NAMELESS
LA MIA STORIA SENZA NOME
Senza nome dicono non esistono le cose. Dicono che ogni cosa debba avere un nome. I nomi sono importanti, dicono, per la nostra memoria, per ricordarci che esistiamo.
Diamo un nome alle cose terrene e ultraterrene per etichettare i nei nostri ricordi. Abbiamo cassetti pieni di parole mentre indisturbati moriamo nella culla dei nostri miserabili domani. Sorridiamo al mattino per bestemmiare al tramonto.
È tutto qui? È tutto questo riporre e catalogare la vita? L’esistenza? Sicuri che ci hanno detto ogni cosa? Sicuri che prima di popolare questa terra Dio ci abbia aperto e poi richiuso le porte del paradiso? Domando. Silenzio.
A questo silenzio non ho ancora dato un nome e forse non lo darò. Anche alla brevità di questo scritto non ho dato un nome, “Nameless” mi sembrava l’aggettivo più appropriato da dare a ciò che non esiste.
Oggi vivo fuori dall’ombra, vivo socchiusa in un nome che non mi appartiene, non sono io e sono io al tempo stesso. Vivo aprendomi un varco tra la tua presenza e la mia assenza. Vivo lontana anche se puoi toccarmi, vedermi, ascoltare la mia voce, puoi anche sentire l’odore, spesso nauseabondo, del mio futuro già cadavere, puoi e non puoi.
Studia, sintassi, grammatica, schema, flusso, corpo, in un romanzo ci vuole un corpo, una struttura solida ed efficace, no, lo scrittore deve essere fuorigioco. Non scrivere di pancia, che poi puzza tutto di merda sentimentale. Forse è meglio non scrivere, mi sussurravi alla fine.
È come potevo non darti ragione? Tu che sapevi molto, tu che parlavi cinque lingue, che studiavi e scrivevi divinamente, tu, il trofeo delle amicizie di un tempo, tu, l’acronimo più vicino a Dio.
Io, io avevo imparato a starmene in un angolo, compiaciuta, felice e serena, sì qualche volta ho sofferto, ma non potevo che stringermi a te e lasciare trascorrere il tempo. Anche a tutto questo un nome non l’ho dato.
Ma io, senza nome, non esito a chiamarti.
È andata così. Un giorno ho deciso di scrivere e tu hai urlato e maledetto il mio nome, lo hai fatto in mille pezzi, hai seppellito, ora dopo ora, tutto il buono che era in noi. Eravamo un amore liquido nello stesso recipiente. Gli amori liquidi non esistono, mi dicevo, tracimano in mille rivoli mentre gli occhi svaniscono.
Il passato non ci conta più le ore ormai. Il futuro non ha più i nostri baci. Dunque, siamo bloccati in questa quarta dimensione in attesa di rinascere o di morire.
Anche oggi è andata, sveglia, caffè, cielo, alba, mare, passi. Anche oggi svanisce questo giorno senza nome.
©MimmaRapicano