Concordo in pieno. Qualche commentatore sulla pagina Facebook di PHA diceva: “E com’è che quando i rapper inneggiano al Black Power e al pestare la polizia, nessuno si indigna?”. Aggiungo che, in seguito all’evento, Anselmo si è più volte scusato per l’accaduto (in modi più o meno imbarazzanti, forse, ma tutti — apparentemente — sinceri e sentiti) e si è reso disponibile a lasciare i Down per non trascinarli nella sua stessa merda.
Nessuno qui fa apologia del nazifascismo o della xenofobia, ci mancherebbe. E se è pur vero che in Europa e USA abbiamo provato sulla nostra pelle maggiormente i risultati delle dittature di destra, in altri paesi hanno pagato con il sangue, la povertà e l’odio le rispettive dittature di sinistra. Chissà, forse i Rage Against The Machine o i 99 Posse a Cuba o nella Russia dei gulag non sarebbero stati accolti con lo stesso entusiasmo.
Anselmo è un alcolizzato, ex-tossico eroinomane e con una vita sempre al confine. È, piaccia o non piaccia, l’Ozzy Osbourne degli anni ’90: carismatico, pericoloso, imprevedibile, provocatore, riferimento assoluto del metal moderno e contemporaneo. Che le sue idee siano affini alla destra non è certo una novità, ci si stupisce un po’ troppo tardi, forse.
Ma non si sta candidando per la Casa Bianca e nemmeno per fare il sindaco del suo paese. Non fa l’insegnante a scuola. Non è a capo di un’azienda, né dirige un’associazione benefica. Non ha fondato una chiesa né una setta. Philip Anselmo suona metal. Da sempre. E non credo che ascoltando le sue canzoni (dove peraltro non appaiono MAI riferimenti xenofobi di alcun genere), qualcuno possa d’improvviso diventare un skinhead.
Destra o sinistra, neri o bianchi, questa musica non ha colore.