5 must read: Cannabis terapeutica, tra aperture e resistenze
Questa settimana parliamo di cannabis terapeutica nelle nostre 5 must-read.
Benché la comunità scientifica sia sempre più concorde sui benefici che possono derivare dai farmaci a base di cannabis, e medici e pazienti la sostengano con sempre più forza, benché porti vantaggi anche da un punto di vista economica, le politiche continuano ad essere ambivalenti e — in alcuni casi — di aperta ostilità.
Buona lettura!
Andrea Oleandri, coordinatore NMLSG

1. Ecco perché la cannabis è sempre più sostenuta da pazienti e dottori
Nonostante i risultati positivi, ad esempio nel trattamento della sclerosi multipla, la cannabis terapeutica in molti paesi non è legale e, dove lo è, non è di facile accesso. La paura dei governi nel legalizzare l’uso di farmaci a base di cannabis sta spesso nella loro convinzione che questo possa aprire le porte alla legalizzazione per uso ricreativo. Per questo, anche nei paesi dove la prescrizione di questi farmaci è legale, spesso la spesa per questi è totalmente a carico dei pazienti, senza che gli organismi di sicurezza sociale se ne facciano minimamente carico. Capita dunque che gli alti costi spingano le persone a rivolgersi al mercato nero.
Questo nonostante ormai anche i medici siano sempre più in prima fila nel chiedere la legalizzazione della cannabis terapeutica e l’accesso a questi farmaci.
2. In Gran Bretagna un’azienda ottiene autorizzazioni per studiare meglio i benefici della cannabis
Quest’estate aprirà nel Regno Unito il primo centro britannico di ricerca sulla cannabis. La società MediPen, conosciuta per i suoi vaporizzatori non psicoattivi (che, sostengono i pazienti, mostrano di avere diversi benefici), sta ottenendo le autorizzazioni per cominciare a studiare nuovi trattamenti, relativamente anche alla cura per il cancro. Una notizia positiva su quanto possa essere importante legalizzare e investire sulla cannabis terapeutica.

La cannabis terapeutica negli Stati Uniti è utilizzata, tra le tante cose, anche per affrontare l’epidemia da oppioidi che ogni giorno uccide decine di persone nel Paese. Ma ora Jeff Sessions, il procuratore generale voluto da Trump e che sulle droghe ha un approccio durissimo, chiede che venga rimosso l’ostacolo giuridico per cui il suo ufficio non possa interferire con i programmi legati all’utilizzo medico della cannabis.
Se lo facesse potrebbe limitare l’utilizzo di questi farmaci, mettendo a serio rischio il lavoro che i medici stanno portando avanti. Per questo la comunità scientifica ha preso posizione contro di lui.

4. I nuovi posti di lavoro che la legalizzazione della cannabis porta
L’Arkansas è uno degli Stati americani ad aver di recente legalizzato la cannabis a scopo terapeutico. Oltre che a beneficio dei pazienti, questo cambio di politica porta vantaggi anche da un punto di vista economico.
Di recente la Medical Marijuana Commission ha pubblicato alcuni annunci di lavoro per i quali ci si potrà candidare entro il 18 settembre. Se siete interessati, ecco il link alle posizioni aperte.

5. La corsa ad ostacoli dei pazienti italiani
Difficoltà a trovare un medico disponibile a prescrivere terapie dove si utilizzi cannabis terapeutica. Difficoltà nel reperimento dei farmaci che, importati dall’Olanda, lasciano spesso dei periodi vuoti tra una consegna e l’altra. I costi che, per molti, sono al limite del proibitivo. Questi sono alcuni degli ostacoli che si affrontano per il diritto alla cura con farmaci a base di cannabis.
A questi si sono aggiunte di recente anche le multe elevate contro alcune farmacie che vendono questi farmaci. A quando un cambio di approccio?
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