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La spocchia alla francese

Ultimamente mi sono accorta di aver creato un varco alle letture di autori francesi e che, in questo varco, ci sono entrati alcuni capolavori d’oltralpe.

Di fatto mi sono resa conto che almeno due o tre libri di provenienza francese devono esserci nelle mie letture annuali, quindi propongo di fare tre passi oltralpe attraverso tre romanzi che ho letto negli ultimi anni. Non si tratta di una recensione ma di un’operazione matematica: trovare il minimo comune denominatore.

Tutto inizia con All’impazzata di Françoise Sagan. Protagonista Lucile, raffinata e intelligente mantenuta che, per una volta nella vita, decide di cedere ai sentimenti, all’amore, e di mettere da parte la ragioneria di stato del do ut des. Svolgimento: lascia il ricco amante e si lancia in una nuova vita con un uomo che ama. Risultato: Lucile non è portata per la vita dei comuni mortali, non le piace lavorare (lo trova praticamente volgare), non è abituata al grigio della quotidianità. La nuova vita è così grama che nella seconda parte cambiano anche i colori del romanzo, tutti calibrati sulle sfumature del grigio, appunto.

Io odio Lucile. Ma con tutto il cuore. Anche ora, scriverne mi fa una rabbia.

Nonostante ciò, almeno una volta l’anno, apro quel dannato libro e rileggo alcuni passaggi.

“ … Ma c’e qualcos’altro di te che mi ha conquistato. È…- esitò- Non so. Uno slancio, l’impressione di una creatura in marcia benché tu non voglia andare da nessuna parte. Una specie di avidità, benché tu non voglia possedere nulla. Una specie di perenne allegria, eppure tu ridi assai poco. Sai, la gente viene sopraffatta dalla vita, nel tuo caso invece sembra che sia tu a sopraffarla, la vita. Ecco… “

L’anno scorso, poi, mi sono lanciata in Un po’ di sole nell’acqua gelida, sempre della Sagan. Stavolta il protagonista è Giles, un cronista; affiancato dalla decorativa fidanzata modella, l’uomo ha una crisi di nervi che lo porta a staccare da Parigi (descritta come un postaccio infernale. Mai stati in certe nostre città, questi francesi!) per tornare alle origini, presso la casa della sorella, dove incontrerà una signora che lo sveglierà dal torpore e che per un po’ gli scrollerà di dosso il senso di opacità che lo ricopre. Svolgimento: i due fanno follie, rivoluzionano le loro vite, per un attimo brillano come stelle. Soluzione… no, non posso dirla.

Ora, anche qui, il protagonista mi ha dato fastidio. Non mi piace: è uno smidollato e basta.

Ultimo passaggio, un paio di un mesi fa. Bella di giorno, il libro. Molto meno famoso del suo film con la Deneuve, il libro descrive l’ordinata vita della moglie di un medico e della sua discesa nel lato selvaggio alla Lou Reed. Svolgimento: Severine, la protagonista, è una benestante borghese che ama il marito ma fluttua in una non vita, in una specie di coma motivazionale. Dal nulla, anzi, da un periodo di malattia, nasce quindi l’incessante necessità di essere di tutti ma solo del marito. Soluzione: l’ovvia tragedia.

Anche qui, mi ripeto, Severine mi indispone, mi innervosisce. Ma anche qui, la mia copia del libro è pieno di sottolineature.

“Le sensazioni che, andato via Husson, si presentarono a Severine, furono neutre, irrilevanti, indifferenti.”

Lucile, Giles, Severine tutti e tre mi danno davvero ai nervi: hanno un’aria aristocratica, algida, di totale distacco da te, povero e grigio lettore; vivono un malessere d’animo quasi immotivato, una scontentezza dell’essere che si guarirebbe semplicemente se si calassero nella realtà e vivessero la stessa quotidianità vissuta da quelle comparse delle loro storie che quasi sembrano disgustarli. Il più grande limite è che trattano la loro vita come se fosse un giocattolo facilmente rimpiazzabile appena li annoia e hanno questa inedia addosso, questo torpore che me li rende insopportabili ma fortemente indelebili.

Si può odiare così tanto un personaggio fino a renderlo indispensabile nella nostra dose di libri annuali? I francesi, quelli che ho letto, ci sono riusciti.

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