Innanzitutto comunicare. E poi farlo bene.

Sono uno di quelli che è stato indeciso praticamente fino all’ultimo, lo dico subito. Cioè, ho sempre avuto chiaro che sarei andato a votare. Il punto era più che altro: sì o no? Tralasciando l’arzigogolato processo decisionale che ha portato alla mia decisione, che non è quello il punto e forse neanche è interessante, ho votato . Come me l’hanno pensata in pochi: pochi quelli che hanno votato, ancora meno quelli che hanno votato sì.

Lungi da me la pretesa di fare un’analisi totale della questione, ben fuori dalla mia portata, mi piacerebbe però soffermarmi un attimo, e parzialmente, su un paio di punti.

Credo sia un dato di fatto, confermato dalla scarsa affluenza, che in molti non abbiano capito per cosa avrebbero dovuto votare. Ora, capisco che non sia l’argomento più facile del mondo da spiegare e prima che lo diciate sì, ho visto gli spottini che giravano in tv. Non credo però che questo sia più sufficiente, tutt’al più che i pochi atti di informazione sono stati abbondantemente bilanciati da numerosi interventi anche istituzionali pro-astensione. Chiariamoci: c’è chi non è andato a votare scientemente, esprimendo in quel modo la sua posizione. Pur senza dati statistici a disposizione mi sento però di dire con ragionevole certezza che molti fra quelli che non si sono espressi non l’hanno fatto per esprimere una posizione precisa ma per altri motivi, come:

  • «Tanto il quorum non si raggiunge»
  • «Tanto non cambia niente è tutto una presa in giro fanno comunque come vogliono»
  • «Non ho chiaro l’argomento»

La seconda ricade fra le cose che non sopporto (“loro”…), la prima avrebbe bisogno di poche repliche. La terza è quella che mi preme di più.

Chi è da biasimare per questa mancanza di informazione? Direi lo Stato, consapevole della vaghezza dell’affermazione. Non riesco però a immaginare un altro attore che dovrebbe interessarsi al fatto che i propri cittadini siano adeguatamente informati. Mi domando, però, se alla mancanza — netta — di volontà politica si accompagni anche una certa incompetenza.

Della serie: è ancora possibile, nel 2016, escludere il digital e i social network dal processo di informazione istituzionale e demandare il tutto agli spottini in tv?

E spero che siamo tutti d’accordo nel dire che lo spot caricato sul canale Rai il 30 marzo con un commento e circa 4 mila visualizzazioni non vale.

Screenshot del video sul Canale Youtube RAI

Così come non vale quello caricato sul canale Youtube del Ministero dell’Interno a 360p (0 commenti, ~3.2mila visualizzazioni).

Screenshot del video sul Canale Youtube del Ministero dell’Interno

Qualcuno dirà che i comitati ci hanno messo del loro, e questo è l’altro punto su cui vorrei ragionare un secondo: la pessima comunicazione che hanno adottato. In particolare i comitati per il sì.

Esempi di comunicazione efficacissima da parte dei sostenitori del Sì (scritto in entrambi i casi senza accento, tra l’altro)

Ho assistito fino all’ultimo all’estrema banalizzazione di motivazioni, immagini e slogan che puntavano a semplificare il messaggio, però distorcendolo. Ecco, io sono d’accordo nell’esprimere i concetti in modo che siano chiari a tutti, anzi di più: la definirei una mia fissa. C’è però una differenza profonda fra rendere comprensibili dei concetti altrimenti ingarbugliatissimi e distorcerne il significato.

Non nego che ho tra l’altro sperato (e un po’ in fondo ancora spero) che alcune delle immagini viste in giro fossero opera di troll o disinformatori. Purtroppo non è così. E non nego neanche che questo tipo di comunicazione ha contribuito alla mia indecisione. Alla mia e a quella di quanti altri?

Bisognerebbe cercare di spiegare, piuttosto che non farlo. Bisognerebbe cercare di spiegare, piuttosto che ingannare. E se non si fa ci sono due motivi: o non si è capaci o si è in malafede. In entrambi i casi, meglio fare un altro mestiere.