Addio a Rassa?
Un gioiello delle Alpi sul quale incombe un piccolo e poco utile progetto destinato a creare una grande frattura



L’anno scorso ho incontrato Rassa: paese montano con una manciata di abitanti, alta Valsesia. Due passi dal Monte Rosa. Il nome emblematico di Valle dei Tremendi, un passato incredibile — è stato a lungo il rifugio di Fra Dolcino e della sua affascinante comunità di eretici, ma anche patria di Giovan Battista Feliciano Fassola (la biografia è tutta da leggere perché ha dell’incredibile) — un eccidio di partigiani alla fine della seconda guerra mondiale, due fiumi che confluiscono in mezzo al paese, come nella capitale della Valsesia, Varallo, come a Lione. Non sembri un particolare sciocco: c’è un’anima particolare nei borghi che sorgono alle confluenze. Un gioiello di architettura montana. Un rifugio per chi scrive e legge tra i silenzi delle vette. Una meta per i buongustai con tre ristoranti, ognuno orientato in maniera intelligente verso un tipo di cucina differente. Angolo per pescatori incalliti, fungaioli impenitenti, camminatori col cuore in mano. Terra di suggestioni. Acque da discendere in canoa. Un punto sospeso tra le Alpi.
Ci ho vissuto sei mesi e in quel tempo ho sentito il serpeggiare di un malumore destinato a dividere in due una minuscola comunità: la costruzione di una centralina idroelettrica in mezzo al paese. Progetto per il quale Rassa si è beccata (meritatamente) la maglia nera di Legambiente. Progetto che secondo i promotori — ovvero l’amministrazione comunale di un territorio con meno di 70 abitanti — porterà benessere al paesello. Progetto nel quale non voglio entrare perché l’ho già visto l’anno scorso: maldispone gli animi, allontana le persone, le fa inferocire verso amici e vicini. Rende impossibile ragionamenti razionali. Per cosa? Per due kilowattore? Per tre soldi al comune? Peggio delle famiglie in cui in fratelli combattono per l’eredità dei genitori. Chiunque può avere ragione, ma c’è una cosa che non si può negare: Rassa con la piccola centralina, con lo strascico delle polemiche, col paese incattivito e diviso, non sarà più quel luogo accogliente e bello di prima di questo progetto. Solo i due fiumi che si mescolano nella natura incontaminata possono ricomporre una comunità e lasciare al territorio la bellezza di cui chi passa di qui si innamora. Se non si avverte questo non servirà la bandiera nera, ma quella bianca della resa, dell’addio, della solitudine di un mondo che perderà l’ultimo motivo per essere amato: la bellezza dei luoghi e la potenza della natura.
