UMBERTO DEI l’eleganza di un’icona d’altri tempi.

Un romanzo di Michele Marziani

Ho letto UMBERTO DEI, biografia non autorizzata di una bicicletta di Michele Marziani (Ediciclo Editore 2014), in soli due giorni. Perché? Perché una volta entrata nella storia di Arnaldo Scura (il personaggio del romanzo) non ho potuto più staccarmene.

Sarà che la lettura di questo libro ha risvegliato alcuni ricordi della mia infanzia, sarà la leggerezza e la fluidità della scrittura dell’autore che ha coinvolto e rapito la mia attenzione.

In questo romanzo ho ritrovato l’odore dimenticato del mastice, il frullare dei cuscinetti quando la catena gira a vuoto, l’immagine delle due ruote che fendono l’aria quando si metteva la bici capovolta per aggiustarne gli ingranaggi. Ho rivisto la bottega di mio padre, le sue grosse mani sempre unte e tinte di grasso, il viso corrucciato quando qualcosa non andava, le pareti impolverate e il soppalco colmo di ogni tipo di copertone per bici e per auto.

UMBERTO DEI è un elogio alla bicicletta, al piacevole incedere, alla soddisfazione di pedalare e dominare l’equilibrio, a quel sentirsi funamboli ed esperti trapezisti su due ruote. È la felicità provata la prima volta in sella a una bici, quella sensazione di libertà che non ti abbandonerà mai.

“[…] La bici è il meccanismo più semplice e sofisticato mai costruito. È praticamente uguale a se stessa da quando è stata inventata. Oltre un secolo di storia senza cambiare nulla, se non i materiali. Muove milioni e milioni di persone ogni giorno, sulle strade di tutto il mondo, senza inquinare, senza richiedere carburante. Porta ovunque uomini, donne, bambini. Impari a usarla una volta e non te lo dimentichi più. Chiunque può metterla a posto, aggiustarla…”

La Umberto Dei è una bicicletta di quelle belle ed eleganti che appartengono ai ricordi dei nostri nonni. Una bicicletta che è stata un mito per alcune generazioni e che per noi, moderni abitanti di città sempre più caotiche, rappresenta oggi un oggetto vintage tanto di moda negli ultimi tempi.

“Il rapporto perfetto, quello per il quale i cambi non servono a nulla, è 42 per 18. Quarantadue sono i denti che stanno sulla moltiplica e diciotto quelli del pignone sulla ruota di dietro. Con questo rapporto e la giusta lunghezza della catena la pedalata è perfetta, basta aumentare la potenza dei muscoli, la fatica, e si fa qualunque salita. In pianura poi il meccanismo è un orologio. Insomma, il cambio non serve, se non nelle bici da corsa. Con una Umberto Dei il movimento è così fluido e scorrevole che sembra siano i pedali e non i piedi a condurre la danza”.

Nel suo romanzo Michele Marziani riesce a dare un’anima a qualcosa d’inanimato, la Umberto Dei diventa anello di congiunzione tra due culture lontane che vivono della stessa passione. È un romanzo sull’amicizia, di quelle silenziose, di un affetto che nasce per caso e che si arricchisce giorno dopo giorno. Un sogno che diventa un altro sogno, come se i sogni si cercassero e si fondessero in un unico e grande abbraccio.

Credo che spesso siamo avari con i nostri sogni: o li teniamo nascosti o li inseguiamo, più per trovare riscatto all’infelicità che per una vera passione. È difficile fare spazio nel cuore quando la vita a cui apparteniamo rende tutto precario e incolore.

È questa la magia di un tipo di narrazione liquida, riuscire a trasportare il lettore in solitudini disadorne e consuete e, senza nostalgia, entrare nella storia e starsene in un angolo a osservare. Ed è questo che ho fatto io. Sono stata accucciata nella bottega di Arnaldo Scura, tra le biciclette e la sua vita riflessa nei ricordi.

“Ridare vita al passato, renderlo presente, è bellissimo. Rimettere in strada vecchie biciclette, pezzi d’epoca, sogni d’altri tempi, è diventata ormai l’attività principale della bottega”.

Leggendo UMBERTO DEI ho imparato che bisogna afferrare le proprie passioni, prima che la vita te le porti via, prima che la vita abdichi ai propri sogni.

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©MimmaRapicano-2016