Italy: Scenesetter for the Official Visit of PM Matteo Renzi.

«Se approvata, la riforma costituzionale restituirebbe anche all’esecutivo la competenza esclusiva per le grandi infrastrutture, l’energia e altri progetti di sviluppo di interesse nazionale. Sotto il sistema attuale il governo centrale e quelli locali condividono “competenze concorrenti”. La derivante sovrapposizione burocratica dà a ciascuna autorità locale un potere di veto de facto, che risulta in costi elevati e imprevedibili, e frequenti ritardi per i grandi progetti. Ciò complica i tentativi dell’Italia di attirare investimenti stranieri e aggiornare la rete delle infrastrutture. Questa riforma dovrebbe sbloccare progetti critici che l’opposizione regionale ha ritardato per anni, come la Trans Adriatic Pipeline e la diffusione nazionale dell’high speed broadband (la banda larga)»

«L’Italia è emersa da tre anni di recessione nel primo trimestre del 2015, ma il Pil rimane oltre nove punti sotto il suo picco pre crisi, e resta ben al di sotto della media europea. Il 27 settembre il governo ha abbassato l’obiettivo di crescita, a causa del significativo apprezzamento dell’euro, la continua assenza di inflazione e l’incertezza globale seguita alla Brexit. Come lascito della crisi finanziaria, Roma ha aumentato il debito pubblico a 2,1 trilioni di euro, cioè il 132% del Pil, un livello secondo solo alla Grecia».

«La capacità fiscale dell’Italia resterà severamente limitata per decenni, incluse nuove spese per la difesa».

«Le esportazioni chiave verso gli Usa sono le auto, come la Jeep Renegade e la Fiat 500, i prodotti farmaceutici e i macchinari industriali. Purtroppo, però, l’Italia è solo all’ottavo posto nell’Eurozona come destinazione degli investimenti diretti americani, nonostante compagnie come Amazon, Apple, Ge, Cisco e Ibm abbiano annunciato operazioni di grande profilo nel 2016. Il clima degli investimenti è difficile per la burocrazia ingombrante e un sistema sclerotico della giustizia civile. Renzi ha fatto progressi nell’attuare riforme strutturali e misure per stimolare la crescita, ma l’applicazione è a macchia e molto resta ancora da fare».

«La Brexit ha provocato uno shock nei mercati finanziari e nel settore bancario italiano. Le banche sono particolarmente vulnerabili agli shock esterni, perché i loro bilanci sono appesantiti da prestiti non performanti che costituiscono il 17% del totale. Per fortuna non ci sono segni di una corsa agli sportelli o crisi di liquidità. Il sistema bancario rimane solido e, con l’eccezione del Monte dei Paschi di Siena, ha fatto meglio di quanto ci si aspettasse negli “stress test” europei. La prospettiva, però, resta incerta: ci vorranno anni, e un solido ritorno alla crescita, affinché le banche italiane si ottimizzino».

Con queste premesse, il 18 ottobre Renzi viene ricevuto alla Casa Bianca. Poco dopo Trump vince le presidenziali, il referendum costituzionale viene bocciato e il premier si dimette, nonostante Barack gli chieda di rimanere. I problemi però restano gli stessi, perché tutti gli ambasciatori americani degli ultimi venti anni, Sembler e Spogli inviati da Bush, Thorne e Phillips da Obama, hanno condiviso queste riflessioni bipartisan. Probabilmente le ripeterà anche Lew Eisenberg, il finanziere scelto da Trump per Via Veneto, ma intanto l’Italia si divide su altro.

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