Non c’è odio che tenga.

Per chi ancora crede che odio, discriminazione e emarginazione si possano conciliare con il Vangelo.


Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: “Mi hanno odiato senza ragione”. Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio». (Gv 15, 24–27)

Luce e tenebra, fede e incredulità, amore e odio, fedeltà a tradimento, obbedienza e disobbedienza, pace e violenza, intimità e distanza, confidenza e incomprensione, unità e divisione, mondano e divino.

Il lungo discorso che Giovanni mette sulla bocca di Gesù nell’ultima cena e che copre i capitoli dal 13 al 17 disegna uno straordinario passo a due tra il Bene di Dio e il Male che gli si oppone.

Sulle labbra del Maestro, parole luminose e altre che sanno di tenebra, scorrono inseguendosi le une le altre con tanta rapidità e facilità da disegnare nel dramma una sorta di armonia.

Niente di più coerente con ciò che il Maestro aveva compiuto fin lì: nella missione in cui aveva narrato la Gloria del Padre — l’Amore che tutti e tutto vuol salvare — non si era rintanato nel porto rassicurante e confortevole di un’elite ristretta di fedeli ma aveva solcato le acque di un’umanità più spesso perigliosa che accogliente.

Immerso tra credenti e increduli, tra santi e peccatori, tra i figli del Padre e del Padre della Menzogna.

Una costante parola di comunione, un’offerta ininterrotta di prossimità, una dichiarazione d’amore senza soluzioni di continuità: per chiunque avesse di fronte, amico o nemico.

Tanto severi e tremendi suonavano i giudizi sulle opere di chi seguiva il principe di questo mondo, quanto chiara appariva la Sua volontà di stringere a sé soprattutto chi vedeva allontanarsi sempre più irrimediabilmente da Lui.

Le parole orgogliose di Pietro ricondotte a ragione nella Lavanda. Il boccone dell’ospite prediletto offerto a Giuda che macerava nel suo tradimento. L’oscurità si era introdotta fino al cuore dell’intimità tra Lui e i suoi, nello spazio in cui il Suo Corpo e il Suo Sangue diventavano epifania più autentica della Comunione quale nome proprio di Dio.

Non un gesto di distanza, non una condanna, non un segno di allontanamento definitivo da parte Sua. Solo queste parole ferme e determinate: l’Amore resta per chiunque voglia incontrarLo.

Nei versi del grande discorso di Giovanni risplende il volto di un Dio estremista nella Sua intenzione di salvezza e nella Sua disponibilità all’accoglienza.

La Comunione trinitaria del Padre con il Figlio nello Spirito si manifesta nelle parole e opere del Figlio come un Amore radicalmente ed estremamente inclusivo.

In nessuna delle parole di Gesù, infatti, emerge la volontà di emarginare, condannare, allontanare definitivamente qualcuno dalla Sua presenza, neppure verso il peggiore dei Suoi nemici.

Piuttosto la volontà di scuotere e richiamare chi si fosse troppo distanziato lungo una strada opposta a quella dell’Amore di Dio.

Mai si ode dalle parole del Maestro un’espressione che inciti all’odio, alla violenza, alla discriminazione, alla emarginazione, alla distruzione dell’altro. Nemmeno nei confronti di coloro che gli si sono opposti fino ad ucciderlo.

Il Dio della Comunione trinitaria è il Dio dell’Amore inclusivo, comunque, verso chiunque.

E non c’è parola più consolante, straordinaria, rivoluzionaria e confortante di questa.

Se l’Amore inclusivo è il nome di Dio, l’odio ne è la negazione.

Conviene perciò ricordare con chiarezza, dunque, che tutto ciò che spinge al livore, alla discriminazione, alla rabbia, all’astio… È radicalmente e profondamente anti evangelico e davanti agli insegnamenti di Cristo non c’è odio che tenga.

Conviene, ancora, ricordare con fermezza che chi sostiene direttamente e indirettamente coloro che diffondono l’odio e il disprezzo per l’altro, comunque lo faccia e per qualunque ragione lo faccia, rischia di porsi drasticamente fuori dal percorso del Vangelo.

Conviene, anche, ricordare che la difesa dei valori cattolici, dei “principi irrinunciabili” e delle radici cristiane della società, se si limita a contrastare le eventuali “forme irregolari” dell’amore o a difendere la vita in determinate circostanze, ma si dimentica regolarmente di prendere le distanza con determinazione da ogni cultura, ideologia, movimento, forza politica che fa dell’odio e dell’incitamento ad esso un criterio di fondo, resta una clamorosa e pericolosa contraddizione.

Conviene, soprattutto, ricordare che, per quanto ci possa capitare di cedere all’odio, quando torneremo a cercare l’Amore, in Lui mai troveremo il minimo segno di cedimento.


Originally published at www.labottegadelvasaio.net on June 1, 2015.

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