Cuore Okkupato

Sai quando dici quella cosa? Che è statisticamente provato che mentre un uomo scrive a una donna, ci sono almeno altri 3 uomini che le scrivono?

Ecco, quella cosa è vera. Non proprio così, ma più o meno.

Negli ultimi 3 giorni ho ricevuto tre inviti, espliciti. Tutte minestre scaldate. Per quello ti dico espliciti. Cioè individui già obliterati, come dice la mia amica Janis. “Obliterati”, che ogni volta che lo dice penso che Dio ci ascolta e OVVIAMENTE non ci manda un uomo per bene. Che non ce lo meritiamo, un uomo per bene, se diciamo che li obliteriamo come i biglietti sul tram.

Comunque mi hanno scritto questi tizi e, te lo dico, non sono da buttare via. Certo, tutti soggetti discutibili, ma in altri tempi avrei concesso loro udienza, senza troppe esitazioni.

Il primo, era uno che mi piaceva un casino anni fa. Uno che mi sembrava brillantissimo, complice il solito decennio anagrafico di differenza, e per il quale io non mi sentivo figa a sufficienza. Il secondo è uno che ai tempi trovavo bello-bello-in-modo-assurdo, più giovane di me, del quale mi sono vantata senza pietà con Frecciagrossa, il mio miglior amico gaio. L’altro è uno di quelli che a letto ti rivoltano come un calzino ed è impossibile che tu esca tecnicamente inappagata dalla sessione. Uno di quelli vecchia scuola, per i quali gli orifizi femminili sono oggetto di culto e venerazione, insomma.

Ecco, in altri tempi, avrei dato udienza ad almeno uno di questi. Avrei improvvisato un raid punitivo ai danni dei miei peli, avrei scelto un outfit mediamente provocante, mi sarei fatta venire a prendere, saremmo andati al ristorante, mi avrebbero offerto la cena e poi ci avrei copulato. Invece non l’ho fatto. Invece non ho voglia.

Non ho voglia in generale? No, non ho voglia con loro. Ho voglia con te. E per questo, sappilo, ti detesto. Non poco.

“Il cuore occupato è come la mutanda di ghisa”, mi ha detto Janis.
C’ha ragione. C’ha ragione, cazzo.

Com’è possibile? Come può essere che io abbia alzato così pericolosamente i miei standard? Com’è successo questo dramma che non ho più voglia di fare sesso-senza-amore? Che non ho più voglia di scopare restando vestita, di sentire quel vuoto cosmico dopo, di contare i minuti prima che si levi di torno e mi lasci di nuovo da sola? Quand’è che ti ho lasciato entrare e riempirmi? 
Com’è che ti sei permesso di okkuparmi? Quali rivendicazioni accampi? Perché non chiamo la Digos e non ti sgombero? Che meriti c’hai? Ma chi sei? Ma che vuoi?

Cosa mi significa questa okkupazione? Cos’è? L’ennesima scusa per non fare lezione? Cosa si è mai ottenuto con le okkupazioni, io non lo so. Che poi ai miei tempi, la mia viziata generazione, cresciuta nell’agio e fottuta nell’età adulta, le okkupazioni manco era capace di farle. Si tornava a mangiare la pasta asciutta a casa dalla mamma. Al massimo facevamo le autogestioni. Coi finti corsi di teatro o di chitarra. Ma poi stavi solo nel corridoio, a cazzeggiare, ad aspettare che passasse quello che ti piaceva, a sperare che ti guardasse, che ti parlasse, che ti scegliesse.

Mica eravamo femmine alfa, ai tempi. Ci dovevano comunque approcciare loro, ai tempi.

Ecco, adesso con te è un po’ uguale. Sono nel corridoio che cazzeggio. Non cago quelli che ci provano. Aspetto che passi tu. Che mi guardi. Che mi parli. Che mi scegli. Non so se succederà. Ma io aspetto. Con una fiducia così pura e così infantile che stento a tollerarmi.

Adesso con te è un po’ uguale. 
Sono tornata adolescente. 
Quindici anni dopo. 
E per questo ti detesto. Non poco.

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