“Palio”, il doc è sui fantini: “Soldati di ventura, più abili a piedi che a cavallo”

di Mario Bocchio

Ci vuole coraggio per entrare nell’arena. E ci vuole incoscienza, essendo una donna, a voler raccontare un rito per soli uomini. Come le lotte tra leoni e gladiatori. O come il Palio di Siena. Coraggio e beata incoscienza non mancano a Cosima Spender. Chiantigiana di nascita e scuole, londinese di università, scuola di cinema ed età adulta, Cosima Spender ha girato un film sul Palio. È il suo quarto documentario e appartiene a quel nuovo filone di “cinema del reale” ad alto budget del quale fanno parte anche Senna, Exit throught the gift shop del graffitaro Banksy e Amy, tutti prodotti da James Gay-Rees, proprio come Palio (con John Hunt). Pensato per il cinema — a settembre 2015 uscito per la prima volta in Gran Bretagna, poi anche in Italia, distribuito dalla Good Films — Palio illustra una tradizione secolare e la passione di una città, ma racconta anche una storia. Quella tra i fantini del passato (c’è anche il mitico Aceto) e del futuro, tra chi corre per il denaro e chi per la gloria.

“È un film fatto di sguardi, di primi piani” dice Cosima Spender seduta in una stanza della casa dei genitori che servì da set per Io ballo da sola di Bertolucci, affrescata da sua madre Maro Gorky (figlia del pittore armeno Arshile) e circondata dalle sculture di suo padre Matthew Spender (figlio dello scrittore inglese Stephen). “Non ho voluto fare un film etnografico sulle contrade, volevo concentrarmi sui fantini. Sono considerati soldati di ventura, mercenari, più abili a piedi che a cavallo. Non possono essere sinceri, perché tutti sanno che al Palio la corruzione è lecita. I fantini sono al centro di un gioco di relazioni, alleanze e denaro che arriva fino al momento della partenza, della “mossa”, del Palio”. Di “mosse” nel film ce ne sono due: quelle dei Palii di tre anni fa vinti con un incredibile “cappotto” da Giovanni Atzeni detto Tittìa, 28 anni, stella nascente della corsa più antica del mondo. E poi rivale di quello che fu il suo maestro: il potente Gigi Bruschelli, Trecciolino, tredici Palii vinti in sedici anni, maestro di strategie e intrighi, al momento indagato per falso e maltrattamenti sugli animali. “Sin dall’inizio avevo deciso di dare un ruolo forte ad Atzeni” dice la regista. “I due Palii vinti proprio durante le riprese mi sono sembrati un miracolo. Siamo riusciti a catturare una storia che si svolgeva davanti i nostri occhi, mentre di solito quando inizi a girare il finale è già noto”.

Palio è girato e montato come un film di finzione. I fantini escono dall’”entrone”, arrivano sull’anello di tufo in Piazza del Campo e sembrano gladiatori al Colosseo. Così li definisce nel film un’altra celebrità della corsa, Silvano Vigni, Bastiano, fantino in pensione che può oramai permettersi di dire le sue verità. E così li ha montati Valerio Bonelli, premiato per Palio quest’anno al Tribeca Film Festival di New York, marito di Cosima Spender e padre dei suoi due bambini. Montatore, tra gli altri, dei film recenti di Stephen Frears — tra i quali Philomena — Bonelli è stato assistente di Pietro Scalia per Il gladiatore. Il gioco di sguardi tra fantini, le loro contrattazioni tra i canapi alla partenza, lo sforzo dei cavalli e quello degli uomini: considerando che, oltre a quella composta da Alex Heffes (Mandela), la musica è spesso di Ennio Morricone, l’idea di un duello all’ultimo sangue è resa alla perfezione.

Racconta Cosima Spender che essere metà italiana e metà inglese è stato un vantaggio. “Ero in una posizione perfetta: comunicavo con tutti restando sempre un outsider. Potevo essere invadente, fare domande che un senese non avrebbe mai potuto fare. Il Palio è una cosa segreta, protetta, impossibile penetrare in profondità. La città è stata generosa: ci ha socchiuso molte porte e noi siamo stati bravi a sbirciare. Il Palio di luglio e quello di agosto li abbiamo girato con le nostre cinque cineprese, e avevamo a disposizione anche le sette della Rai”. Anni di ricerche, il permesso concesso dal Consorzio per la Tutela del Palio di Siena (“Solo il James Bond di Quantum of Solace era riuscito prima di noi a entrare in Piazza del Campo”) e il grande aiuto di Sergio Profeti, storico, archivista e blogghista della corsa, hanno portato a un ottimo risultato.

E poi Cosima Spender si è data da fare come anfitrione a un selezionatissimo gruppo di giornalisti inglesi e americani arrivato a Siena verso Ferragosto per il Palio dell’Assunta; bisogna chiederle che cosa pensa dei movimenti animalisti che vorrebbero quel minuto e sedici di corsa cancellato per sempre dal calendario. “Non sono d’accordo. A Siena ho visto un amore cieco per i cavalli e credo che il Palio sia tutto quello che rimane di un mondo antico, di una società basata solo sui cavalli. Credo che mangiare un pollo di allevamento sia quasi più criminale. E posso dire con certezza che muoiono più cavalli al Grand National (il più importante evento ippico inglese ndr.) che al Palio di Siena”.

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