo luogo: Aprilia, coi suoi ottantamila abitanti circa, è una città del Lazio ben più grande. Come in tutti i centri, popolosi o meno, sono presenti gruppi di persone che, in cerca di una pausa di svago fra le attività routinarie, si organizzano per appuntamenti settimanali dedicati al calcetto.

In particolare, uno di questi ha il vezzo di reputarsi una società, pur non essendola, e si organizza di conseguenza: talento non certo da Serie A (la cosa che più ci ha somigliato negli anni son le poche presenze del clone fisico di Szczesny, però punta mancina di ruolo) ma fantasia da Champions League. Caratteristici quindi i colori d’ordinanza arancio e nero, le cene di squadra che diventano cene sociali, le premiazioni ai migliori dell’anno (per risultati sportivi, coronati con la conquista del Pallone d’Orzo, o di maggior folklore come la miglior caduta a terra), lo stemma sociale, il triumvirato che gestisce l’intero gruppo secondo la regola “Al primo che decide qualcosa gliel’appoggiamo” e il nome ufficiale: Real Krichim.

Esatto, proprio quella Krichim lì: uno dei membri storici, difatti, ha origini bulgare e, beniamino del gruppo, ha visto dedicato il nome della società alla città d’origine della cara nonna.

E proprio fra le varie gare disputate dal gruppo, le sporadiche partecipazioni a tornei strutturati, le presenze estemporanee di qualche ”amico di” conteggiate a nome di Gennaro Tavolino (fra le varie nomination conquistate per i premi di fine stagione prima o poi finirà per vincerne uno), serpeggia l’idea: come per Ulisse ad Itaca, come per Piccolo a Namecc, dovrà arrivare per i nostri il momento del ritorno al luogo nativo.

Parte quindi l’organizzazione per il viaggio in terra bulgara di una rappresentanza: nel minitour le tappe di Plovdiv e Sofia fanno da antipasto per il piatto forte, l’approdo alla Terra Promessa di Krichim.

Non è certo finita qui: il vessillo portato nelle lande d’origine non sventolerebbe senza l’adeguato rituale, l’arrivo nella terra di nascita non sarebbe legittimata senza il giusto evento.

L’occasione non mancherà: nel mezzo della cittá, allo stadio comunale, difatti, si consuma il duello dei sogni, l’epico scontro fra le due rappresentative Botev e Real per lo scettro del dominio sull’intera tradizione calcistica dell’urbe di Krichim.

In completo giallo gli autoctoni, arzilli al limite della maggiore età, non ci stanno nel sentire la propria landa minacciata dall’armata giunta dall’Italia; ancor di più se le premesse son quelle dell’infiltrazione dei conquistatori fra le proprie truppe a livello cromatico.

“Ragà, questo c’ha gli scarpini degli stessi colori nostri!”

In tenuta arancionera i viaggiatori, abbandonati i panni dei comuni ingegneri, operai e ragionieri, a cercare di coprire occhiaie e pancette con lo spirito di squadra indispensabile per trovare lo spunto vincente.

In pratica, la forza irresistibile contro l’oggetto inamovibile: il primo scontro non può che terminare con un pareggio a reti bianche, 0–0 fra le due squadre.

Si arriva ad un secondo incontro, dove le maglie delle difese si aprono maggiormente e la maggior freschezza atletica fa la differenza: i ragazzi del Botev segnano un triplo vantaggio, ma il Real mette a segno il punto dell’orgoglio. E come nelle migliori sceneggiature, a mettere a segno il rigore non poteva che essere il ragazzo bulgaro, padrone di casa col cuore a metà fra le due sponde.

Come ulteriore ostacolo agli apriliani, la porta con la traversa fantasma

Il 3–1 finale non premia la banda apriliana, ma non è il risultato a decretare il successo della spedizione; al gruppo non resta che affrontare il viaggio di ritorno, colmi di emozioni dopo la benedizione ricevuta dalla presidentessa onoraria, la signora bulgara da cui l’intero gemellaggio fra Italia e Bulgaria ha inizio: complimenti a tutti con un perentorio “Bravo na vsichki!”