GRAN GALA’ DEL COMITATO PROVINCIALE DI POTENZA DELL’UNICEF AL LOVAGLIO DI VENOSA

CHIUNQUE SALVA UNA VITA, SALVA IL MONDO INTERO (OSKAR SCHINDLER)

Il 10 aprile, il Comitato Provinciale di Potenza dell’Unicef con Giulia Di Stasi, responsabile eventi, e Mario Coviello, presidente provinciale, ha organizzato a Venosa un galà per raccogliere fondi per i bambini della Siria. Questi piccoli sono tornati tristemente alla ribalta in questi giorni perché dei 280 mila che sono intrappolati in una guerra che dura da sei anni, almeno 11 sono stati trucidati con i gas a Hidlib e Hama.

In Siria, i bambini hanno visto operatori umanitari, dottori e insegnanti dell’Unicef rischiare le proprie vite per aiutarli. Questi eroi di cui nessuno parla hanno sfidato proiettili e bombe per svolgere le lezioni a scuola, curare i feriti e proteggere i civili. L’Unicef, organizzazione internazionale delle Nazioni Unite per l’infanzia, che opera in tutto il mondo da 71 anni, è impegnata in questi giorni in Siria, Sud Sudan, Yemen per aiutare l’infanzia che muore di fame e sete e con la guardia costiera italiana sulle navi che salvano i profughi che continuano a sbarcare sulle coste italiane.

Il Comitato Provinciale Unicef di Potenza vuole fare la sua parte e ha chiesto a scuole di danza e ballerini affermati, dirigenti scolastici, docenti, alunni e famiglie, a cantanti lirici, attori, poeti, e pittori di mostrare il loro talento per salvare vite umane. Il certosino lavoro della professoressa Di Stasi, che ha organizzato il galà Unicef per il terzo anno consecutivo a Venosa, dopo Lavello e Melfi, ha dato i suoi frutti.

Un pubblico numeroso, attento e generoso ha applaudito i piccoli e i grandi che, vincendo l’emozione, hanno dato il meglio sul palco del Teatro Lovaglio. Ottanta alunni della scuola elementare di Venosa, in bianco e con il logo dell’Unicef, hanno avuto il compito di rompere il ghiaccio con la canzone “Viva l’amore “e la poesia “Essere un Bambino”. Veramente notevoli i balletti classici e moderni delle scuole di danze Giselle e Venusia di Venosa, Libertas club di Lavello e Libertas Body Planet di Melfi che hanno saputo emozionare con movimenti intrisi di armonia.

La ballerina del Teatro dell’opera di Roma Roberta Bozza ha curato la regia e la direzione artistica del Galà e con grazia e maestria ha danzato la “Bella Addormentata “di Tchaikovsky e la variazione Kitry tratta dal “Don Chisciotte” di Minkus. Con lei dal da Teatro San Carlo di Napoli Claudia D’Antonio e Salvatore Manzo, che si sono esibiti in un “Pas de deux”.

Ospite d’eccezione il flautista dell’orchestra giovanile del Teatro dell’opera di Roma Mario Bruno che ha eseguito “Habanera” di Francois Borne, accompagnato al pianoforte da Milena Bruno. La maestra ha anche accompagnato il soprano Monica Paciolla e il basso Francesco Serra in “Una voce poco fa” dal Barbiere di Siviglia di Rossini, “Là ci daremo la mano” dal Don Giovanni di Mozart e “E’ scabroso le donne studiar” dalla Vedova allegra di Franz Lehar. Questi giovani artisti lucani, alla ribalta a livello nazionale, hanno dimostrato talento e professionalità.

Se la danza e musica lirica hanno avuto un uragano di applausi altrettanto gradita è stata la musica in stile flamenco dei ragazzi del Liceo Musicale di Venosa e quella classica e leggera offerta dagli alunni della scuola media ad indirizzo musicale.

La compagnia teatrale ”La Bottega di San Domenico” di Venosa ha emozionato con “ Ragazze interrotte “ e un un monologo di Stefano Benni e la Compagnia “ 2x2 “ di Lavello ha divertito con uno sketch in dialetto sulla scomparsa di un gratta e vinci milionario . Con garbo il dottor Accardo ha recitato le sue poesie in dialetto napoletano “O munn”, “O cafè”e “ Guardare verso l’alto “.

Il Galà ha offerto tanti altri momenti indimenticabili che un video, che sarà disponibile a breve, racconterà.

Gli artisti, le scuole e il pubblico con la loro generosità hanno messo in pratica con Kofi Annan “la responsabilità più sacra che è quella che il mondo ha verso i bambini”, perché “dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere” (Gandhi).

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