Champions. Real-Napoli, il sarrismo sfida i galácticos nel nome della rivoluzione

(Barbadillo.it) - All’urlo straripante di “Sarrismo o muerte!” l’armata proletaria azzurra tenterà l’assalto al palazzo del potere. I governatori dalla camiseta blanca non sono più così infallibili, qualcosa si è sgretolato. L’indistruttibile motore di blasone&tradizione sussulta, barcollando tra esperimenti — falliti, come il masochistico 3–5–2 contro l’Osasuna — e rivoluzioni estetiche, come la modaiola rimozione della croce della corona borbonica dallo stemma madridista (per ingraziarsi i petroliferi quattrini sauditi che diversamente inorridirebbero). Scelta che ha causato non poca ira tra le popolane fila dei briganti e dei contadini, che hanno chiesto di far sentire la loro voce agli undici soldati scelti. In partenza dalle lande partenopee. Il nazionalpopolare binomio “Kimbo” e “Lete” scruta l’impero “Fly Emirates”, come lo stecchino consumato di Don Sarri fa con Zizou, che probabilmente andrà sul sicuro, con la compattezza del solito modulo e il weberiano carisma del ritrovato (dopo inquietanti allarmi) generale Ronaldo. Che avrà l’arduo compito di evitare ammutinamenti della truppa — Benzema brontola e soffre per le critiche — e di coprire l’assenza di Bale. Dirige l’orchestra Modric, ordine contro il flusso napoletano che tenterà di scardinare l’apocalittico quartetto (Marcelo-Carvajal-Ramos-Varane) servendosi di un agente speciale — Callejon con il tascabile di Sun Tzu in cerca di praterie -, di uno scugnizzo di rione — Insigne e il suo estro che è linguaggio comune — e soprattutto del 9 più atipico che ci sia: Mertens, che quest’anno sembra aver capito come ballare e far ballare la salsa. Ancora qualche dubbio per il centrocampo, probabilmente a far da guardiani ad Hamsik (capitano e carta in più) ci saranno l’operaio Allan e la saggezza di un maturo Diawara. Il pubblico del Bernabeu — ci sarà anche Maradona -, naturale dodicesimo uomo, sarà in gran spolvero per la Champions e dalla tutto per le merengues. “Non guardare verso l’alto, perchè quello stadio non finisce mai”. Parola di Antonio Cassano. Di chi, tra lussuria e vite spericolate, ha fatto la storia anche lì.

(rassegna stampa a cura di Mario Bocchio)

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