Podissea, un’ironica Odissea lungo il fiume Po

È uscito oggi in ebook Podissea, un romanzo del giornalista riminese Stefano Rossini. Un libro a cui sono legatissimo per tanti motivi. Il primo è perché con Stefano abbiamo condiviso numerose avventure, soprattutto viaggi, intrapresi sempre un po’ alla come capita, incuranti di tutti i difetti organizzativi dei quali io e lui, messi insieme, siamo capaci: l’ultimo che ricordo, in ordine di tempo, è un giro della Francia su una vecchia Panda per raggiungere Roscoff, in Bretagna, da dove io presi un traghetto per l’Irlanda e Stefano la strada per Parigi. Ci abbiamo messo una settimana, forse di più, sembravamo Totò e Peppino a Milano. Ci mancava la valigia di cartone.

Ben prima avevamo fatto un viaggio temerario: la risalita del fiume Po, dal Delta fino allo sbarramento di Isola Serafini, trecento e rotti chilometri su una barchetta controcorrente, senza aver mai preso in mano un timone prima della partenza, io senza neppure saper nuotare. L’essere arrivati in fondo è stato già un traguardo perché quello che si impara lungo il più grande fiume d’Italia è inimmaginabile. Partendo da quella avventura io ho scritto diversi libri: Lungo il Po, La signora del Caviale e Il caviale del Po. Stefano faceva fotografie, sornione, mentre, ho scoperto poi, stava immaginando dentro di sé il suo Podissea.

Chi l’avrebbe mai detto? Un ragazzo così stravagante e a volte persino inconcludente (allora, oggi è uno stimato giornalista) alle prese con una narrazione a dir poco bizzarra? A leggerlo, Podissea, ti diverti, sorridi, sghignazzi della lotta tra dei e rispettivi seguaci, ti sembrano esagerate (ma se ci pensi bene non lo sono) certe grottesche descrizioni dei luoghi, degli abitanti e dell’Unione Europea pure (che c’entra? C’entra, c’entra…). Arrivi in fondo che quasi ti strozzi dalle risate. Poi guardi quel povero fesso, il protagonista, Marco Alieni e dici… ma come è possibile?

Mi alzo e passo davanti allo specchio e so che è possibile, eccome. Uno specchio di noi, della Padania, dell’Italia rurale, della promozione turistica, dei finanziamenti europei, che ci restituisce un’amara verità: il re è nudo. E noi, per fortuna, sappiamo ancora sorridere.