Destiny, affresco incompiuto

Questo articolo è apparso originariamente su BadGames.it

Destiny è un mistero.

A un anno dall’uscita non siamo ancora riusciti a inquadrare appieno l’operazione di Bungie. Da cinici quali siamo avevamo notato alcune debolezze già durante le primissime fasi di sviluppo ma, più ci si avvicinava a quel fatidico settembre 2014, più gli sviluppatori ci assicuravano che il gioco avrebbe fugato ogni dubbio.

Oggi, dopo svariate ore passate sul gioco originale, dopo due DLC, l’aggiornamento 2.0 e l’arrivo del Re dei Corrotti possiamo dire che il sentimento è uno solo: la perplessità.

Fin dai primissimi minuti di gioco Destiny fa presagire una trama epica, scontri di portata galattica e, sullo sfondo, un mondo dotato di una certa intensità drammatica. Questo senso d’attesa rimane costante lungo tutta l’avventura ma non si concretizza mai. Superate le missioni introduttive ci troviamo davanti un Sistema Solare tanto vasto quanto privo di attrattive. Si inizia il gioco sparando contro l’alveare e i corrotti ci si ritrova 60 ore dopo a sparare contro l’alveare e i corrotti. Le uniche differenze, se così possiamo chiamarle, stanno nell’equipaggiamento (più armi esotiche per tutti!) e nel numero di proiettili che i nemici riescono a incassare prima di stramazzare al suolo. Fine.

Oggi, dopo svariate ore passate sul gioco originale, dopo due DLC, l’aggiornamento 2.0 e l’arrivo del Re dei Corrotti possiamo dire che il sentimento è uno solo: la perplessità.

Giocare insieme a un gruppo di amici rende l’intera esperienza molto meno straniante ma, nel complesso, la sensazione è sempre quella di avanzare quasi per inerzia, muovendoci in un mondo che non riesce a costruire una connessione sentimentale fra chi sta dietro al pad e chi sta dentro al televisore.

Per un neofita le prime ore di gioco, nonostante la radicale semplificazione del sistema di esperienza e leveling, sono una scalata di quarto grado. L’upgrade istantaneo al livello 25, il minimo indispensabile per accedere alla campagna del Re dei Corrotti, offre un’illusorio senso di onnipotenza lungo le missioni iniziali che, vittoria dopo vittoria, si trasforma gradualmente in frustrazione pura. L’aumento di livello, infatti, non ci dota di tutte le abilità che avremmo acquisito con il grinding normale e, dunque, costringe il giocatore a un doloroso percorso di potenziamento.

Intendiamoci, l’approccio non è sbagliato a prescindere, anzi, lo sblocco graduale della caratteristiche del personaggio permetterebbe, in teoria, di far pratica in maniera morbida, peccato però che Destiny non si prende mai la briga di spiegare al giocatore quello che sta succedendo a schermo. Così il novellino di livello 25 dovrà scoprire a sue spese che no, il suo avatar non ha le stesse caratteristiche di uno che al livello 25 c’è arrivato sconfiggendo Crota e le sue armate.

Destiny è infarcito di mancanze come questa, sembra quasi che Bungie, a un certo punto, si sia convinta che le eccellenti dinamiche FPS in cui è maestra avrebbero coperto tutte le altre mancanze del gioco. Purtroppo non è andata così, nonostante i miglioramenti e le modifiche Destiny rimane un gioco molto difficile da approcciare, quasi criptico nelle sue meccaniche. Laddove prodotti come Bloodborne o Dark Souls riescono a sublimare il loro essere “troppo” difficili con meccaniche di gioco modulate al millimetro, Destiny risulta solamente confuso e incapace di costruire un’identità precisa.

Infine pure l’aspetto commerciale non va sottovalutato: chi acquistò Destiny un anno fa dovrà spendere altri 40 euro per Il Re dei Corrotti oltre all’acquisto dei due DLC minori, altrimenti sarà necessario orientarsi verso l’edizione completa del gioco, a prezzo pieno. Insomma, pur senza considerare i costi di abbonamento ai vari servizi online, Bungie chiede un discreto impegno economico senza però fornire alcuna garanzia riguardo il destino di Destiny (ok, questa era bruttissima).

Destiny risulta solamente confuso e incapace di costruire un’identità precisa.

A oggi il progetto di Bungie rimane un gigantesco incompiuto; l’aggiornamento 2.0 mette una pezza alle crepe più evidenti ma rimangono alcune disattenzioni gravi, come il problema delle abilità per i nuovi giocatori. In generale Destiny rimane un titolo da prendere per quello che é, un gigantesco esperimento ancora in divenire, amatissimo da alcuni e odiato da altri. Forse con altre correzioni finalmente si trasformerà nel gioco che Bungie ha sempre voluto creare ma, per adesso, non ci siamo ancora.