Torino — Milano: la guerra del Salone del Libro

Il mondo dell’editoria si spacca e una parte vuole spostare l’evento a Milano

Torino è da sempre il Salone del Libro e il Salone del Libro è da sempre Torino.

Parlo da lettore, da fan dell’evento ma anche da persona comune che associa, ormai da anni, il marchio del Salone al capoluogo piemontese. Chi come me ama questa manifestazione come semplice consumatore e grande appassionato di libri, ha difficoltà in questo momento a immaginarla inserita in uno scenario diverso dalla città di Torino.

Quello tra il Salone e la città piemontese è un connubio forte e inscindibile che però sembra ora messo a dura prova.

La AIE (Associazione Italiana Editori) ha però deciso: il 2017 sarà l’anno di MIBook. Evento simile, intento simile, ma location diversa. Si passa da Torino a Milano. La stessa Associazione, dopo aver reso pubblica la decisione, ha comunicato, (con parole poco tenere) che per quanto gli riguarda “Torino può fare quello che vuole”.

La decisione sembra essere la conseguenza degli scandali che hanno colpito proprio la Fondazione del Salone del Libro di Torino, Fondazione che gli editori hanno deciso di lasciare.

La notizia che dal prossimo anno, proprio quando la manifestazione del Lingotto compirà trent’anni, ce n’è sarà una praticamente identica made in Milano non è a mio parere una cosa che fa bene al nostro Paese e al settore dell’editoria principalmente per tre motivi.

Il primo è l’aprirsi di una spaccatura fra gli addetti ai lavori, spaccatura che ha già creato due fazioni opposte con le case editrici medio-piccole da una parte e le grandi dall’altra. Sono tanti infatti i piccoli editori che si sono schierati a favore di Torino e per la conservazione dello status quo. La loro paura è che la nuova manifestazione dedichi meno spazio a chi cerca di portare avanti questo lavoro soprattutto con passione e sacrificio rispetto a chi può contare su una più grande potenza economica. Questa preoccupazione nasce dal fatto che la decisione di spostare la manifestazione è stata votata soprattutto dalle grandi case editrici (che hanno tutte la loro sede principale proprio a Milano).

Secondo, si rischia così di mettere due città “una contro l’altra” nel tentativo di cercare di spingere lo stesso prodotto. Intanto lo scontro sui social network sembra già iniziato con moltissimi utenti che non hanno per niente gradito la cosa. Milano ha forse una dimensione più internazionale, anche in seguito all’EXPO sulle cui ceneri dovrebbe nascere la location che ospiterà la nuova kermesse. Nonostante tutto però è innegabile che per la maggior parte degli appassionati e degli addetti ai lavori quello di Torino è la vera storica manifestazione.

Infine, terzo e ultimo punto, non mi sembra un colpo di genio (se le date dovessero venire confermate) organizzare le due manifestazioni a pochi giorni di distanza l’una dall’altra (a quanto pare entrambi nel mese di maggio, 18–22 Torino, 25–29 Milano) costringendo in pratica le persone a scegliere a quale dei due eventi partecipare.

La maggior parte del pubblico difficilmente potrà permettersi (sia dal punto di vista economico che del tempo libero) di partecipare a entrambe le convention nonostante le due città siano separate da pochi chilometri e ottimamente collegate.

Dal canto suo il capoluogo sabaudo sicuramente organizzerà l’edizione del trentennale e conserverà il suo nome, Salone del Libro, essendo questo un marchio registrato.

Io sono stato al Salone del libro di Torino lo scorso anno. È stata un’esperienza incredibile. Mi sono sentito catapultato in un mondo parallelo fatto di storie e persone nuove che ho incontrato a ogni angolo della manifestazione. Ho avuto il piacere di conversare con giovani editori, semplici curiosi e personaggi noti al grande pubblico. Ho acquistato libri e sono a tornato a casa pieno di gadget. Consiglierei a chiunque, almeno una volta, di andarci.

Il Salone del Libro è da sempre Torino e Torino è da sempre il Salone del Libro.

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