Verdana contro Futura: l’incredibile caso IKEA.

È l’estate del 2009. IKEA, il gigante svedese dell’arredo di design a buon prezzo, abbandona dopo oltre 50 anni il carattere Futura in favore di Verdana. Contro ogni aspettativa, l’argomento accende tutta la Rete: esplode una di quelle font-war che passerà alla storia.


Paul Renner (1878–1956). Disegnò Futura nel 1927 ispirandosi al movimento Bauhaus.

Futura pianta le sue radici storiche all’inizio del secolo scorso: è stato disegnato nel 1927 dal type designer tedesco Paul Renner (Weringeröde, 1878–1956). Da buon tedesco, Renner amava l’onore, la responsabilità e il duro lavoro, mentre odiava profondamente molti degli aspetti della vita moderna: la musica, il cinema, la danza — in generale, le piacevoli distrazioni. Ironia della sorte, il suo Futura diventa ben presto uno dei caratteri più sfruttati dal mondo dell’entertainment – ancora oggi è ampiamente usato su copertine di dischi, locandine cinematografiche, videogiochi e fumetti (da 2001: Odissea nello Spazio ad American Beauty, da V for Vendetta ai Vampire Weekend, da The Elder Scrolls V: Skyrim a Watchmen).

Le forme dei glifi di Futura si rifanno alle forme geometriche pure: la O è un cerchio quasi perfetto; A, M, V e W terminano con vertici a punta; gli occhi di a, b, d, g, q, p sono circolari. Il contrasto e la modulazione tra i tratti è pressoché assente: Futura è un carattere elegante, pulito, equilibrato, geometrico, neutrale.

[in realtà, IKEA usa una versione customizzata di Futura, chiamata IKEA Sans e disegnata da Robin Nicholas. Ma il riadattamento è leggerissimo e il carattere resta sostanzialmente identico all’originale]
Il type designer Matthew Carter (1937, –). Oltre a Verdana, suoi anche Georgia, Tahoma, Shelley e Snell Roundhand.

Verdana è invece più recente: 1994. È opera del type designer inglese Matthew Carter (1937, –). Diplomatosi con un anno di anticipo, il giovane Carter ha la strada spianata per la carriera di insegnante di lettere. È già stato ammesso alla prestigiosissima Oxford: ma la sua età lo costringe a prendersi un anno sabbatico, che trascorre a lavorare in una tipografia di amici di famiglia. È amore a prima vista: non si iscrive mai più ad Oxford e diventa uno dei type designer più prolifici dell’era digitale. Oltre a Verdana, Carter ha disegnato Georgia (1993), Tahoma (1996) — entrambi usatissimi per la visualizzazione a video e diffusi nel mondo grazie al contratto con Microsoft — nonché gli script Shelley e Snell Roundhand, il lapidario Skia e il font ufficiale per la compagnia telefonica Bell, il Bell Centennial.

Le forme di Verdana sono specificatamente disegnate per la visualizzazione a video, in un’era peraltro dove i caratteri utilizzabili per il web design erano pochissimi, le famose web-safe font families: Verdana, Arial, Helvetica, Georgia, Times New Roman e pochi altri. Questo si riflette sulle forme dei glifi: l’altezza della x è più elevata di Futura per garantire una migliore leggibilità su schermo; il design è un po’ più goffo e appesantito, avendo Carter previsto alcuni inserimenti forzosi di grazie per evitare confusione tra le lettere (ad esempio, tra I e l); infine, dovendo sottostare alla rigida griglia dei pixel bitmap, la differenza di peso tra Regular e Bold è molto elevata — nel peggiore dei casi, se un’asta del Regular è spessa 1 px, il Bold non può che essere almeno 2 px — cioè il doppio: un’esagerazione in stampa.

Il catalogo IKEA del 2009 impaginato con Futura (a sinistra) e quello del 2010, che usa Verdana (a destra).

Appena i nuovi cataloghi IKEA impaginati con Verdana vengono spediti nelle case dei cittadini di tutto il mondo, la Rete esplode di indignazione.

La faccenda diventa in un attimo trend topic su Twitter, e vengono promosse petizioni per il ritorno a Futura (la più fortunata delle quali raggiunge addirittura le 7.000 firme). Gli utenti da tutto il mondo criticano il cambio di carattere, ritenendo Verdana una scelta banale:

Verdana è robaccia Microsoft, e la sua iper-diffusione ha contribuito ad una omogeneizzazione del design. Da oggi, IKEA è solo un’azienda come un’altra.

C’è chi è più nostalgico e traccia un imprevisto parallelo gastronomico:

Peccato, le forme tonde della O in Futura mi ricordavano le polpette IKEA!
Le due copertine con Futura (sinistra) e Verdana (destra) a confronto.

Più lucida l’analisi di Simon L’Anson, creative director dell’agenzia inglese Made by Many, che critica la scelta di Verdana con queste parole:

Verdana ha lettere grandi, occhi aperti, molto spazio tra i caratteri. È ideale per essere letto a piccole dimensioni su schermo. Non ha eleganza, non ha un bel ritmo visivo a grandi dimensioni: è come guidare l’utilitaria di famiglia fuori strada. Può funzionare, ma prima o poi ti impantani da qualche parte.

Non manca molto perché IKEA si accorga del fiume di polemiche che si sta riversando in Rete. Nell’agosto 2009 emette quindi uno scarno comunicato, dove cerca di giustificare la scelta di Verdana:

Usare Verdana anche sui materiali cartacei consente a IKEA di avere un’immagine cross-media perfettamente coordinata.

Chiaro: siccome Futura non è uno screen-font con cui poter progettare in sicurezza un sito web, IKEA ha scelto per il materiale stampato un carattere che facesse parte delle web-safe families. In questo modo, il sito web IKEA e il suo catalogo sarebbero stati perfettamente coordinati.

Futura a sinistra, Verdana a destra.

Bella trovata. Peccato solo per il pessimo tempismo di IKEA. Nemmeno un mese dopo, viene lanciato Typekit.

E nel giro di poco più di un anno, si aggiungono alla lista Google Web Fonts (maggio 2010), FontDeck (giugno 2010) e WebType (ottobre 2010). Il limite delle web-safe families viene superato per sempre, ed è ora possibile utilizzare virtualmente qualunque font per realizzare un sito web. Infatti, in pochi mesi anche Futura diventa un font web-safe.


La pietra finale su tutta la vicenda la mette Camilla Meiby, portavoce Ikea. Intervistata a fine agosto 2009, dichiara:

Siamo stupiti, ma penso che siano stati principalmente gli esperti del settore a esprimere il loro punto di vista, cioè persone a cui interessa il tema dei font. Non credo che il vasto pubblico sia altrettanto interessato.

Sbagliato. Se c’è una cosa che il caso IKEA ci ha insegnato, è che la tipografia sta diventando una passione sempre più trasversale alle professioni. E che il vasto pubblico è invece parecchio interessato, consapevole e sempre più abituato a riconoscere il bello.

Non c’è più bisogno di essere dei nerd per conoscere la differenza tra serif e sans-serif, o per saper apprezzare un carattere. Le prove sono evidenti: basta una qualunque ricerca su Tumblr o Pinterest; o, più semplicemente, basta chiedersi perché Medium piaccia così tanto.