Sulle droghe l’Europa cambia?
Presentato il nuovo Piano di Azione triennale, il documento più progressista mai elaborato in sede europea. Parte da qui un cambiamento delle politiche sulle droghe anche nel nostro continente?
Ci sono due tempi che monopolizzano il dibattito quando si parla di Europa: la questione migranti e l’austerity.
È così passato praticamente sotto silenzio un documento sulle droghe che, senza paura di smentite, si può definire il più progressista mai presentato. Un programma di interventi che tiene in conto l’evoluzione del mercato europeo della droga dove sono emerse nuove sostanze e nuovi rischi che richiedono risposte diverse, lontane dall’approccio criminalizzante che, in quasi tutti i paesi, ha dominato la scena negli ultimi decenni.
Il Piano d’Azione triennale 2017–2020 traduce in obiettivi e azioni concrete la strategia sulle droghe 2013–2020 dell’Unione Europea. Questo è il secondo piano relativo all’attuale strategia e arriva dopo che il precedente (2013–16) era stato valutato lo scorso anno da agenti esterni, incluse anche le organizzazioni della società civile. Erano state proprio queste ultime a evidenziare alcune carenze molto significative nelle politiche comunitarie in materia di droga.
In particolare queste riguardavano uno dei pilastri su cui si basa la strategia comunitaria, la riduzione della domanda e del danno sui quali l’Europa è in significativo ritardo in termini di progressi compiuti nel triennio appena trascorso.

È stata segnalata infatti la riduzione e la chiusura di programmi di riduzione del danno e, come contraltare, il crescere dei tassi di infezione da epatite C e HIV, nonché un aumento delle morti per overdose — in particolare tra chi fa uso di sostanze per via iniettiva — in alcuni Stati membri.
Segnalazioni raccolte nel nuovo piano d’azione che all’implementazione di queste politiche dedica grande spazio. Un’attenzione nuova rispetto al passato dovuta anche al lavoro che ha portato alla stesura del documento, nel quale sono stati coinvolti il gruppo di esperti della Commissione e il Forum della società civile sulle droghe, un gruppo variegato di oltre 40 ONG in rappresentanza di diversi campi, prospettive e approcci ideologici che, per la prima volta, è stato sistematicamente e significativamente coinvolto in questo processo, potendo avere quindi un impatto significativo sul documento finale.
Vediamo nel dettaglio le principali novità.
LA RIDUZIONE DEL DANNO
Come dicevamo, a differenza del precedente Piano di Azione, questo documento pone grande accento sull’aumento dell’accesso ai programmi di riduzione del danno — e non solo dei programmi mainstream, come quelli di sostituzione dell’oppio e la fornitura di aghi e siringhe, ma nuovi interventi come la distribuzione del naloxone e l’apertura di stanze del consumo.
È la prima volta che l’UE riconosce ufficialmente l’efficacia di questi innovativi programmi e quindi la necessità di implementarli.
Sempre per quanto riguarda la riduzione del danno il Piano affronta anche il problema della mancanza di servizi in base ai generi, all’età e ad alcuni altri fattori. Si sottolinea infatti come genere ed età costituiscano spesso un’enorme barriera per l’accesso a qualsiasi tipo di programmi di riduzione del danno. In molti Stati membri la popolazione sempre più anziana di consumatori di droga avrebbe bisogno di altri tipi di sostegno sociale e sanitario rispetto a quelli rivolti ai giovani, così come servirebbero strutture e programmi dedicati ai minori, alle donne e alla comunità LGBT.
Si sottolinea infine come detenuti e richiedenti asilo spesso non abbiano accesso ai servizi di base disponibili per il resto della comunità. Argomenti sui quali il Piano di Azione mira a ridurre il divario attualmente esistente.

I DIRITTI UMANI AL CENTRO DELLE POLITICHE
L’integrazione degli standard internazionali in materia di diritti umani nelle politiche sulla droga è stato per lungo tempo una delle richieste più insistenti provenienti dalla società civile.
Richieste soddisfatte oggi dall’Unione Europea, dopo che un anno fa furono le stesse Nazioni Unite a farlo nella relazione sulle politiche in materia di droga e il loro impatto sullo sviluppo umano.
Il Piano di Azione si prefigge infatti di creare e attuare appositi strumenti orientati ai diritti umani. Un’apertura importante che darà alla società civile l’opportunità di segnalare l’incoerenza a livello di sistema delle leggi repressive rispetto ad un approccio volto a garantire i diritti umani delle persone che utilizzano droghe.
TROVARE ALTERNATIVE ALLE PENE DETENTIVE
Mentre la società civile supporta quasi all’unanimità la depenalizzazione dell’uso di droga, lo stesso non avviene per quanto riguarda gli Stati membri. Per questo il Piano di Azione, che richiede agli Stati di applicare alternative alle sanzioni coercitive, può essere un primo passo nella direzione auspicata. La prigione dovrebbe essere utilizzata come ultima risorsa e le misure penali non dovrebbero essere utilizzate per l’uso o il possesso personale di droghe.
PARTECIPAZIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE
Anche se nella maggior parte degli Stati membri la società civile svolge un ruolo fondamentale nell’attuazione delle politiche sulla droga, ad esempio fornendo servizi di riduzione del danno, c’è una grande diversità nel modo in cui le stesse organizzazioni sono coinvolte nella formulazione e nella valutazione delle politiche.
L’obiettivo n. 9 del nuovo Piano richiede, a tal proposito, non solo il coinvolgimento del Forum della società civile sulle droghe nella formulazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle politiche sulla droga a livello europeo, ma anche il coinvolgimento della società civile nella definizione di politiche a livello nazionale.

VALUTAZIONE DELLE POLITICHE ALTERNATIVE
I valutatori esterni del precedente Piano d’azione sulle droghe hanno sottolineato l’omissione di una discussione sulle recenti tendenze delle politiche sulla cannabis, chiedendo alla Commissione di fornire un’analisi completa degli sviluppi riguardanti i modelli di regolazione di questa sostanza (ad esempio i Cannabis Social Club in Spagna) e il loro impatto.
Da questo punto di vista il testo prodotto non è progressista come si poteva auspicare, limitandosi a sollecitare l’EMCDDA (l’Osservatorio Europeo sulle droghe e le dipendenze) a fornire un aggiornamento sulle leggi in materia di cannabis nell’Unione europea.
Può bastare questo documento — che ora verrà sottoposto all’approvazione del Parlamento Europeo — a segnalare un decisivo cambiamento delle politiche comunitarie in materia di droghe? Probabilmente no. Molti Stati membri opporranno resistenze ai cambiamenti e alle riforme sollecitate, tanto più considerato che, non disponendo la Commissione di risorse economiche significative per queste politiche, l’implementazione delle stesse spetta ai singoli paesi. Le risorse potrebbero essere trovate facilmente se ci fosse un ripensamento generale delle politiche sulla droga, ad esempio attraverso la legalizzazione della cannabis (che, tuttavia, è difficile pensare diventi realtà in tempi considerevolmente ragionevoli).
Questo Piano di Azione rappresenta però, in conclusione, un ennesimo tassello che va ad aggiungersi agli altri che negli ultimi anni sono stati posti verso politiche sulle droghe non repressive e rispettose dei diritti umani. E un significativo sguardo verso il futuro.
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