La Chiesa stia virando verso la politica, verso una teologia della liberazione

di Mario Bocchio

È un’estate caratterizzata dai continui sbarchi, la piaga più evidente dell’immigrazione, non trattata con debita efficacia dalla politica, che sembra aver anche creato un allontanamento tra i vescovi e l’area del centrodestra.
Tutti hanno ovviamente voluto intervenire nel dibattito scaturito dopo le ormai note dichiarazioni di monsignor Nunzio Galatino, segretario generale della Cei sull’accoglienza agli immigrati, ma tra le prese di posizione maggiormente degne di analisi e di riflessione c’è quella di un politico notoriamente fine nelle sue intuizioni ed esternazioni (veramente rare), l’ex presidente del Senato Marcello Pera.
“Frattura insanabile tra vescovi e centrodestra? No. Il pericolo grave che intravedo nelle parole di monsignor Galantino è un altro: che la Chiesa stia virando verso la politica, verso una teologia della liberazione — ha dichiarato Pera al Corriere della Sera -. Penso che quella del segretario generale della Cei sia una posizione politicizzata ma non riguarda la destra, la sinistra o Beppe Grillo. Il problema è che parla in modo politico. C’è una reinterpretazione del cristianesimo. E indica come via una laicizzazione del cristianesimo. La carità e la misericordia sono nostri doveri. Ma non devono essere trasformati in diritti degli altri”.

Filosofo teocon, nel 2004 Pera scrisse un saggio sulle radici cristiane dell’Europa insieme all’allora cardinale Joseph Ratzinger suo buon amico, poi diventato Papa Benedetto XVI.
“Davanti alla cultura dei diritti degli altri”, per Pera esiste un vuoto, come confermano le lacune educative nelle stesso scuole cattoliche: “A scuola ai miei nipotini, spiegano chi è Babbo Natale ma non insegnano più una preghiera. Che Paese sarà questo? Che cosa resterà della nostra identità, della nostra tradizione e civiltà? Che si aiuteranno gli altri? Mi sembra un po’ poco. E inoltre vedo delle contraddizioni se si trasforma il cristianesimo, la religione della carità, in ideologia dei diritti. Una teologia della liberazione già sperimentata in Sudamerica. Se riduciamo il cristianesimo a teologia politica dei diritti allora non mi pare così coerente poi parlare di dialogo con Islam. Dov’è lì la cultura dei diritti degli altri?”.
Condivisibile sono poi le parole di Fabio Marchese Ragona su Il Giornale, in un articolo dal titolo sin troppo significativo: “Papa oscurato dai media se dice cose di destra“: “Giornali e militanti di sinistra inneggiano da tempo al Francesco no global e a quello ‘gay friendly’ ma quando si tratta dei temi cardine del magistero del Pontefice, scatta una repentina censura contro quei discorsi su argomenti all’improvviso scomodi perché lontani dal pensiero dei salottieri rossi. Non è un caso che alcuni quotidiani abbiano dimenticato la posizione di Francesco su aborto, eutanasia, fecondazione assistita, sacerdozio delle donne o matrimoni gay”.

Parole che non hanno raggiunto però le orecchie di una certa intellighenzia, intenta a dipingere di vernice rossa il Vaticano.
“Parole impossibili da trovare sui giornali impegnati a osannare il Papa con la foto del crocefisso falce e martello disegnato dal gesuita padre Espinal e ricevuta in regalo in Bolivia e che, ha ribadito padre Federico Lombardi, ‘non è da mettere in Chiesa’, e infatti è nel magazzino privato — scrive Ragona -. L’ideologia marxista è sbagliata. Terra, lavoro, tetto dice Bergoglio, se parla di questo sostengono che sia comunista! Ed invece l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Salottieri avvisati”.

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