Strumenti base per un corretto sviluppo creativo: Julia Cameron e le tre pagine del mattino
Avevo un abbonamento annuale alla piscina comunale, il turno di sera. In pieno inverno, dopo una giornata passata all’università, sballottato da diversi mezzi pubblici, tornavo a casa e non mi aspettava una cena calda, ma la borsa da preparare che da lì a mezzora mi sarei dovuto cambiare al freddo di uno spogliatoio e, infilato il costume, gettare nell ’acqua calda piena degli sputi dei nuotatori che si erano susseguiti nei quattro turni durante tutto il pomeriggio. Eppure dopo centinaia di metri a grandi bracciate i muscoli, una volta a letto, mi abbandonavano per un sonno intenso.
Oltre ai soli sessanta euro dell’iscrizione quello che mi spingeva a non perdere una serata di nuoto era il bisogno di lasciare che i muscoli decidessero per me. In questa cessione di incombenze ritrovavo il giusto grado di intensità in quello che facevo — nuotare — introvabile e dato per disperso durante tutta la giornata.
In questo senso mi piace considerare la scrittura come un addestramento. Non si fa un romanzo seguendo i momenti di ispirazione, ma tenendo vivo il contatto con la materia che stiamo trattando, inesistente e per questo più difficile per noi da tenere a bada.
Un buon metodo lo offre una guru della creatività: Julia Cameron.
Nel suo The artist’s way, pubblicato in Italia da Longanesi, La via dell’artista, Julia Cameron mette a frutto la sua esperienza di insegnamento. Dalla fine degli anni Ottanta, Julia Cameron ha tenuto corsi per sbloccare gli artisti e abbandonarli alla creatività. Il discorso è chiaro e richiede un’alta dose di fiducia: non lasciatevi intimidire dal tono spirituale soprattutto quando parla di preghiere di gruppo. Al di là di certi vezzi new age, riassumerei il libro nelle utilissime indicazioni di metodo che dà nel capitolo Strumenti di base: l’appuntamento con l’artista e le tre pagine del mattino.
Per il primo strumento di base si tratta di dedicare una o due ore di un solo giorno della settimana al nutrimento della nostra creatività, un po’ come i cattolici praticanti che ogni domenica vanno in chiesa per seguire la messa. In genere si tratta di un’escursione, una visita a un museo, anche una semplice passeggiata o cinquecento metri a rana, l’importante è andarci da soli.
Il secondo strumento invece è quello che reputo più utile. Funziona così: ogni mattina, appena svegli, ancora prima di aver fatto colazione, di aprire le finestre, di rinfrescarsi il viso o di svegliare i figli, prendete un quaderno e riempite tre pagine. La scrittura non deve portare alcuno scopo. Riempite le pagine scrivendo anche la stessa parola. Dopo tante sciocchezze, inutili lagne e cose del genere, alla fine verrà fuori almeno una frase se non una parola che vi tornerà utile: “Le pagine ci condurranno al di là della disperazione, verso un regno di soluzioni impensate”.

Vi allego un estratto delle mie tre pagine di questa mattina. So che Julia Cameron mi tirerebbe un orecchio — le tre pagine infatti non vanno mai rilette o diffuse — ma se fatto a scopo didattico credo che chiuderà un occhio.
Non il migliore dei risvegli. Per qualche ora incastrato in un sistema di brutti ricordi. In bagno dalle tapparelle abbassate arrivano fasci di luce come sfoglie di pasta. Il martellare di un cantiere. Questa luce potrebbe essere la stessa di Honk-Kong. Non c’è bisogno di retorica per guadagnare la mia considerazione. Anche una scorciatoia richiede un pedaggio, meglio dedicarsi ai buoni propositi. C’ero, ci sono, ci sarò. In questo spettro temporale posso dirmi…e così via, per tre pagine.