Perché e per chi il workshop “Editore (al tempo del) digitale” può essere uno strumento di formazione molto ma molto utile

L’immagine del workshop disegnata da Marta D'Asaro

Sarà perché sono allergico alla fuffa ma mi piacciono ancora quelli che vendono arrosto, piuttosto che fumo. Così, quando ad Antonio Tombolini Editore si stava organizzando il workshop “Editore (al tempo del) digitale”, prima di decidere che fosse una cosa buona mi sono chiesto: a chi mai potrebbe servire la nostra esperienza? Perché, in buona sostanza, trasmetteremo questo: esperienza, errori (che così magari si evitano) e visioni. Sì, visioni, perché, per occuparsi di libri e di editoria oggi, occorre essere visionari. Non solo un po’ visionari. Molto visionari: immaginare i libri nel tempo e dentro le trasformazioni profonde che stanno avvenendo nella vita di ognuno di noi.

Mi sono risposto che i primi che potrebbero trarre giovamento dal workshop di Antonio Tombolini Editore sono gli altri piccoli editori, strozzati sempre più da un mercato impazzito, sempre sull’orlo dell’abisso perché, con il sistema editoriale attuale, è il caso di dirlo, qualità e profitto non riescono proprio ad andare d’accordo. Il motivo è molto semplice e non dipende dalle capacità. L’ho imparato dai pochi veri contadini naturali (alcuni biologici, altri biodinamici, i migliori senza etichetta) che mi hanno tutti detto più o meno così: se tu vuoi coltivare con gli stessi sistemi dell’agricoltura tradizionale ma senza prodotti chimici farai sempre frutta e verdura di serie b, perché l’agricoltura tradizionale è costruita intorno alla chimica. Occorre un altro modo di coltivare se si vuole essere naturali e gustosi e ottenerne soddisfazione e profitto. Serve un nuovo modo di essere editori: se si è piccoli e si usano gli stessi strumenti dei grandi si farà inevitabilmente editoria si serie b. Come la frutta. Poi verrà uno grande e comprerà il vostro bel marchio perbene. Ecco, credo che alla piccola editoria, abbiamo molte cose da raccontare.

Il piccolo editore che ha più possibilità di essere nuovo, di avere la mente aperta al cambiamento, in questo momento storico è il self-publisher che non vuol dire l’autore fai da te che si pubblica il libro da solo (certo, ce ne sono, eccome), ma l’autore che decide di diventare editore di se stesso, ovvero sceglie di mettere in piedi una piccola impresa intorno al suo libro e ai suoi libri. Il passaggio da autore fai da te a editore di se stesso è un passaggio potente e delicato. A queste persone il workshop “Editore (al tempo del) digitale” credo che abbia moltissimo da dire e da dare. Direi che è l’unico corso utile che si può seguire in Italia.

Poi c’è chi nell’editoria ci vorrebbe lavorare, vorrebbe farne una professione, vorrebbe viverci dignitosamente. Di cultura non si vive, sentiamo gridare da persone che si stracciano le vesti a destra e a manca. Noi non crediamo che sia così perché è senza cultura che non si vive, altro che storie. Lo spazio però è vero che è piccolo e a spingere sono in tanti, ma questo non vuol dire che a riuscirci non possiate essere voi: ce la possono fare quelli che sono capaci. E sono capaci di guardare non solo a quello che accade oggi ma a quello che sta già cambiando e ci conduce al domani. Ecco, “Editore (al tempo del) digitale” è un workshop che non vi dice come si facevano le cose ai tempi di Gutenberg che poi quando andate ad applicarle sembrate i parenti di Fred Flintstone, vi racconta qualcosa in presa diretta, qualcosa che accade oggi, qualcosa di cui si può fare parte. Direi anche senza morire di fame.

Last but not least: chi si iscrive entro il 29 febbraio risparmia un sacco di soldi. Il workshop si svolgerà a Bologna durante tre week end di aprile. Qui si possono leggere date, costi e programma.