Bologna vista da fuori

In questi giorni sono a Torino per lavoro e seguo l’attualità bolognese a distanza. Devo dire per fortuna. Visti da fuori, che si sappia, offriamo un brutto spettacolo. Ieri il capogruppo di Forza Italia vestito da nazista perché gli fa ridere, oggi l’ennesimo carnevale della disobbedienza fintamente civile in via Irnerio. Si obietterà che accostare i due episodi è una bestialità. La prima è una porcheria privata che diviene pubblica nel momento in cui si accetta una carica politica (ciò ovviamente non significa che il sin troppo facile killeraggio mediatico che ha sepolto la bruttezza nella bruttezza sia stato uno spettacolo edificante); la seconda, quantomeno nella mente dei suoi attori (la parola è usata in senso letterale), sarebbe invece una strenua resistenza in difesa dei più deboli. Nella loro twittabilità ad uso e consumo degli schieramenti, entrambe le rappresentazioni (involontariamente oscena la prima, studiatamente nobile la seconda) posseggono purtroppo una caratteristica comune.

Che è la totale assenza della serietà che si deve alla politica.

Quell’attività umana che non si fa per dare coerenza estetica al proprio profilo FB, ma che con fatica si porta avanti tra diverse istanze, bisogni e interessi, per arrivare a soluzioni forse imperfette, ma reali e tangibili. Una realtà e una tangibilità che è esattamente ciò che si deve a chi ha bisogno, alle persone cui in queste ore non è rimasto che riparare in chiesa. Come nel Medioevo.

La verità è che con la politica — che è fatta di distinguo, ragionamento, obiettivi e soprattutto: volontà di trovare una soluzione — si sarebbe risparmiato ai senza casa di via Irnerio l’umiliazione di prestare la propria carne all’abbuffata delle parti in cerca di voti.

Sarebbe bello se tutti i candidati di tutte le liste bolognesi si ribellassero alla banalità delle rappresentazioni che stiamo offrendo di noi stessi. Coraggio: alziamolo, un pochino, il livello della nostra città. Se davvero teniamo a Bologna, se davvero abbiamo a cuore “gli altri”, facciamo politica, parliamo di politiche, ragioniamo sulla realtà. Non accontentiamoci di umiliare o esaltare foto stereotipo delle nostre brutte o belle appar(ten)enze.

Circa 500 anni fa Thomas More scriveva:

Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.

Che bel programma elettorale, in queste tre fatiche politiche.