52- Week Writing Challenge #4

Non so bene quando ho incontrato il rugby per la prima volta nella mia vita. Non ricordo il giorno esatto ma ricordo esattamente la mia reazione: ho riso. Sarà stata una di quelle pigre domeniche di febbraio o i sabato dei test match di autunno, insomma, io e il rugby ci siamo conosciuti così e io ho fatto la parte della cafona ridendogli in faccia.

Mentre mia madre, schifata, si domandava come diavolo facessimo a vedere uno sport in cui la gente si picchiava (e le divise si riducevano in quelle condizioni), io ridevo al pensiero che esistesse gente che praticasse volontariamente uno sport in cui, il primo che prende palla, viene buttato a terra da metà degli avversari. Cioè, ma era proprio da folli! Cioè, ma davvero esistono in natura questi cavalieri impavidi?

E mentre mia madre scuoteva la testa all’insensato spettacolo di una figlia che ride davanti a bestioni che si picchiano, io continuavo a ridere sempre di più per la verità limpida che si svelava ai miei occhi: la vita è una partita di rugby. Punto.

La vita è una partita di rugby. Per arrivare a meta devi faticare da morire, spesso sarai atterrato e altrettanto spesso dovrai fare i conti con i tuoi compagni di squadra di cui dovrai fidarti un attimo dopo avergli ceduto la palla, un secondo dopo avergli affidato il tuo obiettivo. La vita è una partita di rugby perché per andare avanti devi fare passi indietro e perché, se pure sai con certezza che una montagna umana ti si butterà contro appena presa palla, non potrai fare null’altro che proseguire a qualunque costo, esattamente come accade nella vita. La vita è una partita di rugby perché ti ci potrebbe volere un tempo intero per preparare un’azione vincente che vedrai sfumare per una piccola inezia, un fallo, il mancato rispetto di una regola o la decisione di un arbitro.

Ecco perché ogni anno seguo il 6 Nazioni. Ecco perché ogni anno seguo la mia nazionale, e salto e grido come un’ultrà anche se so che in quella partita le prenderemo, anche se sono certa che ci sarà da vender cara la pelle. Perché così è la vita e ci devi stare, semplice!


Queste poche righe sono il quarto step per la 52-week writing challenge che tenterò di seguire in italiano. Spero di poter raccontare ciascuna delle 52 settimane della sfida con una parola che descrive, richiama e racconta i giorni alle mie spalle. Sono curiosa: riuscirò a terminarla? Che parole userò?

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