Corbyn vs Blair: esiste il paese delle meraviglie?

Ci sono, credo, almeno due articoli che oggi vale la pena di leggere sulle primarie del Labour britannico, vinte da Jeremy Corbyn. Il primo articolo si trova sull’Unità. Che, in modo non sorprendente, ha accolto con sospetto e distacco la vittoria. E che pubblica un’analisi di Tony Blair. In cui si legge che “è stata costruita una realtà “parallela”, in cui l’uso della ragione è fonte di irritazione, i fatti un diversivo, le emozioni la fanno da padrone e la sola cosa che conta è uscirsene con affermazioni che facciano star bene chi le pronuncia”.
Blair presenta Corbyn e i suoi sostenitori come persone in preda a un delirio emotivo, incapaci di ragionare e di confrontarsi con persone che, secondo Blair, hanno l’esperienza necessaria e sufficiente per dire loro che la strada che hanno indicato è sbagliata e perdente. Blair, infine (ma leggetelo tutto il pezzo!) dice che i sostenitori di Corbyn, e lo stesso leader, “si sono convinti di avere il monopolio dell’autenticità: perché vi è una vasta ondata di ostilità contro la globalizzazione, contro le élites e contro la navigazione monotona che deriva dal dover prendere decisioni in un mondo imperfetto”.
Ecco, a mio parere, il centro del pensiero di Blair. Il compromesso, il mondo imperfetto (e poco perfettibile, evidentemente), che si oppone all’emotivo desiderio, irrazionale quasi, di cambiare il mondo, la politica. Blair, che cita anche Alice nel Paese delle Meraviglie, sembra dire che Corbyn e i suoi fan siano rimasti legati alla politica come può essere percepita da un ragazzino, ingenuamente ostile alle élites e alla globalizzazione, preda di stimoli che non si sono ancora confrontati con la realtà dei fatti. Il mondo è imperfetto, non cambierà, tanto vale abituarcisi e affidarsi a seri navigatori della monotonia.
Il secondo pezzo lo si trova invece sul Guardian. Ed è firmato dallo stesso Jeremy Corbyn, impegnato a presentare, da leader, la sua visione del futuro del suo partito e della Gran Bretagna. E pare proprio rispondere direttamente al suo vecchio avversario, scrivendo “millions of people want a real alternative, not business as usual, either inside or outside the Labour party”. Basta con la navigazione monotona, ci sono milioni di persone che voglio una alternativa vera, radicale. Un cambiamento profondo, nel partito e soprattutto nella società. Corbyn si sente portavoce di quel famigerato 99%, di quello che lui definisce “democratic upsurge that has already become a social movement”.
Esiste davvero questo movimento sociale? E ha i numeri per inserirsi nella competizione democratica, portando un partito come il Labour a vincere le elezioni? Questa è la domanda (con risposta NO preconfezionata) che pongono in molti a Corbyn, da Blair in giù.
L’altra critica, forte, netta che arriva a Corbyn, sia nell’articolo di Blair che in molti commenti che ho avuto modo di leggere in queste ore, è il suo essere vecchio. Legato a idee del passato, già sconfitte da vent’anni. E’ una critica che ha certamente un fondamento. Ma mi intriga parecchio il modo in cui, indirettamente, sembra rispondere il nuovo leader del Labour.
“Everybody aspires to an affordable home, a secure job, better living standards, reliable healthcare and a decent pension. My generation took those things for granted and so should future generations”, dice Corbyn.
La sua generazione sentiva di aver garantite una casa, un lavoro, condizioni di vita in costante miglioramento, un sistema sanitario affidabile e una pensione decente. Queste garanzie devono essere certe anche per le generazioni future, dice.
Io, nel mio piccolissimo, trovo questa frase il centro di qualsiasi ragionamento politico. Anche oggi. Quando sento dire che oggi tutto questo non è più possibile, perché nel frattempo il mondo è cambiato, le condizioni sono cambiate…penso che mi stiano ingannando. Perché il cambiamento lo decidiamo, sempre, noi. E se abbiamo permesso che si innescasse un cambiamento che non rende più possibili le garanzie di cui parla Corbyn, abbiamo commesso un errore imperdonabile. Ed è il caso di accorgersene e di reagire immediatamente.
Ci sono milioni di persone, in Gran Bretagna, in Italia, in Europa, che sono disposte a sostenere tale reazione, votando per un partito che la incarni?
Io sono convinto di sì. E soprattutto vorrei che si provasse a percorrere quella strada, anche se è pieno di Blair impegnati a spiegarci come questa scelta ci conduca a un baratro.