Lavoro & Sicurezza
Vorrei iniziare questo blog parlando di un argomento che, per qualche motivo imprecisato, mi tocca parecchio.
La Sicurezza sul Lavoro.

Giuro non ho spiegazioni sul perchè mi stia così a cuore questo problema, ma tant’è. Forse è a causa della mia sensibilità o chissà cos’altro comunque tutte le volte che al tg si parla di morti sul lavoro io mi chiedo
Ma nel 2015, come diamine si fa??
D’accordo che le disgrazie non sono prevedibili, ma secondo me il problema a monte è la CULTURA della SICUREZZA.
Non è un caso che proprio oggi, 6 dicembre, a me venga in mente di scrivere di questo argomento. Otto anni fa, in un tragico incidente in fabbrica, uno dei più gravi degli ultimi anni, e che a me, da buon piemontese orgoglioso, ha impresso un segno indelebile nella mente
La strage delle acciaierie Thyssen di Torino
Nel caso tu sia troppo giovane per ricordare o un po’ smemorato, ti farò un breve sunto della vicenda: la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento delle acciaierie Thyssenkrupp di Torino un improvviso incendio si porta via 7 operai. Stando a cosa si legge sui giornali, tutto per colpa delle inadeguate misure di sicurezza anti incendio.
A questo punto sorge spontanea una domanda: perchè gli operai hanno accettato di lavorare in uno stabilimento dove le misure di sicurezza facevano pena?
E qui arriva il nodo cruciale del mio pensiero, che si può esprimere con una tipica espressione piemontese:
Sta citu e pensa mac a travaiè / Sta zitto e pensa solo a lavorare
Ecco io credo che il problema stia qui, nella testa delle persone prima di tutto. Nella cultura appunto. Troppo spesso sembra che le misure di sicurezza siano soltanto“noie legislative” che ci rendono più difficile lavorare e non si riesce a capire che invece sono regole dettate per la tutela del lavoratore.
L’esempio concreto lo vedo tutte le volte che per lavoro vado in qualche cantiere edile: nessuno porta il caschetto e nessuno prende adeguate protezione quando lavora sui tetti.

Poi ci tocca piangere i morti.
Allora non è forse meglio iniziare tutti a mettere al primo posto la sicurezza e poi il lavoro? Cosa me ne faccio dei soldi se sono zoppo, monco o peggio morto?
E’ ora che ci evolviamo, che capiamo che la nostra vita viene prima del dio denaro, che è stupido ignorare la sicurezza solo perchè ci hanno detto che è una cavolata. Ma questo dobbiamo farlo da noi, non aspettare che altri lo facciano al posto nostro!
Chiudo portando un esempio: un mio caro amico ha lavorato per un periodo in un’azienda vitivinicola siciliana, ed ha un bruttissimo ricordo legato a quel lavoro. Un giorno stava miscelando delle sostanze acide ed ha chiesto al datore di lavoro le protezioni del caso: guanti, occhiali, grembiule ecc.. Sai che risposta ha ricevuto? Una sonora risata. Con tanto di presa in giro: “non avrai mica paura”.
Ecco credo con questo esempio di averti fatto capire, caro lettore, cosa intendo.
La sicurezza non è un capriccio! E’ un diritto, che va pari passo col diritto alla vita!