COMANDANTE FEDERICI

Partiamo in due, a piedi. Seguiamo le orme dell’allora capitano degli Alpini Giovanni Battista Stucchi, la fuga dai tedeschi l’8 settembre e la scelta irrimandabile della Resistenza

Michele Marziani
Sep 5, 2018 · 4 min read
Copertina illustrata da Giuseppe Novello

Ho un libro che abita da anni tra i desideri del mio studio. Contiene l’ambizione segreta di impastarne le parole e scriverne un’altra storia. Si intitola Tornim a baita, sottotitolo dalla campagna di Russia alla Repubblica dell’Ossola. L’ha scritto il comandante Federici, comandante militare della Repubblica dell’Ossola durante la Resistenza, al secolo Giovanni Battista Stucchi, avvocato di Monza, socialista, nonno del mio amico Michele Isman. Quel libro è una storia, anzi è la Storia, raccontata da uno che ha scelto di non tirarsi indietro.

Da sinistra: Giovanni Battista Stucchi a fianco di Sandro Pertini e in versione nonno con i nipoti Umberto, Marina e Michele

Per tanti motivi accarezzo le vicende del comandante Federici, ma non mi decido mai a trasformarle nella narrazione che da anni lascio crescere su un tavolino in compagnia di Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern, Giulio Bedeschi, storie della ritirata di Russia, della Resistenza, della Repubblica dell’Ossola, della Liberazione. Ogni tanto aggiungo una pagina da leggere. Una curiosità. Un desiderio. Una domanda. Sta tutto lì. Assieme all’altro tavolino che è un cantiere aperto su altre storie. I due tavolini spesso si guardano.

I due tavolini spesso si guardano

Ma quello che sto raccontando adesso non c’entra con la scrittura. Piuttosto è la partenza di un viaggio. Di un pellegrinaggio laico. Di un ringraziamento a chi ha combattuto il fascismo. E l’ha fatto con l’umanità di una scelta: quando la notte tra l’8 e il 9 settembre del 1943 i tedeschi a Fortezza, nella Valle dell’Isarco, arrestano gli ufficiali italiani, il capitano Stucchi si rifugia nel bagno e da lì salta dalla finestra verso la libertà. Da esperto e amante della montagna seguirà le alture fino a giungere, il 15 settembre, a Santa Caterina Valfurva, in Valtellina, la salvezza: «Nel confortante alberghetto della guida Pedranzini venni fatto oggetto di premurose attenzioni. Ricevetti perfino in prestito un decente abito civile che mi permise di togliermi da dosso e impacchettare la divisa».

Particolare del percorso tracciato dallo stesso Giovanni Battista Stucchi

Quella è stata una fuga. Ma l’8 settembre di quest’anno saremo lì a Fortezza, Michele Isman e il sottoscritto, e cammineremo sulle orme del comandante Federici fino a Santa Caterina Valfurva, cercando di respirare la storia e di portare con noi il ricordo, per me del partigiano, per il mio amico Michele anche del nonno. È un grande regalo quello di avere un libro che racconta il percorso della fuga. E le scelte di un uomo. Un sentiero sulle tracce del passato.

Io amo quel libro, Tornim a baita, quella storia e quell’uomo, anche perché è privo di retorica, narra di un percorso personale, autentico, ideale, non ideologico. E perché contiene una lettura semplice e onesta degli anni di piombo, degli anni Settanta, fatta da una persona perbene, non da un invasato estremista. Scrive Stucchi:

Pietro Calamandrei scrive testualmente: «In questo clima avvelenato di scandali giudiziari e di evasori fiscali, di dissolutezze e di corruzioni, di persecuzioni della miseria e di indulgenti silenzi per gli avventurieri di alto bordo, in questa atmosfera di putrefazione che accoglie i giovani appena si affacciano alla vita, apriamo le finestre; e i giovani respirino l’aria pura delle montagne e risentano i canti dell’epopea partigiana». E dopo avere per anni aperto le finestre e riudito i canti degli eroi, cosa fare? Alcuni giovani si sono messi a sparare.

Da trent’anni si è promesso senza cambiare nulla. La gente ha pazienza ma poi a un certo momento qualcuno spara. È l’attentato alle istituzioni, si dice. No, è l’attentato, seppur dissennato, a coloro che da trent’anni sono riusciti a vanificare le istituzioni dando vita a un tipo di società illiberale e ingiusta.

Respireremo l’aria pura delle montagne. Saremo armati di scarponi e parole, ma cammineremo silenziosi da Fortezza alla Valtellina. Sempre attenti a quel grande regalo che sono la vita, l’amicizia e la libertà. Grazie comandante Federici. Grazie avvocato Stucchi.

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