Un’analisi comparativa sul tema delle bocciature

Condivido con voi delle informazioni utili sulle bocciature. Il paragrafo che segue è relativo al tema delle ripetenze scolastiche in relazione ai tassi di abbandono scolastico, è tratto dall’ultimo rapporto comparativo sui temi degli abbandoni precoci e della dispersione scolastica in Europa, realizzato dalla rete dell’UE Eurydice, pp 57–59, lo trovate qui: http://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/05/Q_Eurydice_31.pdf

“La ripetenza è il processo che consiste nel trattenere gli studenti nella stessa classe affinché ripetano l’anno quando si ritiene che non abbiano fatto progressi sufficienti. Il presupposto è che ripetere un anno offre loro l’opportunità di acquisire le conoscenze di cui hanno bisogno per proseguire la carriera scolastica con profitto. In Europa, la ripetenza è possibile in gran parte dei sistemi educativi in base alla normativa esistente, sebbene in molti paesi venga applicata raramente (EACEA/Eurydice, 2011).

Tuttavia, la ripetenza non migliora necessariamente le prestazioni scolastiche. Al contrario, le ricerche ne hanno ampiamente evidenziato gli effetti negativi. In particolare si sono riscontrati gli effetti deleteri della ripetenza dal punto di vista scolastico, socioemotivo e comportamentale, che a loro volta aumentano ulteriormente il rischio di scarsi risultati e in molti casi possono portare gli studenti all’abbandono scolastico precoce (ad esempio Thompson e Cunningham, 2000, Jimerson, 2001, Silberglitt et al., 2006, Jacob e Lefgren, 2009).

In Spagna, gli studenti che ripetono l’anno mostrano tassi di abbandono precoce più alti rispetto a quelli che hanno usufruito di lezioni aggiuntive e sostegno per evitare di ripetere l’anno. Una ricerca basata sulle esperienze di 856 giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi mostra che l’88% ha lasciato proprio a causa della ripetenza (Mena Martínez et al., 2010).

L’analisi sistematica di diciassette studi che esaminavano i fattori associati alla dispersione dalla scuola secondaria prima del diploma conferma che la ripetenza, di fatto, è un fattore predittivo importante della dispersione scolastica (Jimerson, Anderson e Whipple, 2002). Gli studenti, infatti, la percepiscono come un evento della vita estremamente stressante che intacca negativamente la loro autostima (Anderson, Jimerson e Whipple, 2002) e fa quindi aumentare l’insuccesso scolastico, i comportamenti a rischio e la probabilità di abbandono precoce (Field, Kuczera e Pont, 2007, Rumberger e Lim, 2008).

Analogamente, studi longitudinali rivelano che la ripetenza è legata a un maggiore rischio di dispersione scolastica (Jimerson et al., 2002, Allensworth, 2005), insieme a variabili relative agli studenti, come bassa autostima, comportamento problematico e scarsi risultati scolastici, oltre a variabili relative alla famiglia, come bassa istruzione della madre e scarso valore attribuito dalla madre all’istruzione (Jimerson et al., 2002).

In altre parole, la ripetenza potrebbe danneggiare soprattutto quegli studenti con scarsi risultati scolastici che sono già a rischio di insuccesso (Jacob and Lefgren, 2009). Dato che la percentuale di studenti che rimangono indietro a causa della ripetenza è maggiore tra coloro che provengono da situazioni svantaggiate, ripetere l’anno aumenta ulteriormente le disuguaglianze sociali (OCSE, 2012).

Secondo i dati del Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) 2012 dell’OCSE, la percentuale maggiore di studenti che riferiscono di aver ripetuto un anno nella scuola primaria, secondaria inferiore o secondaria superiore si trova in Belgio (36,1%), seguito da vicino da Spagna, Lussemburgo e Portogallo (tutti oltre il 30%).

Due di questi paesi (Spagna e Portogallo) hanno anche livelli di abbandono precoce tra i più alti d’Europa. In Francia e nei Paesi Bassi, il tasso di studenti che hanno ripetuto un anno si avvicina al 30%. Germania e Svizzera hanno tassi del 20% circa.

Invece, i paesi con tassi minori di ripetenza (inferiori al 3%) sono Croazia, Regno Unito e Islanda. Il tasso di ripetenza in Norvegia è pari a zero. L’esistenza di opportunità «di recupero» alla fine dell’anno scolastico (Lituania) o di un avanzamento automatico (basato sulla consuetudine o la legge) nel corso dell’istruzione obbligatoria (Regno Unito, Islanda e Norvegia) può in parte spiegare i bassi livelli di ripetenza di questi paesi (EACEA/Eurydice, 2011).

Tuttavia, l’ampia variazione dei tassi di ripetenza tra i paesi europei non è dovuta solamente alle diverse normative in vigore. La pratica di concedere agli studenti la possibilità di ripetere un anno pare anche insita in una «cultura» della ripetenza e nella convinzione diffusa che questa sia positiva per l’apprendimento degli studenti (ibid.).

Nota esplicativa

Il Programma dell’OCSE per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) misura la conoscenza e le competenze degli studenti quindicenni nella lettura, in matematica e in scienze. In gran parte dei paesi, gli studenti di questa età stanno per finire l’istruzione obbligatoria. Infine, i costi finanziari della ripetenza sono alti sia per gli studenti sia per la società. I sistemi scolastici devono fornire agli studenti un anno aggiuntivo di istruzione e il loro ingresso sul mercato del lavoro viene rimandato. Inoltre, in seguito all’accresciuta probabilità di un abbandono precoce, con tutte le conseguenze del caso, potrebbe aumentare anche la spesa per altri servizi pubblici, come la sanità e i servizi sociali (Jimerson, Pletcher e Graydon, 2006).”

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