Bambinate, stupri e ombrelli

Chi definisce bambinata uno stupro non può fare il sindaco in Italia. 
Direi che non può fare nulla, nemmeno scusarsi, perché nel momento in cui lo dice dimostra la totale mancanza di rispetto e il maschilismo becero in cui siamo immersi mani e piedi in questo Paese.
Peggio dei fondamentalisti di ogni religione.

Non bastano le scuse, deve dimettersi, non voglio rappresentanti delle istituzioni che pronunciano tali parole, e chissà quanto altro di peggio pensano. Deve dimmettersi. Perchè non ha protetto, non ha difeso, non ha supportato la vittima innocente dal dileggio, dal branco più esteso che è quello che le ha caricato, a lei, poco più di una bambina, colpe e sporcizie non sue.

Abbiamo tolto una bambina ai suoi genitori perché il padre la faceva andare in giro col velo. Bene, benissimo. 
E nello stesso tempo bbiamo dato un anno di galera a una docente che ha detto deficiente a un piccolo bullo che vessava un compagno disabile.

Paese infelice.
E adesso dobbiamo scusare un sindaco per una dichiarazione così grave? Passandola in predicato come “espressione infelice”? Espressione infelice????!!! E da dove salterebbe fuori questa espressione infelice se non da un humus troppo spesso condiviso, da un sentimento collettivo ancora poco combattuto da tutte le intellighenzie di questo Paese, in primis la politica e i media?
No, infelice è questo Paese, che arretra, arretra e arretra sulle donne e ogni volta che pensiamo di aver raggiunto a lacrime e sangue una conquista accade qualcosa che ci ributta indietro. Il danno non è l’errore, ma l’assoluzione di troppi errori. Il danno è la mancata consapevolezza, la dissimulazione, la giustificazione, lo scherno continuo per le battaglie delle donne, la mancanza di riconoscimento dell’autodeterminazione delle donne, persino nelle loro battaglie.
Infelice è questo Paese quando riproduce uno schema fisso e stereotipato e quando lo si segnala si sorprende pure. 
Vi è dato di volta il cervello, amici e compagni del PD a stare sereni in un panel di soli uomini mentre delle volontarie vi riparavano con un ombrello? E anche lì, non è la cosa in se a farmi paura, è la mancanza di riconoscimento, la sottovalutazione, la minimizzazione, il mancato riconoscimento dello stereotipo e il continuo buttare la palla più in là. “Ci son cose ben più gravi”. E’ vero, ma ci sono cose ben più gravi perché si arrampicano veloci come l’edera su un terreno di centinaia di punture di spillo quotidiane che minano l’autodeterminazione delle donne, che minano la lotta contro gli stereotipi, che ci schiacciano sempre in ruoli e gabbie di ruoli sempre uguali, sempre potenti, sempre annullanti. Vi è dato di volta il cervello a non capire che nessuno di voi doveva rimanere seduto?
E’ una bambinata, è una stupidata, pensate alle cose serie. Tipo? Stare al nostro posto? Quali sarebbero le cose serie? Qual è il limite che separa le cose serie da quelle non serie, no, fatemelo capire, perché il ragionamento non lo seguo.
Stare seduta su un pullman ai tempi di Rosa Parks era una cosa poco seria per tantissimi. Una questione di puntiglio.

Quali sarebbero le cose serie? Forse che non combattiamo anche quelle? Ma non le portiamo a casa, se non si comprende che la battaglia per i diritti è totale e non ha scale di priorità. 
E ancora quali sarebbero “i nostri valori” riguardo le donne? Alcuni sì e altri no? Alcune sono battaglie serie e altre sono battaglie superflue? E chi lo decide?
E gli stupri sono bambinate? E chi lo decide?

No, ma dico, ci rendiamo conto sì o no? Dobbiamo subire tutte quante la violenza di vederci sindacare il tipo di battaglia, questa sì va bene, questa no, non va bene, e il come la si conduce? Non è anche questa mancanza di riconoscimento dell’autodeterminazione delle donne? 
Infelice è questo Paese.

Dobbiamo difenderli noi donne da sole i nostri valori, i valori anche vostri, o ci date una mano?
Io non ci sto, mi ribello. 
Voglio le dimissioni di quel sindaco e voglio una rieducazione di quanti oggi rappresentano in Italia uomini e donne e si macchiano di violenza quotidiana. 
Sulle donne e sul rispetto ne abbiamo di chilometri da fare. Ma sul serio.

Ribelliamoci.

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