10 Cloverfield Lane, o della finta rivoluzione

Da qualche giorno in Italia è uscito nelle sale 10 Cloverfield Lane: il film sta riscuotendo un grande successo di critica (7,7/10 la sua votazione su IMDb) e c’è addirittura chi ne parla come di un film rivelazione che cambierà il mondo della scrittura cinematografica. Ma è davvero così?
J.J. Abrams — Il condottiero
10 Cloverfield Lane è stato girato da Dan Trachtenberg (al suo primo lungometraggio da regista) ed è stato scritto da Josh Campbell, Matthew Stucken and Damien Chaselle (scrittore e regista di Whiplash). Questi nomi però, nel grande risvolto mediatico in cui è coinvolto il film, sono a malapena citati. Ad essere rimarcato in continuazione invece è il nome di J.J. Abrams, legato al film poiché la produzione è in mano a Bad Robot, casa di produzione di suo possesso.
J.J. Abrams è dai tempi di Lost che non smette di far parlare di sé: ha scritto, diretto e prodotto decine lavori per il cinema e la tv e recentemente ha persino firmato la regia di Star Wars — The Force Awakens. Adesso grazie a 10 Cloverfield Lane c’è chi lo erge addirittura a rivoluzionario, poiché il film a dire di molti avrebbe ampliato le possibilità degli “universi cinematografici”. 10 Cloverfield Lane infatti è un film dalla trama indipendente che però nel finale si lega a Cloverfield, film del 2008 prodotto da J.J. Abrams (attenzione, anche questo solo prodotto, né scritto né diretto da lui).
La “rivoluzione” di 10 Cloverfield Lane sarebbe quindi quella contro la tendenza dilagante di produrre solamente sequel e prequel, e aprirebbe la possibilità di legare più film allo stesso franchise pur non apportando alla storia originale alcun progresso o regresso narrativo, ma ponendosi piuttosto su un piano parallelo alla storia madre.
(Attenzione, da qui in poi, spoiler alert.)
La trama —La spada
La trama è questa: Michelle (Mary Elizabeth Winstead) dopo un incidente stradale si ritrova chiusa in un bunker sotto il controllo di Howard (John Goodman) che non le permette di uscire per il proprio bene. A dire di Howard, il cui aspetto è tutt’altro che affidabile, l’aria è stata “contaminata”. Nemmeno lui sa esattamente cosa sia accaduto -zombie? guerra nucleare? alieni? nessuna possibilità per lui è escludibile- ma una catastrofe si è di certo abbattuta sulla terra e nessuno è rimasto vivo. All’interno del bunker si trova anche Emmet (John Gallagher Jr.), che dice di essere entrato nel bunker volontariamente.
Howard, ahimé, ha ragione. Si tratta di una invasione aliena. Chi di voi ha visto Cloverfield forse se lo aspettava, ma questo risvolto della trama non era scontato: i collegamenti con Cloverfield non sono mai stati chiariti del tutto al fine di una strategia marketing fumosa e misteriosa (anche questa molto di moda recentemente). Il film inoltre è stato presentato come un thriller psicologico legato a Cloverfield solamente dal titolo.
10 Cloverfield Lane effettivamente inizia con i migliori presupposti di un thriller psicologico: la tensione è altissima fin da subito, lo spettatore si immerge nella mentalità del protagonista facendo del suo dilemma il proprio, l’atmosfera è sempre ambigua e la regia, semplice e chiara, non fa che risaltare questi aspetti. Basta una mezzoretta però perché il film si riveli un misto tra un classico escape movie (con qualche breve deviazione horror) e un film apocalittico di catastrofe aliena.
Michelle non crede alle teorie di Howard, ma il suo dubbio dura davvero poco: quando Michelle riesce a rubare ad Howard le chiavi del bunker per riuscire a scappare trova di fronte a sé una donna dalla pelle marcita (è un virus? è l’aria? nemmeno a fine film ne sappiamo qualcosa in più) che le implora di poter entrare, prima di morire sbattendo la testa ripetutamente contro la porta del bunker. Il dubbio su cui si sarebbe dovuto basare il film e che dà la maggiore tensione narrativa, cioè se Howard mente o meno, è sciolto fin troppo presto e il thriller psicologico termina prima di metà film.
Perché questa scelta? Probabilmente solo per poter legare questo film ad un franchise di successo. 10 Cloverfield Lane infatti non è stato scritto per essere legato a Cloverfield: inizialmente si intitolava The Cellar e la trama si sviluppava principalmente sull’ambiguità della situazione. Durante la fase di produzione poi si è deciso di legare questo film a Cloverfield, di cui da tempo i fan reclamavano un sequel. La decisione è stata così improvvisa che anche gli attori furono resi consapevoli del cambiamento solo all’uscita del trailer.
Il film a causa di questa scelta non solo perde la sua potenza, ma anche la trama risente di questo cambiamento di rotta in diverse parti: sia quando il dubbio viene sciolto e il film lascia calare la tensione all’improvviso, ma anche nelle sottotrame probabilmente scritte per The Cellar che perdono il loro potere narrativo fino a rasentare la macanza di coerenza con il resto del film.
Howard un giorno confessa di avere avuto una figlia, portata via dalla moglie anni prima, e lascia una sua foto a Michelle. Michelle qualche tempo dopo scopre la scritta “aiuto” incisa su un vetro ed un orecchino insanguinato, uguale a quello indossato dalla figlia nella foto datale da Howard. Michelle allora crede che Howard abbia ucciso la figlia, e condivide il suo dubbio con Emmet. Quando vede la foto Emmet però le spiega che quella non è la figlia di Howard, ma una ragazza della sua scuola scomparsa qualche anno prima. Tutta questa sottotrama viene abbandonata in fretta e furia: quella che sviluppata meglio si sarebbe rivelata un ottimo twist, viene relegata a prova della pazzia di Howard e resta sospesa lasciandoci più dubbi di quanti ne siano rimasti a Michelle.
Il finale — La sconfitta
Quando Michelle riesce finalmente a scappare dal bunker a dieci minuti dal termine del film, dopo una serie di inquitanti peripezie ed il sacrificio di Emmet, si trova a dover lottare con dei mostri alieni in parte organici ed in parte metallici dalla forma poco chiara. Questo si rivela essere l’unico collegamento di trama con Cloverfield.
Basta davvero questo per aprire una breccia nel mondo della scrittura cinematografica? A mio parere no.
È innegabile che la tendenza ai sequel stia sfuggendo di mano a molti produttori, che al posto che investire su trame nuove preferiscono rifugiarsi in qualcosa che ha già avuto successo; è anche vero però che la serializzazione cinematografica sia imprescindibile quando deriva da altre forme artistiche già serializzate come il fumetto. Anche le trilogie hanno le loro motivazioni: la scrittura cinematografica si basa infatti su schemi tripartiti e la trilogia ne risulta spesso un naturale sviluppo in caso di trame impossibili da sviluppare nello spazio ristretto di un solo film (come Il signore degli anelli).
Lo sviluppo di narrazioni parallele inoltre, non è poi una così grande novità ora che le narrazioni crossmediali ampliano gli universi narrativi a livelli tali da rendere quasi impossibile per un solo fruitore conoscere appieno tutte le sfumature di una stessa storia.
Ed è così che 10 Cloverfield Lane secondo me va ad inserirsi più nella prima categoria, quella del sequel “materasso”, che cerca di proteggere il film da un eventuale fallimento al botteghino. Non legato a Cloverfield anzi, sarebbe diventato un ottimo thriller psicologico, e al posto che della bravura di J.J. Abrams si sarebbe parlato di un ottimo esordio alla regia e di una scrittura suggestiva, che avrebbe potuto rendere questo film un cult come Memento o Donnie Darko.