La dittatura di al-Sisi, l’omicidio di Regeni e le lacrime di coccodrillo delle autorità italiane.

L’omicidio di Giulio Regeni, avvenuto nei giorni scorsi al Cairo, in Egitto, con molta probabilità è un delitto politico. Il ricercatore italiano stava conducendo indagini sulla drammatica situazione politica in cui si trova l’Egitto da quando il generale al-Sisi ha preso il potere con un colpo di stato ai danni di Mohamed Morsi, presidente eletto democraticamente ma colpevole di essere il leader dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamista invisa alle forze armate egiziane e all’Occidente. Le ricerche di Regeni, alcune delle quali sono state pubblicate con uno pseudonimo sul quotidiano Il Manifesto, potrebbero avere infastidito il regime fino al punto da indurlo ad eliminare brutalmente il nostro connazionale. Renzi e Alfano hanno espresso la loro indignazione per l’assassinio di Regeni e hanno chiesto ad al-Sisi verità sull’accaduto e giustizia per il ragazzo ucciso. Verità e giustizia che nessun dittatore potrà mai garantire, perché senza libertà non può esserci né l’una né l’altra. Invece di considerare al-Sisi un valido baluardo contro il dilagare dell’estremismo islamico in Egitto e un prezioso partner commerciale per le nostre imprese, le autorità italiane avrebbero … Continua a leggere sul blog Metapolitica: http://www.metapolitica.ilcannocchiale.it