Cosa è successo a..? — Femina Ridens

Il 2015 ha portato bene a molti artisti reduci da una campagna di crowdfunding di successo su Musicraiser. È successo anche a Francesca Messina aka Femina Ridens che, assieme a Massimiliano Lo Sardo, ha lanciato una campagna per coprire parte delle spese per il nuovo album “Schiaffi”. Dopo anni di teatro, di doppiaggio e di multiformi esperienze (anche la dance!), con quest’album è arrivato un vortice di riconoscimenti, dall’inserimento nelle classifiche degli album migliori del 2015 fino all’esaurimento di tutte le copie disponibili.

I raiser hanno scommesso sulla fattibilità di questo album ed hanno vinto! E noi con loro!

- Durante la campagna non avevate ancora deciso di chiamare l’album “Schiaffi”, inteso come metafora di una rottura degli schemi e di un’illuminazione inaspettata. La campagna di crowdfunding è stata lo schiaffo che ha fatto aprire un nuovo capitolo?

È stato uno schiaffo alla miseria spirituale di questo mercato discografico in cui c’è pochissimo spazio per la musica di qualità. In questo senso i raiser, attraverso la vostra piattaforma, hanno scommesso sulla fattibilità di questo album ed hanno vinto! E noi con loro!

- Il crowdfunding un forte strumento di condivisione: avete notato la partecipazione di nuovi estimatori durante la campagna oppure è stata finanziata da persone che conoscevate già?

Questo è il nostro secondo album. Con il primo avevamo suscitato molta curiosità. Con il secondo abbiamo coagulato un consenso che non sapevamo di avere. Musicraiser è stato lo strumento attraverso il quale siamo riusciti a tastare il polso della situazione e a capire che c’è un pubblico che ci sostiene.

- Il nuovo album sonda il mondo femminile con ironia e profondità, quanto immaginiamo sia ironico il riferimento al film di Schivazappa del ’69 per Femina Ridens. L’indagine potrebbe espandersi anche al teatro e ritornare su strade già percorse o magari affrontare nuovi ambiti artisti ancora non esplorati - il cinema, ad esempio - per questo nuovo anno?

Noi di solito non facciamo musica per raggiungere un target. Lo facciamo per soddisfare un desiderio di bellezza. Certo sarebbe bello scrivere per il cinema alla Teho Teardo… ma se fosse per un Cinepanettone?!! Direi di si!…però sotto mentite spoglie e ci faremmo chiamare ‘Cincirinella’.

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