«Cosa si nasconde dietro al bando del burkini?»

(Foto www.theguardian.com)

La recente polemica sul burkini è più seria di quanto si possa pensare.

Dietro al rifiuto del costume integrale si nasconde un significato preciso: l’Europa sta fallendo nel processo di integrazione e non è capace di risolvere il conflitto culturale che l’immigrazione l’ha obbligata ad affrontare.

Guai a toccare la bandiera dei diritti e delle libertà, ma quando si tratta di tematiche un po’ scomode che toccano l’intimità e la sessualità allora non si è più pronti a sventolarla. È un’ipocrisia e in pochi lo ammettono.

Poco importa se una donna va in spiaggia o al supermercato con uno straccio in testa! Mi dispiace per lei, poveretta che a 1000km di distanza non ha ancora abbandonato la moda dei beduini, e voglio difenderla nel suo diritto di potersi liberare di quei drappi, ma sono affari suoi, come le scelte alimentari o i gusti in fatto di musica.

Cosa c’è di così sconvolgente in un vestito castigato? A me fa più impressione vedere certi mostri per strada con i capelli sporchi e le caccole incrostate al naso, ma se non si vogliono fare la doccia chi glielo può imporre? Nessuno, e allo stesso modo se c’è una parte del mondo islamico che vive con usi e costumi diversi dai nostri e vuole continuare su quella strada, perché mai dovrebbe cambiare stile di vita?

La sicurezza e la paura del terrorismo non centrano nulla, la polemica del velo è solo strumentale. Limitiamoci quindi a tutelare le situazioni di violenza e solo quando qualcuno avrà la prova che una gonna lunga rappresenti una violenza allora ne potremo riparlare.

Nel frattempo, io continuerò ad andare al mare con il costume fregandomene se la mia vicina di cabina vuole fare il bagno vestita da power ranger.