Il libro non muore, la libreria (forse) sì

Nel mondo dei libri tira una brutta aria da tempo: tutti piangono miseria dicendo che la gente non legge più. Se siete arrivati qui, a questa riga, siete la dimostrazione che non è vero. Mai le persone nella storia, anche in quella contemporanea, hanno letto tanto come in questo periodo: dagli sms, a Facebook, a Twitter, ai blog, siamo immersi nella lettura. Talmente immersi che forse non abbiamo più tempo per i libri, oppure sono i libri che non riescono più a convincerci a leggerli?

Onestamente non lo so e neppure mi importa. Quest’aria densa da fine del mondo che si respira in ambito editoriale finisce per ammalare chiunque. Persino i librai, quelli storici, quelli bravi, che un tempo passavano il loro tempo a discutere di autori, di romanzi, di buone letture, adesso parlano di crisi, allargano le braccia, parlano di chiusura. Che chiudano pure le librerie, ma si salvino i librai. Vadano altrove a raccontare i libri, le storie, le passioni. Credo che finché ci saranno libri e lettori ci sarà posto e lavoro per chi nel libro ci mette passione. I toni d’Apocalisse non servono. Anzi, fanno sorridere quando vai nelle biblioteche, dove vedi, dal vivo, la gente che sta in mezzo ai libri, li cerca, li gode, li vive. E poi che meraviglia salire sul Tram a Milano e trovare tre ragazzi che discutono animatamente sul concetto di Bene e Male nella tragedia greca. Questa è la vita. Questi sono i suoi regali.