“ L’uomo che vendeva ricordi”, un libro di Donato Di Capua, Casa Editrice Kimerik, gennaio 2017, euro 16,00.

Corre più veloce il tempo o l’uomo? Vivono più i ricordi o i pensieri? Sono queste alcune delle domande a cui Donato Di Capua prova a dare risposta nel suo ultimo lavoro letterario “L’uomo che vendeva ricordi”. Un romanzo poetico e introspettivo che tocca una tematica importante come quella dell’Alzheimer.

Duecentosessantacinque pagine, trentadue brevi capitoli per un libro diverso, affascinante, impegnativo. E’un libro, questo che ho appena finito di leggere, che richiede al lettore di mettersi a nudo per fare un bilancio della propria vita, dei sogni che ha realizzato, dell’amore che ha vissuto, della capacità che ha di essere, vivere, sentire, amare, gioire.

E’ un libro che racconta la vita, il ricordo, il tempo, il dolore, la natura, l’amicizia, il riso, l’abbraccio, l’infanzia, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia, con un linguaggio piano e profondo, intessuto di luci, colori, odori, sapori.

Al centro della narrazione Emanuele, orfano di entrambi i genitori, morti, quando lui era molto piccolo, in un incidente stradale. Esperto informatico si licenzia perché non ha voluto chiedere scusa ad una manager, cliente importante della sua agenzia, che lo aveva umiliato per una intera giornata, mentre svolgeva al meglio il suo lavoro.

Emanuele è scapolo, vive una vita povera perché il lavoro lo ha assorbito completamente e ama osservare gli altri. Vive in un piccolo appartamento disordinato in un anonimo condominio, in una città affollata, caotica e ha perso il gusto di vivere.

Alla ricerca del senso della vita incontra a Villa Flora, una casa per anziani, Gustavo Lor che con il suo sorriso, gli occhi cerulei, un caldo abbraccio, uno strano orologio, stravolge la sua vita lo rinfranca, gli procura un nuovo lavoro e soprattutto nuovi “straordinari”, impegnativi “poteri”.

Emanuele diviene capace di leggere le menti, udire i pensieri delle persone, di tutte le persone che lo affiancano, lo incrociano. Sono, egli scopre, persone che soffrono per preoccupazioni, sconfitte, odi, rimpianti, ed ha paura di impazzire.

Il suo nuovo lavoro è presso il negozio di un antiquario Raffaele, che lo accoglie con un sorriso franco. Subito lo ristora con un caffè che macina con un vecchio macinino e prepara con una caffettiera napoletana che ha bisogno del beccuccio di cartone quando viene capovolta per donare la sua magica miscela. Raffaele sa gestire il suo tempo, tratta i suoi oggetti che hanno l’anima di chi li ha posseduti, ed insegna ad Emanuele la vera vita

Emanuele a poco a poco rinasce, sente, odora, gusta, vive gli altri, pulendosi dagli affanni che nel corso degli anni lo avevano incrostato e fatto perdere il sapore della vita.

E’ proprio Francesca, la sua vicina di casa, quella vicina invadente che fino ad allora aveva appena salutato con un cenno, che diventa la donna della sua vita, quella che lo fa sentire vivo, amato, compiuto. Per lei Emanuele, prima dell’amore, prepara piatti raffinati, cucinati con maestria. E’ lei che lo completa, comprende, compenetra.

L’amico antiquario Raffaele, che custodisce oggetti e ricordi, ha amato, ormai anziano, Gloria, una donna matura che è improvvisamente scomparsa. Raffaele, nonostante sia passati ormai molti anni, non si è rassegnato, ha continuato a coltivare il seme del suo amore che è convinto di poter ritrovare, e questa speranza lo ha reso dolce, accogliente, unico.

Sarà proprio Emanuele a realizzare il sogno dell’amico. Egli che sa ascoltare le voci della mente, novello highlander, riparerà dei torti donando a molti un briciolo di speranza, e farà rincontrare Raffaele e Gloria. E Maria, una anziana colpita dall’ alzheimer che ha incontrato nella villa del silenzio potrà scrivere al figlio una lettera d’amore e di perdono. Lo farà vincendo il tempo e la morte perché è divenuto “l’uomo che vendeva i ricordi”.

Donato Di Capua nel suo libro cita alcuni autori e canzoni che raccontano la “redenzione ” dell’uomo come “Io e Bobby Mc Gee “, interpretata da Roger Miller e poi da Janis Joplin e Gianna Nannini.

Interrogandosi sul senso della vita e della morte, dell’amore e del dolore Di Capua riprende Cesare Pavese con la poesia “L’amore e la morte” e Khalil Gibran ne “ Il Profeta “ e ci insegna che la felicità risiede nel trovare l’assoluto nelle piccole cose di ogni giorno.I diritti d’autore del primo anno di questo libro saranno devoluti all’associazione “Alzheimer Basilicata”.
 “Con questo romanzo — spiega Di Capua — siamo davanti ad una storia che incrocia passato e presente, vive il sollazzo delle ore in un turbinio d’impressioni vitali che coinvolgono, a volte spaventano, tante altre incoraggiano. Si tratta di ricordi. Questo libro ci insegna a non fuggire da ciò che è felicità per paura che sia illusione e, al contempo, vuole rendere omaggio, anche con il suo intento benefico, a quanti, proprio come i malati di Alzheimer, sono costretti a vivere senza i ricordi”.

E ancora “ La scrittura è il mio modo per sentirmi completo, felice di dar vita a nuove storie in quanto narratrici di emozioni. Scrittura è tramite dal finito all’infinito, unico mezzo per arrivare all’eterno, al per sempre. Per questo è arte, perché abbatte i confini del tempo, valica il mortale e si nutre d’essenza, di cielo, di sogni, di vita, quella vera però.” 
 Per lo scrittore di Pietragalla (Potenza) si tratta del quarto romanzo dato alle stampe in poco meno di un quinquennio. Il primo nel 2013 “Il buio della mente, la luce nell’anima“, edito sempre da Kimerik è risultato il più venduto della casa editrice, l’anno successivo è la volta di “Giocando con le spade di legno“, poi arriva “La croce dentro”, dedicato a Papa Francesco.

A dare un volto al protagonista del libro è stato l’artista di origini napoletane, ma residente in Liguria, Sergio Nappo, autore della copertina di “ L’uomo che vendeva ricordi”. “Dando vita a Emanuele, dice Di Capua, Nappo è riuscito a toccare, con le parole mute dell’arte, le corde più profonde della mente, del cuore e dell’anima”.

L’aforisma scelto da Di Capua per descrivere il suo lavoro e le sue emozioni è questo :‘L’immortalità è quell’ attimo fugace che sconvolge e carezza, diventando istante dopo istante la concretizzazione dei sogni’

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