Un ulivista al Pratello ascolta Civati e Schlein. Pensieri e parole di Nicola Pedrazzi (candidato Città Comune con Amelia)

Bologna, 21 maggio 2016

Volevo vederli con i miei occhi, ascoltarli con le mie orecchie, Pippo Civati ed Elly Schlein, insieme a Bologna per sostenere il candidato sindaco Martelloni. Così sabato scorso ho disertato i nostri banchetti di lista e ho pedalato in direzione Pratello.

Per me personalmente, Civati e Schlein sono due volti legati alle attività politiche che ho svolto in Albania: anni in cui, se fossi stato in Italia, sarei stato anche fisicamente al loro fianco. Nel dicembre 2013, quando Renzi divenne Segretario nazionale, riuscii a votare per Pippo dal circolo PD di Tirana (un gruppo di filantropi in maggioranza civatiani diede vita a un seggio nella sede del Partito Socialista Albanese); qualche mese dopo sempre da Tirana sostenni la corsa di Elly verso l’Europa; quando, in qualità di eurodeputata (53.000 preferenze, altroché porcellum!), rese visita per la prima volta al parlamento albanese, corsi con il cuore in gola a conoscere una coetanea e una concittadina vincitrice di una partita transnazionale che a migliaia abbiamo sentito nostra. In un ristorante di Tirana, con una spontaneità rara, nacque quest’intervista.

Oggi che (finalmente!) vivo a Bologna Pippo e Elly sono due avversari. Vederli da un’altra parte è un piccolo “dispiacere politico”; ma è soprattutto un’esperienza istruttiva, che conferma la bontà di una massima che ho respirato in famiglia: in politica le buone intenzioni non tutelano brave persone dal commettere degli errori. A parole, le buone intenzioni di chi, con tenacia, mi ha rappresentato in patria mentre ero all’estero sono la difesa della Carta costituzionale, la battaglia contro un PD che in Parlamento come nelle urne sconfina programmaticamente a destra, la presa di contatto con frammenti di sinistra italiana che eccezion fatta per l’esperienza di Sel dal 2008 non hanno più rappresentanza parlamentare. Temi nazionali che non solo io, ma tutti i candidati di Città Comune avvertono nella loro importanza. Ciò detto, essendo, quella bolognese, una realtà peculiare, noi di Città Comune abbiamo scelto la fatica di continuare a distinguere tra locale e nazionale: stare con un buon sindaco sfidando un PD che anche per ragioni nazionali è sempre meno sensibile a temi per noi prioritari. È questa la nostra ragione d’essere: fuori Bologna noi non esisteremmo. Da qui, la domanda, sincera, che mi ha spinto al Pratello: cosa c’entra «Possibile» con il voto del 5 giugno a Bologna? Al di là dei prossimi appuntamenti elettorali (imminente referendum costituzionale e future elezioni politiche), perché Pippo e Elly si sentono, dal punto di vista amministrativo, vicini a Coalizione Civica?

Purtroppo a queste domande non è stata data risposta: su Bologna i miei due ex rappresentanti non hanno speso una parola. Diciamolo forte e chiaro: il livore verso un ex partito accusato di tradimento non è un programma per la città, come non lo è la preoccupazione (peraltro condivisa da noi di Città Comune) per il quadro politico e costituzionale disegnato dal cosiddetto «Partito della nazione». Sia chiaro, Pippo e Elly tutto questo lo sanno bene: sono due democratici, e in quanto tali ragionanti, attenti alle sfumature; soprattutto: sono due politici che hanno sempre saputo tenere distinti i piani (indimenticabili i «parliamo d’Europa non dell’Italia» di Elly nel 2014, splendide le mani tese di Civati ai grillini nel difficile avvio di legislatura). Purtroppo, per comprensibili esigenze di geografia elettorale, persone di questa cultura politica hanno oggi deciso di assimilare il loro sofferto percorso ai più diversi e litigiosi friggioni politici locali, nella speranza che quest’amalgama di dissenso a sinistra si riveli un giorno ricetta nazionale. Accade così, e solo così poteva accadere, che nelle parole di un Civati improvvisamente grossolano Merola e Renzi diventino una persona sola (una falsità totale dal punto di vista della biografia politica dei due sindaci, del loro rapporto con il loro partito, ma anche dal punto di vista dei contenuti che i due esprimono); accade così, e solo così poteva accadere, che una sofferta scissione a sinistra, senza radici nella Storia di Bologna, non venga spiegata o presentata se non a partire dagli avvenimenti nazionali (un fatto che forse fa chiarezza sul tasso di bolognesità del programma di Colizione Civica); accade così, e solo così poteva accadere, che la vocazione ulivista e di governo che è patrimonio di tutta la sinistra bolognese e cifra politica sia di Pippo che di Elly, vengano accantonate a vantaggio di un’operazione che per lucidità e coscienza strategica a noi ulivisti bolognesi ci ricorda tanto il Bertinotti del 1998. Il fatto che la Borgonzoni del 2016 non sia pericolosa quanto lo era il Berlusconi del 2000 rende il frazionismo una scelta forse meno sciagurata, certo non più intelligente (l’intelligenza politica ha per noi un unico termometro: l’incidenza sulla realtà quotidiana dei bolognesi).

Caro Pippo, mentre dipingevi Merola come un burattino di Renzi la tua onestà intellettuale mi ha ricordato l’onestà intellettuale di Andrea Scanzi quando ti chiamava “foglia di fico del PD”. Cara Elly, la foto che conservo di te è e rimarrà sempre questa.

Bologna, 26 maggio 2014

Cari ex rappresentanti italiani ed europei, quando lottavate nel vostro partito era più interessante il vostro partito ed eravate più interessanti voi. Il futuro ci dirà chi, in questa rottura, ha perso di più. Ma questo è un discorso nazionale, e il PD non è il mio partito, era il vostro. Ora, nelle due settimane che ci rimangono, se davvero vi interessa Bologna voi di «Possibile» potreste dirci qualcosa di possibile sulla nostra città. Se lo farete attraverso la lista che serve più al vostro futuro politico che al futuro di Bologna ci va bene lo stesso. Personalmente, come ho sempre fatto, farò tesoro dei vostri consigli (è anche perché vi ho tanto ascoltato, pensate un po’, che sono candidato di Città Comune con Amelia).

Nicola Pedrazzi