
Cash- I see a darkness
Ho conosciuto Johnny Cash per colpa dei miei. Si erano iscritti con degli amici ad un corso di ballo e andavano ogni santo sabato a praticare in una sala. Siamo a metà degli anni novanta e per i nostri genitori era impensabile lasciarci liberi, in giro per la città, con solo dieci o dodici anni sulle spalle, quindi ci deportavano in massa verso questa sala da ballo dove ingannavamo il tempo giocando a flipper, biliardo e ai videogiochi, quelli grandi come armadi. Due erano le ragioni per cui migravamo di corsa in sala da ballo: la “Macarena” e il country di “Ring of fire” di Johnny Cash, appunto. Da quel momento quelle note si sono incollate nella mia testa e, per tutti gli anni avvenire, è stato un rincorrersi Johnny ed io.
Johnny è stata la colonna sonora della ristrutturazione home made di casa mia e il frutto di un serio innamoramento che io ho avuto per la sua musica, per i suoi testi e per la storia di quest’uomo. Potrei parlarne per ore intere ma finirei per non accennare nemmeno a “Cash — I see a darkness” la novel graphic di Reinhard Kleis che racconta in bianco e nero (molto nero, per l’uomo in nero) la storia di Cash. E così, siccome un’immagine tira l’altra e una nota accennata in inchiostro porta ad una fatta di suoni, la mia testa ha creato questa rete che ho pensato di pubblicare in avanscoperta prima di dedicare il giusto spazio e tempo al libro vero e proprio dedicato alla vita di quello che, persino un rapper della risma di Snoop dog, definisce “ a real american gangster”
