Cartoline da Pantelleria

Dalla terra alla tavola, passando per la friggitrice

Caro Amico,

La prossima volta che sento qualcuno lamentarsi per la pesantezza e complessità della cucina piemontese verrà punito con una vacanza in Sicilia, nel caso in cui mi sia particolarmente simpatico a Pantelleria.

Per quanto la cucina piemontese preveda un raffinato livello di sadismo gastronomico con piatti di rara pesantezza tra cui gran bolliti, fritti misti e salse calde, siamo poco più che pivelli se confrontati alla cucina pantesca e più generalmente siciliana (che sono un po’ complesse dal distinguersi per chi è alle prime armi). Gli ingredienti principali che possono essere coltivati sull’isola sono pochi ma ottimi: olive, pomodori, capperi, origano. Ma il livello di raffinatezza con cui vengono processati per arrivare al piatto lascia intendere la maestria tra i fornelli.

Il pesto pantesco, buonissimo, è la felice unione di pomodori secchi, capperi, olive verdi, origano. E olio. Tanto olio. Un ottimo olio in quantità sorprendenti. Partendo da questa preparazione base preparano un’interessante quantità di varianti, pomodoro fresco e mandorle per un sugo da accompagnare alla pasta, rucola fresca per una salsa fresca e gustosa, senza pomodoro e tante olive per uno spalmabile di tutto rispetto. La costante sarà l’olio, sempre ottimo, sempre in quantità che potrebbero ungere l’intera strada, da qui a casa.

Ma la vera perversione alimentare la rintracci nei luoghi meno sorprendenti: il furgoncino del porcaro qui raggiunge lo status della rosticceria con: banco frigo della lunghezza di 5 metri abbondanti, batteria di polli arrosto, 3 friggitorie, spazio kebab, forno elettrico su tre livelli, forno a microonde, affettatrice e, per buona misura, altre tre friggitorie che non fanno mai male. L’olio esausto a fine giornata potrebbe alimentare un porta aerei americana.

Le arancine, dai contenuti diversi, vengono fritte sul momento, e comprendono, in via indicativa e non esaustiva, quelle semplici al burro, al ragù, alla salsiccia, al prosciutto, in un crescendo di gusto sempre fantastico. Suggeriscono di gustarle a pranzo, ancora calde come il sole che ti picchia a strapiombo sulla testa.

Non scherzano nemmeno i calzoni e le focacce che non hanno niente a che fare con quelle liguri essendo per lo più fritte e farcite con ogni ben di dio immaginabile, e anche quelli che non ti saresti mai immaginato, tra cui sesamo, salsiccia, mozzarella, salame piccante, funghi. Qui la lista dei possibili ingredienti si farebbe troppo lunga, devi venire a provarle per pranzo e poi puoi svenire o capire la necessità di fare la siesta.

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