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Cartoline da Pantelleria

Il giardino dei segreti

Caro Amico,

La prima volta che sono entrato in un giardino pantesco è stata in un ristorante a Scauri, il secondo paese di Pantelleria, posto su un promontorio che si estende dominando un piccolo porto, per lo più turistico. Al suo interno sono disposti i tavoli e le sedie, riparati dal vento ma comunque sormontati dal un cielo stellato avvolto nel buio della notte.

Nei secoli ne sono stati realizzati sia di collegati alla struttura principale del Dammuso, aggiungendo un tocco di fascino alla struttura, sia nei campi, stupendo con la sua forma circolare svettare tra le coltivazioni.

Il centro del giardino è composto da un albero solitario, generalmente un agrume, che cresce fino a raggiungere i vertici della struttura e lì, riparato dal vento e inumidito dalla capacità di condensazione delle pietra, prospera fino alla maturazione dei frutti.

La leggenda narra che la genesi del giardino pantesco provenga da epoche fenicie. Qualche migliaio di anni fa, giorno più o giorno meno, i primi abitanti di Pantelleria si spinsero fino al centro dell’isola per esplorare i boschi che tutt’ora proteggono le pareti del vulcano. Quando raggiunsero il cratere rimasero colpiti dalla rigogliosa vegetazione al suo interno e vollero riprendere la sua struttura nelle costruzioni. Complice un sorprendente spirito d’osservazione, replicarono la struttura naturale che avevano scoperto con i materiali che avevano a disposizione: la pietra lavica.

Tra i più antichi dell’isola è quello delle cantine di Donnafugata, attualmente annoverato tra i luoghi del FAI, che è visitabile dopo una passeggiata tra i vitigni di passito. Il muro, innalzato a secco su pianta perfettamente circolare, è interrotto da una porticina in legno.

L’accesso a questo luogo magico, che ricorda il ventre della terra prospero di sostanze nutritive, viene accompagnato da una scintilla di una antica magia che solo il sole di questa terra può creare. Un misto di fascino e mistero muove la mano verso la porta e quando la si apre un antico arancio accoglie il visitatore con il suo profumo, riempiendo quasi interamente lo spazio e lasciando lo spazio necessario per compiere una piccola processione attorno alla pianta secolare.

Perfino il mio animo esplorativo, pari a quello di un soprammobile, è stato incuriosito da queste costruzioni, che coniugando l’ingegno umano alla natura, hanno una scintilla leggendaria, storica e magica nelle loro fondamenta.

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