15 anni di te

So che mi odierà (benvenuti nell’adolescenza) per questo mio mettere in piazza i sentimenti, ma non si può solo condividere ragionamenti più o meno condivisibili o più o meno arzigogolati sui massimi sistemi e sulle cose di questo mondo, quindi lo dico, oggi è il compleanno del mio primogenito Giovanni, nato il 25 maggio (stesso giorno di Enrico Berlinguer, amava dire mia nonna) di 15 anni fa.

Sono in una fase della vita particolare, quella in cui ti rendi conto che i tuoi genitori, che vedi sempre meno, stanno diventando anziani, e i tuoi figli cominciano a diventare adulti. Ecco, questa cosa con te è cominciata a ottobre dell’anno scorso, quando da una terrazza dell’aeroporto di Zurigo ti vedevo allontanarti, mano nella mano, con quella che da due anni ti accompagna negli eventi importanti della tua esistenza, verso l’aereo che ti avrebbe portato a Malta.

L’immagine del mio bambino che prende il volo è stata per me di una grande potenza simbolica, quel bambino che oggi sta diventando un uomo. Una vera forza della natura. Sensibile, leale, uno che non si tira mai indietro quando c’è da rimboccarsi le maniche, che in ogni cosa che fa mette il cuore e la passione ponendosi sempre l’obbiettivo massimo, a te, figlio mio, non basta essere a posto con la coscienza… Ironico e pungente, molto cazzone, ma anche rigoroso ed esigente, in primis con se stesso, animato da principi di giustizia, di saggezza, di ricerca di una spiritualità, di apertura verso l’altro e verso le diversità, come altro non potrebbe essere per un trilingue perfetto, che si appresta a diventare poliglotta. Guardiamo nella stessa direzione, poggiamo su un sostrato comune, anche se le nostre posizioni talvolta rispettosamente divergono.

Il mio orgoglio oggi non è solo rappresentato dal fatto che stai diventando un uomo, ma dal fatto che sei e diventerai migliore di me e quando vedi che tuo figlio cresce con maggiori opportunità e con un’esistenza più ricca e migliore della tua, significa che proprio un fallimento non sei stato.

Ho avuto il privilegio di averti, spero di averti coltivato e di continuare a coltivarti degnamente, ad ogni modo sappi che avrai sempre un padre che ti accompagnerà nei decolli e nelle partenze e resterà lì ad aspettarti agli arrivi finché avrà vita e forza per farlo. Auguri, amore mio.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.