“Ma abbiamo un accordo, Tutto. Altrimenti a che serve? Alla fine forse capirò qualcosa. E forse finalmente potrò respirare”

Tra Miriam e Yarir c’è una sola regola, quella di non risparmiarsi con le parole.
Regola che può rivelarsi un’ arma a doppio taglio quando non si ha paura di parlare liberamente.

Un rapporto del genere tra due persone che si conoscono, più o meno intimamente, sarebbe non solo impossibile da realizzare, ma anche tossico per il rapporto stesso; un suicidio sociale. Non possiamo permentterci di essere completamente trasparenti con le persone che ci sono vicine nella vita di tutti i giorni, non sappiamo come reagirebbero nel vederci realmente nudi. Per questo Yair sceglie una perfetta sconosciuta come custode della sua mente e della sua anima.

In una stanza piena di gente, la trova intenta a chiacchierare con un gruppetto e in un attimo capisce che si trova

davanti alla persona che stava cercando. Con il coraggio degno di un pazzo, o di un bambino, decide di scriverle una prima lettera, in cui palesa il suo intento: quello di costruire un rapporto fatto solo di lettere, senza incontri, né carne, ma che sia la forma più profonda di intimità che i due abbiano mai creato con qualcuno, un modo davvero estremo di arrivare a conoscere se stessi attraverso un altra persona.
Contro ogni aspettativa razionale, Myriam comincia a rispondere alle lettere, accettando la sfida a diventare “una compagna per un viaggio immaginario”. Inizia così uni scambio epistolare in cui il lettore ha accesso solo a una metà delle lettere, quelle di Yair, mentre l’altra è lasciata all’immaginazione, e solo alla fine conosceremo più da vicino il personaggio di Myriam.

Detto questo è difficile spiegare quali siano i contenuti, bisogna leggerlo. Ai limiti del surreale, racchiude il frutto di un animo inquieto e romantico in cui aneddoti più intimi emergono insieme alle fantasie più bizzarre a tratti perverse, e a spunti meravigliosi che non dimenticherò facilmente, suscitando sentimenti ambivalenti di attrazione- repulsione tanto nei protagonisti, quanto nel lettore.

Sarebbe troppo complesso dare un giudizio ma posso dire che, personalmente, quando ho finito questo romanzo mi è venuto spontaneo chiuderlo i fondo a un cassetto, come un diario che deve stare lontano da occhi indiscreti, protetto, neanche l’avessi scritto io.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.