mila spicola
Jul 24, 2017 · 4 min read

SONO PERSONA E DUNQUE NON ESISTO

a proposito dei dipartimenti, delle mamme, e dei dipartimenti delle mamme

Io non sono mamma, non sono moglie, non voglio figli. Sono single. Ma non è un ruolo, è una condizione personale.

Non sono un ruolo, sono una persona. In Italia abbiamo perso le persone, male, abbiamo perso le gabbie salariali, bene, male boh, in compenso abbiamo guadagnato le gabbie di ruolo. Sommersi da gabbie di ruolo. Persinio nella politica, che dovrebbe riguadagnare le persone, invece le persone le perde per ingabbiare i temi.

Io ruolo non ne ho. Semplicemente non esisto. Ma resisto. Eccome se resisto.

E basta con questa leggenda che la gente non capisce, che bisogna semplificare, dire parole chiare e mamma lo è; no, non lo è; comprendiamole bene le cose perché quelli che non lo capiscono siamo noi. E dunque come cazxo la vuoi spiegare una cosa che non si è compresa? Il mio non è un rimprovero ma una riflessione. Se accade questo ci sono ragioni storiche, sociali e culturali che andrebbero indagate.

E che non si è compresa mi pare che sia sotto gli occhi di tutti. Ci sono delle parole che impattano in modo diverso a seconda dei contesti. Se dici mamma in Svezia ha un valore, se la dici qua ne ha un altro. Perché stiamo fermi ancora a «Carmela non uscire da casa troppo scoperta». Al ruolo. Alla gabbia del ruolo.

Non c’è nessun problema con la parola mamma, o con la parola donna, o con la parola uomo, ma con la parola persona. Abbiamo ucciso la persona nei ruoli. Siamo schiavi delle gabbie, siamo nelle gabbie. Fermi, immobili, senza persone e senza personalità. Ma zeppi, zeppi, zeppi di ruoli. Ma senza persona, cari miei, giriamo a vuoto e ci accapigliamo sul niente. È il rifiuto della libertà e dunque della responsabilità personale e individuale. Male antico, di paese bloccato che rifiuta da sempre libertà e responsabilità personale.

Ah, ricordiamoci di non nominare nemmeno la parola briciole. Resisto, ma non esisto.

Però non si può dire, perché nel momento in cui io dico queste cose, nel momento in cui tento solo di dirle, ho già perso. Nel momento in cui dico che non me ne fotte un kaiser se sono una donna, una mamma, un papà, un uomo, un gay, un rom, un migrante, un’ebrea, un bambino, un medico, un insegnante, qualunque cosa purché si rispettino i diritti soggettivi della persona, oggi mi comprendono in pochi. Sono molti di più quelli che si arrabbiano, compreso il mondo del femminismo, non solo quello del maschilismo. Perchè nego quell «in quanto donna» o «in quanto maschio» , sono portatori di meno diritti e non di più diritti. «In quanto persona», non serve altro. Venga la grandine.

Eppure era stata una grande conquista quella di passare dai diritti di ruolo ai diritti soggettivi della persona. Unico viatico verso libertà e autodeterminazione. L’abbiamo persa. Schiavi delle gabbie. Lesa libertà.

Io non esisto, ma resisto. In direzione ostinata e contraria. Nella mia libertà e responsabilità, scomode ma reali.

Forse, forse, forse l’unica parola comprensibile oggi a tutti, senza scatenare guerre, è diritti. Diritti punto.

Un riformismo veramente tale dovrebbe cominciare a riflettere sui diritti, sulla libertà e sulla responsabilità dell’individuo persona e non dell’individuo gabbia, se vuole porsi come progressismo sostanziale e non formale. Dato il tema seguirebbe lo svolgimento.

E la chiudo qua.

Aggiornamento.

Qualcuno mi chiede: “Ok, Mila, ma fuori dalle tue riflessioni, che senza dubbio sono più ampie rispetto a una discussione contingente, tu quel dipartimento lo avresti chiamato in altro modo? Non ti piace la parola mamma” Sì o no?”

Risposta: “ No. Come non mi sarebbe piaciuta nemmeno donne e nemmeno famiglia e nemmeno infanzia e nemmeno maternità o paternità o genitorialità. Perché si gira intorno allo stesso equivoco, il ruolo. E non la persona e i diritti della persona. Come lo avrei chiamato, sciolto questo nodo fondamentale? Politiche demografiche. Perchè di questo stiamo parlando. Ma sciolto il nodo. Sennò rimaniamo sempre schiantati a terra nel passato, nelle gabbie, nei ruoli, nelle difese e nelle offese comode, di recinto, di parte, di retroguardia, di tutto, fuorché nella difesa e affermazione dei diritti e della libertà della persona, e in un carattere dinamico, non statico. Sciolto questo nodo, affermata la persona prima di ogni cosa e i suoi diritti, la sua responsabilità, la sua libertà e il suo valore individuale, collettivo, nello Stato e fuori dallo Stato, una delega simile puoi anche chiamarla puffi puffi o miao miao, senza che nessuno si senta offeso o promosso, come accade appunto nei paesi in cui certe riflessioni sono già acquisite e sono cultura politica e patrimonio delle politiche che ne conseguono”

Pur non essendo cattolica, sono grata a questa parte rivoluzionaria del pensiero cristiano. Perchè, fuori dalle perifrasi, stiamo parlando esattamente di questo. E dopo la grandine, vengano fulmini, tuoni e saette.

    mila spicola

    Written by

    Nata a Palermo ma vivo altrove. Dalla parte dei bambini, sempre. Insegnante, lettrice, ogni tanto rido. Tre gatti, tanti libri e tanti sogni.