Il riscatto di Gabbiadini e le lacrime (ipocrite) delle vedovelle smarrite

(Barbadillo.it) - Manolo Gabbiadini è volato a Southampton dove s’è scrollato di dosso un anno e passa di schiacciamento di fantasia a Napoli. Sta segnando a raffica, è devastante. E lassù in Inghilterra si piglia la (legittima) rivincita contro Maurizio Sarri.

L’exploit dell’ex attaccante della Samp in Premier induce a un interrogativo ineludibile. Era scarso lui, sono scarsi in Inghilterra, o è scarso Sarri? Da questo ne discendono tanti altri. Niente di che, roba da bar Sport. Tipo: perché uno che segna così nel campionato più competitivo d’Europa (quindi del mondo) l’abbiamo trattato così? Allora è vero che gli italiani possono trovare soddisfazione solo all’estero?

A voler essere sobri e oggettivi, bisogna ricordarci del fatto che non esiste il calciatore buono per tutte le stagioni. Gli algoritmi che funzionano sempre esistono solo nella Playstation. I calciatori, pure se guadagnano milioni, pure se dicono sempre le stesse cose da quasi cinquant’anni, non sono robot. Sono uomini, con le loro preferenze e sensibilità.

Per dirla tatticamente, Gabbiadini non era abbastanza adatto al gioco di Sarri. Troppo leggero per fare la punta centrale devastante alla Higuain, troppo pesante per essere il folletto falso nueve alla Mertens. E poi il fatto (e qui entra in gioco il solito caso della gestione dei trasferimenti e dello spogliatoio, soprattutto mediaticamente) che aveva iniziato a sentirsi inadeguato, era stato messo in discussione, troppa panchina ma pure troppe chiacchiere. Arrivi a Napoli da predestinato e te ne vai da bidone. A 25 anni, c’è da rimanerne stritolati.

Lui, invece, ha trovato nella rabbia il suo riscatto. Segna, finalmente messo in condizione di rendere al meglio in un modulo che lo accoglie perfettamente, Mou lo chiama fenomeno e si accorge di aver lasciato in Italia migliaia di vedovelle smarrite che (dopo averne sbertucciato gli errori) lo piangono a calde lacrime. E provano ad attaccare Sarri.

(rassegna stampa a cura di Mario Bocchio)

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