5 must-read su droghe & dintorni [7/2016]

Oggi inizia ufficialmente #UNGASS2016: se ancora non sapete cos’è e perché è tanto importante, scopritelo con il nostro explainer!

Aspettando di tirare le somme su come andrà (ne riparleremo infatti venerdì nel nostro approfondimento settimanale), vi proponiamo la solita selezione di letture stupefacenti — perché oggi più che mai è importante ricordarsi i motivi per cui sulle droghe si deve e si può cambiare verso.

1. Sanders vs Clinton sulla guerra alle droghe

Mercoledì scorso a Brooklyn si è tenuto l’ultimo dibattito televisivo tra i due sfidanti alle primarie presidenziali del Partito Democratico (che si svolgeranno proprio oggi). È stato senza dubbio il confronto più infuocato tra Bernie Sanders e Hillary Clinton, fitto di attacchi reciproci e momenti intensi, e uno scambio particolarmente acceso si è avuto proprio sulla guerra alle droghe.

Quando si è giunti a parlare della tanto nota legge del 1994 firmata del marito della Clinton, allora Presidente degli Stati Uniti — legge ritenuta comunemente all’origine della pratica delle incarcerazioni di massa per reati di droga — Sanders ha prontamente colto l’occasione per sottolineare come sulla questione vi sia una distanza abissale tra la sua posizione e quella di Hillary.

“Questa è la differenza tra me e il segretario di stato: dobbiamo avere il coraggio di farla finita con la guerra alle droghe. Troppe vite sono state distrutte per la criminalizzazione del possesso di marijuana.”

Una precisazione a margine: nonostante sul ruolo importante della “dinastia dei Clinton” nella guerra alle droghe (e specificatamente nello sdoganare le incarcerazioni di massa) ci siano pochi dubbi — tanto che sia Bill che Hillary hanno ritenuto di doversi pubblicamente scusare in più occasioni (tipo, Bill: 1, 2, 3; Hillary: 1 e 2) — è comunque importante sottolineare che dire che il “Crime Bill” del 1994 sia stato l’unica causa delle incarcerazioni di massa negli Stati Uniti è in realtà una semplificazione pericolosa. Così come l’affermazione di Sanders, che collega l’incarcerazione di massa esclusivamente alla criminalizzazione del possesso di marijuana, è tecnicamente imprecisa.

In ogni caso, applausi per Bernie, che è comunque l’unico candidato alle presidenziali americane ad aver preso posizione a favore della decriminalizzazione della marijuana a livello federale.

2. Perché la risposta giusta alla “epidemia di oppioidi” che affligge gli Stati Uniti deve essere basata sulla riduzione del danno e non sulla criminalizzazione

Gli Stati Uniti sono flagellati da una “epidemia di oppioidi” che fa quasi 50,000 vittime all’anno. Si tratta di una vera e propria emergenza di salute nazionale, ed è ormai evidente a tutti che la guerra alle droghe ha avuto un enorme peso nel determinarsi di questa situazione drammatica. 
Se (come avevamo già avuto modo di notare) la nuova proposta di legge dell’amministrazione Obama è piuttosto ambigua — introducendo sì politiche di riduzione del danno ma senza abbandonare in toto l’approccio criminalizzatore — è invece da salutare senz’altro positivamente la decisione dello stato del Tennessee di sopprimere la legge che condanna le donne che hanno figli che soffrono di sindromi di astinenza neonatale (cosa che avviene tipicamente quando le future madri fanno uso di droghe durante la gravidanza). I fatti hanno infatti dimostrato che l’approccio criminalizzatore è controproducente: invece di incoraggiare le donne a porre fine all’assunzione di sostanze, la legge le costringeva a nascondersi (e non avere il coraggio di chiedere aiuto per curarsi )— e questo ha determinato un preoccupante aumento di tali casi. Fortunatamente il Tennesse ha finalmente capito che la tossicodipendenza è un problema di salute e non un crimine.

3. Never without Naloxone (per sconfiggere l’epidemia di eroina)

C’è un farmaco che potrebbe risolvere il problema delle morti da eroina: si chiama Naloxone e ha il potere di bloccare gli effetti dell’overdose (in particolare, la depressione respiratoria che tanto spesso si rivela letale).

Studi autorevoli riconoscono che l’accessibilità al farmaco è un fattore molto importante nella riduzione dei danni derivanti dalla dipendenza dall’eroina. Purtroppo procurarsi questa medicina miracolosa continua a essere problematico più o meno in tutto il mondo: in tanti, troppi stati il Naloxone resta acquistabile solo previa presentazione di una ricetta medica, e anche dove tale farmaco si può comprare senza obbligo di prescrizione — come avviene ad esempio in Italia — l’effettivo accesso allo stesso resta comunque difficoltoso (per usare un eufemismo). Per questo motivo, è decisamente da celebrare la decisione del Canada di rendere (finalmente) disponibile il Naloxone in tutte le farmacie del paese, senza obbligo di prescrizione: l’immediata implementazione del programma nazionale di “take-home Naloxone” è senz’altro la risposta migliore all’epidemia di eroina che ha contagiato il paese.

4. Come la nuova, rivoluzionaria ricerca sul LSD ci può insegnare a liberare le nostre menti

Un team di ricercatori dell’Imperial College di Londra ha dimostrato cosa accade al cervello di chi assume LSD in un rivoluzionario studio (pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences). Gli scienziati, sottoponendo a risonanze magnetiche soggetti sotto effetto di LSD, hanno infatti letteralmente “fotografato” i potenti effetti della sostanza psichedelica sul cervello umano (come la possibilità all’individuo di vedere anche con gli occhi chiusi, di sentirsi tutt’uno con l’universo e di regredire allo stato dell’infanzia).

“Questa scoperta è per la neuroscienza quello che il bosone di Higgs è stato per la fisica quantistica”

Parola del dottor Robin Carhart-Harris, tra gli autori dello studio. Se l’affermazione è forse un po’ esagerata, non si può certo negare l’enorme importanza dello studio, che riapre finalmente— dopo decenni di sostanziale immobilismo — la ricerca sulle potenzialità del LSD ed offre preziosissimi spunti di riflessione su quella che potrebbe essere “la droga del futuro”: in altre parole, questo è (o quantomeno, dovrebbe essere) solo l’inizio.

5. Piccola storia del binomio tra guerre & droghe

Altro che guerra contro le droghe: ecco come si sono sempre fatte le guerre con le droghe! Lukasz Kamienski nel suo libro Shooting Up (recensito da Vice) ci racconta di come le droghe siano state utilizzate più o meno in ogni guerra della storia per spingere i soldati ad uccidere — con i picchi nefasti della seconda guerra mondiale, “combattuta sotto l’effetto di speed o meth”, e il conflitto in Vietnam, ribattezzato “la prima guerra farmacologica” a causa della diffusione della dipendenza da eroina tra i combattenti.

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